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Caldo record anche in Italia, sì ma si chiama surriscaldamento

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Il caldo record registrato in Italia è nient’altro che la conseguenza di un problema più grande chiamato surriscaldamento globale. Del dramma e delle conseguenze legate ad esso abbiamo parlato costantemente, spiegando rapporti e studi scientifici accreditati, dando di volta in volta notizia di tutto quanto accadeva nel mondo, dai fenomeni legati al problema della siccità che ha coinvolto tanti Paesi del mondo riducendoli alla fame, ai tavoli politici dei potenti della Terra, compreso l’atteggiamento ostile di Donald Trump che, stracciando l’Accordo di Parigi con il quale si voleva provare ad evitare un suicidio ambientale, ha finito per aggravare un problema di per sé già drammatico.

Impossibile, anche per i “negazionisti” del surriscaldamento globale, – qualcuno ce n’è anche in Italia – però non accorgersi di quanto stia accadendo nel nostro Paese, in questa primavera-estate da caldo record. Tanto per cominciare, la primavera del 2017 è stata la più calda di sempre nel nostro Stivale, almeno da quando esistono le rilevazioni climatiche, vale a dire dal 1800.

Un dato è un dato, lascia evidentemente poco spazio alle opinioni e, sensatamente, chiede una reazione o comunque l’avvio di un ciclo virtuoso di interventi. Ridurre certi consumi, tanto per cominciare, ripensare un modello energetico ormai nocivo e obsoleto, limitare gli sprechi. Aprirsi, insomma, alla sostenibilità. Necessario, sì, anche in Italia. Non siamo immuni da ciò che sta accadendo e abbiamo anche le nostre colpe di compartecipazione rispetto ai drammi africani, tanto per dire.

In ogni caso, vale la pena sciorinare qualche dato. La temperatura dei mesi primaverili e dell’inizio dell’estate 2017 ha superato di più di due gradi la media, le piogge sono state scarse, così scarse da causare danni rilevanti all’agricoltura pari a circa un miliardo di euro. Coltivazioni come quella dei pomodori, dell’uva sono un’incognita e considerate ad alto rischio; ne avremo una percezione più tangibile quando, semplicemente, andremo a fare la spesa e noteremo l’aumento dei prezzi.

Altro problema della nostra Italia è l’acqua, come da più regioni sta emergendo già da ora, il tutto complicato dal clima dantesco che ci metterà di fronte a un rischio concreto di incendi. Va da sé che per difenderci dal caldo record utilizzeremo climatizzatori, condizionatori e ventilatori a profusione con impatti ecologici ed economici con cui dovremo fare i conti.

A pagare le conseguenze più drammatiche di questa situazione saranno i più deboli, gli anziani, gli indigenti e i bambini, per cui anche in termini di salute periranno i soliti noti. Lungi da noi dipingere scenari apocalittici ma siamo ben distanti dalle posizioni di immobilismo mostrate da chi di dovere.

Doveroso, infine, ricordare che ciascuno di noi può contribuire a limitare spiacevoli situazioni attraverso misure anche piccole ma, che se sommate, diventano una risposta corale di responsabilità in nome di quel bene comune dimenticato troppo spesso. Sarebbe insomma auspicabile che tutti intervenissimo sul nostro stile di vita, riducendo gli sprechi di acqua, di elettricità, di tutti quegli eccessi di cui possiamo fare a meno. Non si tratta di sacrificarsi o rinunciare a una vita comoda, si tratta di cominciare a pensare che il futuro è già qui e può essere cambiato a partire da oggi.

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