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Asili nel bosco, una realtà da incoraggiare per bambini più felici e sereni

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“Non sporcarti”, “togli le mani dall’acqua”, “non ridere così sguaiatamente”, “non correre”, “non salire sull’albero” e potremmo continuare all’infinito sciorinando una serie di regole restrittive che le insegnanti impongono ai bambini. Non tutte, sia chiaro. La cosa più odiosa è sempre far di tutta l’erba un fascio, come usa dire.

Per fortuna, di maestre, educatori ed educatrici, ne abbiamo anche di splendidi, persone che hanno compreso come sia un preciso diritto del bambino sperimentare l’ambiente intorno a sé, conoscerlo per poi magari poterlo raccontare in uno di quei piccoli pensieri che sorprendono anche noi adulti per acume e dettagli. E pazienza se la maglietta, prima linda, poi diventa marrone, verde o gialla. Di questo avviso, non sono solo i nidi e le scuole materne del Nord Europa ma anche le nostre; sicuramente tra noi e loro c’è un gap da colmare ma bisogna avere tempo e fiducia affinché la gente si convinca che in tenera età la scuola non è il luogo dove si impara a star seduti ed eseguire gli ordini e basta.

Realtà di questo tipo in Italia ce ne sono, “asili nel bosco” in particolare, da Domodossola in cui i bambini trascorrono molto tempo con i cavalli e imparano ad accendere un fuoco, a Biella dove camminare tra gli alberi è un’esperienza quotidiana. A Genova i bambini cercano sassi, a Ostia si fa lezione dal contadino perché da lui abbiamo tanto da imparare, mentre a Bronte (Catania) si organizzano spesso gite al fiume.

Troviamo asili nel bosco anche in Piemonte, in Liguria, nel Lazio e in Sicilia. Ne esistono più o meno un centinaio e sono accumunati da un modo diverso e bello di fare scuola e da un problema: non sempre per la legge italiana esistono.

«Dal punto di vista legale», spiega Paolo Mai che è il fondatore del primo asilo in questo senso, ad Ostia, «le scuole dell’infanzia in Italia si basano su una legge del 1975; prevede una serie di prescrizioni impossibili da rispettare relative all’edificio scolastico, che a noi in realtà non serve se non come riparo d’emergenza».

Difficile, dunque, far capire ai nostri legislatori che la scuola non è necessariamente un luogo composto da quattro mura e la solita dotazione didattica, può infatti benissimo consistere in lezioni all’aperto, prevedere un riparo in caso di bisogno, e i banchi possono essere le proprie ginocchia, un sasso molto grande o la base di un tronco. Incoraggiare scuole innovative di questo genere non significa infatti essere degli sprovveduti, al contrario avere delle misure probabilmente maggiori per contrastare eventuali pericoli. Più volte è stato dimostrato che a contatto con l’ambiente esterno l’apprendimento del bambino è più veloce, scattante, energico. La natura esercita un forte ascendente sulla curiosità dei piccoli e – ne converrete – non esiste cultura che prescinda dalla curiosità. Persino sporcarsi di fango, giocare con l’acqua, sono esperienze dirette che pongono il bambino di fronte alla realtà del mondo. Perché, in effetti, giocare con modelli di plastica quando poi c’è la possibilità di farlo con dei ramoscelli e fili d’erba? Non si capisce molto bene perché su certi punti non ci sia la volontà di mettersi in discussione.

Anche sporcarsi. Si sporca chi lavora, ad esempio. I bambini lavorano, fanno il loro mestiere, per cui un pantalone con delle macchie non è un argomento sufficiente a dire “no” a questo tipo di realtà, soprattutto se i vantaggi sono maggiori.

Piove. Può piovere, nessuno lo nega. E può far freddo. Ebbene, queste scuole non sono certo fatte da personale incosciente, esistono capanni, piccoli edifici dedicati, tutto il materiale adatto per proteggersi dalle intemperie e vivere anche la bellezza di questi eventi naturali immersi nel contesto degli asili nel bosco.

Ridere perché qualcosa ci diverte ed essere ripresi per questo è desolante. La scuola dovrebbe capire che un bimbo di 4 anni ha il sacrosanto diritto di farlo, la risata genera benefici incredibili, persino fisici, e mette in relazione le persone, aiuta a coltivare l’empatia.

Studiare come si ottiene il latte è bello ma è più divertente se, insieme al testo scolastico, possiamo partire per una camminata verso la stalla di un contadino che ci spiegherà la pratica dei gesti attraverso una bella mucca, non un peluche. Osservare il presupposto fondamentale.

Queste e tante altre le esperienze che si possono fare oggi negli asili nel bosco, a patto che però si smetta di pensare alla scuola come a una struttura rigida, fatta di banchi, sedie, permessi, regole incomprensibili. Forse avremmo più bisogno di profumi, suggestioni, risate, natura, bellezza, spontaneità per insegnare per prima cosa ai bambini a non aver paura del mondo.

 

 

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