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Via libera all’indicazione di qualità “prodotto di montagna”

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Attraverso la Conferenza Stato-Regioni arriva il decreto che dà via libera all’utilizzo dell’indicazione di qualità di prodotto di montagna. Chiariamo subito che non si tratta di un marchio obbligatorio ma conferisce «rilievo alle produzioni montane per il loro valore non solo economico, ma anche sociale e di tenuta del territorio», così come ha dichiarato il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina.

Un bollino, quello dell’indicazione di qualità di prodotto di montagna, che dunque potrà essere applicato a quanto ottenuto dagli animali allevati (latte,formaggi, carne) nelle aree montane e da quelli in transumanza, come anche su quelli di origine vegetale o, ad esempio, derivanti dall’apicoltura.

Si tratta di un decreto che disciplina anche le regole per quanto concerne i mangimi, gli ingredienti utilizzati e gli impianti di trasformazione dei prodotti di montagna. Nel dettaglio, i mangimi non prodotti in zone montane non dovranno superare il 75% per quanto riguarda i suini, il 40% per i ruminanti e il 50% per tutti gli altri animali da allevamento. In merito ai prodotti di origine vegetale, la percentuale massima stabilita dal decreto è del 50%.

Secondo Maurizio Martina «sono stati messi in campo strumenti inediti per salvaguardare le produzioni certificate, combattere la contraffazione e aumentare le informazioni disponibili in etichetta. Premiare con la trasparenza chi produce qualità – continua – è il primo passo per tutelare le scelte dei consumatori e per sostenere l’attività economica virtuosa che l’Italia esprime».

Più o meno dello stesso avviso il vice ministro Andrea Oliviero che spiega come in tal modo si voglia dotare di strumentazione efficace chi lavora nelle zone montane aumentando la redditività e, allo stesso tempo, tutelare il consumatore per quanto riguarda la riconoscibilità dei prodotti, la trasparenza e l’informazione.

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