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Autismo: una risonanza sui neonati potrebbe svelarlo

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L’autismo è un disturbo che colpisce migliaia di persone nel nostro Paese e non solo. Stando alle stime, infatti, un bambino su 100 in Italia ha ricevuto la diagnosi di questa patologia, che purtroppo accompagna chi ne è affetto per tutta la vita. E’ innegabile, tuttavia, che una diagnosi precoce del disturbo consenta di avviare subito delle attività specifiche in grado di mitigare i disturbi tipici legati all’autismo, permettendo alle persone autistiche di vivere una vita migliore. Quanto prima si individua l’autismo nei bambini, dunque, e tanto più si può intervenire.

Alla luce di questa constatazione, rappresenta davvero un’ottima notizia quella che arriva dalla rivista Science Translational Medicine che ha pubblicato di recente una ricerca secondo la quale per sapere se un bambino svilupperà l’autismo può bastare una risonanza magnetica eseguita a 6 mesi di vita, quindi prima che insorgano i sintomi del disturbo.

Lo studio ha esaminato 59 neonati ad alto rischio di sviluppare l’autismo, cioè bambini con un fratello maggiore con autismo (uno su 5 in genere sviluppa lo stesso disturbo). La ricerca, condotta attraverso l’analisi dei risultati della risonanza magnetica, ha evidenziato che 48 neonati non si sarebbero ammalati, ottenendo una precisione del 100%. Degli altri 11 che hanno sviluppato il disturbo a 2 anni, invece, la ricerca aveva individuato correttamente 9 casi.

In particolare, durante le scansioni, i ricercatori hanno registrato l’attività neurale di 230 aree diverse nel cervello e individuato differenze anatomiche, funzionali e strutturali presenti nei bimbi autistici e assenti nei bimbi che non si ammaleranno.

I risultati di questa ricerca, dunque, aprono la strada a nuove frontiere nell’approccio all’autismo. Individuare il disturbo prima che i sintomi si palesino, infatti, consentirebbe ai medici di anticipare il loro intervento con innegabili benefici sul futuro soggetto autistico.

L’idea è, infatti, che un intervento tempestivo possa migliorare o addirittura impedire al disturbo di manifestarsi, ha dichiarato il dottor Joseph Piven, professore di psichiatria alla UNC School of Medicine e direttore del Carolina Institute for Developmental Disabilities a ‘Live Science’.

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