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G7 di Taormina: ecco quanto si è stabilito e ignorato

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Sprazzi di luce e molte ombre alla chiusura del tanto attesto G7 di Taormina. Come avevamo preannunciato, (leggi l’articolo) il terrorismo ha avuto il ruolo primario in agenda, in considerazione anche del grave attentato di Manchester.

Prima misura stabilita in questo senso, se misura può dirsi, è l’impegno condiviso contro «l’abuso di internet da parte dei terroristi», qualcosa di assolutamente ambizioso se pensiamo che, di fatto, il Califfato dell’Isis è nato proprio dalla Rete per poi divenire una triste realtà materiale. Rispetto a questa consapevolezza, i 7 leader hanno annunciato «unità e determinazione», soprattutto nella collaborazione e nello scambio di informazioni tra intelligence dei vari Paesi e accogliendo anche una richiesta della premier inglese Theresa May che ha recentemente messo al primo posto i “service provider per il controllo dei contenuti di rete”.

Per quanto riguarda il mercato, i 7 potenti dichiarano: «Confermiamo il nostro impegno a mantenere aperti i nostri mercati e a combattere il protezionismo e ci impegneremo a contrastare tutte le pratiche scorrette del commercio». Che si arrivasse all’unanimità su questo punto non era scontato, in particolare bisognava comprendere la posizione di Donald Trump che sulla faccenda non ha mostrato chiusura.

Il G7 di Taormina è stata anche l’occasione per parlare di migrazioni: si conviene che su questo tema debbano esistere sforzi coordinati tanto a livello nazionale quanto a livello internazionale, tendendo sempre e comunque conto dei diritti umani dei migranti e dei rifugiati. Così, dicono: «Riaffermiamo i diritti sovrani degli Stati, individualmente e collettivamente, a controllare i propri confini e stabilire politiche nell’interesse nazionale e per la sicurezza». Si tratta di un compromesso insomma.

Per quanto riguarda la Libia, si è stabilita la necessità di un «dialogo politico inclusivo che porti tutti i libici a impegnarsi a lavorare per evitare qualsiasi iniziativa che generi nuovi conflitti». Tutti moderatamente d’accordo anche a impegnarsi per far sì che l’economia dell’Africa cresca, con investimenti da parte dell’Unione europea.

E veniamo al clima, uno degli aspetti cruciali di questo G7. In sostanza è un nulla di fatto: il rispetto degli accordi di Parigi è stato confermato solo da 6 Paesi firmatari e, purtroppo, come si temeva, non dagli Stati Uniti che hanno deciso di prendere tempo, e, stando a quanto dichiarato da Donald Trump, servirà una settimana per decidere. Un fatto che la premier tedesca Angela Merkel ha interpretato come un rifiuto da parte degli USA, dichiarando che a questo punto sia la Germania che l’Europa dovranno agire indipendentemente dalle decisioni altrui perché quella del cambiamento climatico è una questione urgente e da attuare senza compromessi.

Delusione da parte delle più importanti organizzazioni ambientaliste a cui se ne sono aggiunte altre in tutto il mondo pronte a sostenere la causa. Greenpeace e Oxfam, nel giorno dell’apertura del vertice avevano organizzato ben due flash mob, tra striscioni che recavano scritte come “Stop climate exchange” che gli attivisti hanno srotolato in mare mentre sulla spiaggia una statua della Libertà dotata di salvagente componeva la scritta “Climate justice now”.

Discorso sulla parità di genere praticamente rimandato in questo G7 di Taormina; è stata adottata una sorta di “road map”, come la chiama il premier Paolo Gentiloni, che per la prima volta nella storia del G7 avrà come tema i diritti delle donne, in occasione della prossima riunione in Canada.

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