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Al via la riforma del Terzo settore: ecco quanto previsto

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Dopo tre anni dal lancio delle linee guida della riforma del Terzo settore siamo finalmente giunti alla fase in cui i provvedimenti diverranno attuativi. In una nota emanata dal ministero del Lavoro leggiamo infatti che «Codice del Terzo Settore, impresa sociale e cinque per mille sono stati varati in via definitiva dal Consiglio dei ministri dopo un confronto con le commissioni delle due Camere che ha permesso un miglioramento del testo rispondendo ad alcune esigenze largamente diffuse».

Stiamo in effetti parlando di una riforma che si attendeva da tempo, riguardante oltre 300.000 organizzazioni associative, cooperative e di volontariato, senza contare i circa 6 milioni di cittadini volontari. L’intento, attraverso questa riforma, è quello di fornire strumenti adeguati – attraverso agevolazioni fiscali e attuazione di progetti innovativi – per permettere al Terzo settore di crescere in maniera rapida e trasparente, rispondendo alle sfide più ambiziose che l’oggi e il domani ci propongono.

Cominciamo col dire che la nuova norma destina al Terzo settore 190 milioni di euro, una somma che verrà investita in nuovi incentivi fiscali, che permetterà la creazione di un fondo dedicato ai progetti innovativi, nello sviluppo del social bonus così come nel tanto atteso lancio dei “titoli di solidarietà”. Previsto anche l’allargamento delle disponibilità finanziarie per quanto riguarda il Servizio civile, così da garantirne l’adesione rispetto ai giovani interessati.

Cruciale il ruolo del Registro Unico del Terzo settore: uno strumento che verrà gestito e aggiornato dalle Regioni ma utilizzando un’unica piattaforma nazionale. Si tratta di una risoluzione importantissima perché si vuole, in tal modo, porre rimedio alla confusione generata attualmente dai troppi registri esistenti. Dunque, l’accesso a tutte le pratiche (Fondo progetti, cinque per mille, incentivi fiscali) sarà da ora in poi possibile solo attraverso l’iscrizione al Registro Unico.

Il decreto sull’impresa sociale porta una ventata di innovazione che si esplicita in maggiori possibilità in termini di attività, come ad esempio nel campo del commercio equo, del nuovo credito, dell’agricoltura sociale. Importante anche la detrazione, pari al 30% dell’investimento.

Già a partire dai primi di luglio, poi, sarà possibile accedere al Fondo di garanzia per il credito agevolato (200 milioni), misura rivolta alle imprese sociali. Decisione, questa, non casuale ma prevista dal governo per investire sull’innovazione sociale da una parte ma, dall’altra, anche per trovare una risposta più conforme rispetto ai nuovi bisogni determinati dall’invecchiamento della popolazione, dall’integrazione dei migranti e da un’inclusione più efficace per i cittadini più vulnerabili.

Il decreto si occupa anche di regolamentare il cinque per mille, dando seguito alla riforma cominciata con la legge di bilancio 2015 che erogava in modo stabile 500 milioni di euro all’anno. Il compito più complesso sarà forse ora quello di erogare con una certa celerità, facendo in modo che tutta la procedura sia quanto più possibile trasparente.

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