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Palmira si può ricostruire, a cominciare dai rifugiati siriani

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L’Isis non ha seminato solo morte e terrore in tutto il mondo, ha distrutto edifici, strade e opere archeologiche di inestimabile valore. Sono ancora vivide nelle nostre menti ciò che fecero a Palmira, polverizzando un sito antichissimo, patrimonio dell’Unesco, con l’assurda giustificazione che in esso fossero contenuti simboli pagani e dunque precedenti all’arrivo di Maometto sulla Terra. Così è il Califfato Nero, in nome di una cecità assoluta, distrugge vite e bellezze. Non resta che ricostruire, risposta più sensata e civile.

Si può, e si può farlo grazie al lavoro da chi dalla Siria è dovuto fuggire, secondo il World Monuments Fund che vuole sia messo in atto qualcosa di estremamente innovativo, giusto e responsabile e che lanci anche un messaggio: la Sira non è dell’Isis, è di quelli che per colpa di costoro hanno dovuto abbandonarla. Bene dunque affidare i lavori all’esperienza di archeologi internazionali ma anche integrare il progetto, vale a dire dare la possibilità ai giovani di formarsi, acquisire competenze e contribuire in questo modo a un progetto stimato 500.000 dollari.

Il World Monuments Fund – organizzazione no profit che ha l’obiettivo di preservare siti di grande importanza in tutto il Pianeta – ha infatti dato il via a una campagna per formare i rifugiati siriani che vivono nel campo di Zaatari, nei pressi del confine giordano, in sinergia con il Petra National Trust, organizzazione che promuove e tutela la conservazione di quello scrigno di bellezze che si trova proprio nella città giordana.

Impossibile, per il clima bellicoso ancora in corsa, stimare un tempo di inizio dei lavori ma ciò che lascia ben sperare, al di là del bellissimo atto simbolico, sono state le dichiarazioni dell’archeologo Paolo Matthiae, secondo cui, dopo le prime analisi, sarebbe emerso che le esplosioni causate dall’Isis non avrebbero polverizzato tutte le antiche vestigia.

Sarebbero invece sopravvissute molte pietre che potrebbero essere riutilizzate durante la ricostruzione. Ha dichiarato Paolo Matthiae: «Il sito archeologico di Palmira è un campo di rovine di grandissima estensione e solo il 20-30% è danneggiato gravemente, purtroppo si tratta però di eccellenze, come il tempio di Bel, mentre l’Arcata Trionfale si rimetterà su».

Dopo le immagini che hanno fatto il giro del mondo creando sgomento, si tratta di dichiarazioni che infondono speranza e, insieme, voglia di ricominciare dove la distruzione è passata ma non ha potuto piegare gli animi di coloro che hanno il diritto di tornare a ricomporre una storia spezzata da un atto spregevole.

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