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Morso di luna nuova – Racconto per voci in tre stanze di Erri De Luca

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Alzi la mano chi non conosce Erri de Luca. Lo scrittore partenopeo ha pubblicato il suo ultimo lavoro edito da Mondadori (2017) dal titolo Morso di luna nuova. Più che un libro è il copione di una tragedia ed è scritto in lingua napoletana.

Nessun timore, tutti sono in grado di comprenderla perché l’autore ha cura di inserire tra parentesi la traduzione in italiano, ma lascia che le sfumature spesso delicate – e a volte sfrontate – della lingua si impossessino del lettore per affascinarlo.

Perché De Luca è un raffinato ricercatore della parola giusta, proprio quella, non un sinonimo, e infatti scrive le sue frasi con un costrutto forte ma molto delicato nello stesso tempo.

Il racconto è naturalmente ambientato a Napoli, nell’estate del 1943, quando le bombe alleate piovono dal cielo come fossero grandine. Nel luglio di quell’anno il fascismo si avvia alla sua fine e gli occupanti tedeschi della città si accaniscono contro gli abitanti. In questo contesto si svolge la vita di nove persone che si ritrovano insieme in una cantina-rifugio contro le bombe e le cui vite si intrecciano inevitabilmente. Sono persone di età diverse, con mestieri diversi e con storie diverse, eppure rompono le distanze tra loro.

Si dipanano quindi dialoghi da cui traspaiono le diverse esigenze delle persone rinchiuse ad attendere la sirena di fine allarme: la fame spasmodica, la perdita della giovinezza sprecata, le posizioni di orgoglio personale e infine la voglia e il coraggio di reagire alla protervia degli occupanti. Una città e un popolo distrutti che però non si rassegnano alimentando la voglia di riscatto e che arriveranno quasi di corsa a lottare per la libertà contro l’oppressione, in quelle che saranno ricordate nella storia come le 4 giornate di Napoli a fine settembre del 1943.

I dialoghi di Morso di luna nuova trasmettono a chi legge tutta la varietà delle emozioni spesso tragiche che a volte sfociano in comicità. O, meglio, in quell’ironia assolutamente tipica e spontanea dei partenopei che, anche nei momenti peggiori, riescono a sdrammatizzare le situazioni. Strappano spesso dei sorrisi, pur con le sfumature drammatiche che nascondono. Vengono in mente le commedie di Eduardo De Filippo, i suoi personaggi, le sue storie. Come ormai probabilmente solo Erri De Luca riesce a raccontare.

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