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Auchan cambia marcia: ortofrutta italiana, sana, biologica

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Auchan, la grande catena di ipermercati della famiglia francese Mulliez, ha deciso: più prodotti provenienti dal territorio, impegno sul biologico, più stagionalità nel reparto ortofrutta. Chi conosce Auchan sa infatti che da tempo presta particolare attenzione all’ascolto del cliente, cercando di trovare risposte ai suoi bisogni che di volta in volta cambiano e sono comunque in continua evoluzione. Spesso propone dei questionari, sia sul web, sia da compilare nelle sue numerose sedi in Italia e lo fa con un certo scrupolo e metodo.

Attualmente l’aspetto che concerne l’alimentazione, e in particolare quella ortofrutticola, è quello generalmente maggiormente preso in considerazione dal consumatore che vuole maggiori garanzie, etichette chiare per poter mangiare in modo più sano. Così, come spiega Davide Marcomin, responsabile acquisti freschissimi di Auchan Retail Italia a Fruit & Veg Innovation, il piano di cambiamento è già arrivato, all’insegna del buono, del sano e del locale. Infatti ha recentemente dichiarato: «Un anno fa le analisi di mercato e dei nostri clienti ci hanno fatto capire che qualcosa stava cambiando e questo ci ha spinto a rimetterci in discussione». Ottima mossa. Gli italiani, infatti, non trascurano la freschezza e la stagionalità della frutta o della verdura ma fanno caso soprattutto alla provenienza, si fidano di più del marchio made in Italy. Di qui, la disamina di Auchan: «Qualità significa anche maturazione, aspetto da sempre non semplice per chi opera nella grande distribuzione – ha detto Marcomin -, ma oggi la sfida è anche questa, offrire al cliente un frutto già maturo». Ma c’è di più: si chiedono tempi più veloci di messa a disposizione dell’alimento, si sceglie di più il biologico rispetto al passato e si evidenzia un indiscusso bisogno di ritorno alla tradizione culinaria del Belpaese.

Di qui, l’impegno di Auchan, già molto palese a cominciare da marzo scorso, imbarcandosi in una vera e propria rivoluzione tradotta nel coraggio di investire cambiando marcia quando il consumatore finale lo chiede. Ovviamente, centrare questo obiettivo ha richiesto un grande lavoro; sempre Marcomin ha infatti rivelato come si stia lavorando a stretto contatto con i fornitori e le filiere, chiedendo regole più rigide, in una soluzione che vada a privilegiare l’italianità e la freschezza de prodotto. Ne deriva che, a tutela del cliente, se ad esempio le pere o la lattuga non soddisfano i criteri di Auchan, tali alimenti non vengono proposti all’acquirente. Difficile, poi, che una catena tanto potente non sappia rintracciare i prodotti giusti, però ottimizzare è la parola d’ordine.

Altro discorso importante per quanto riguarda l’ortofrutta, riguarda una precisazione sul biologico: per Auchan esso dev’essere al 100% italiano e, come chiarisce Marcomin, si tratta di qualcosa di «facile da scrivere ma non così da perseguire perché ci sono chiaramente periodi nei quali non esiste alcuna referenza dal momento che il prodotto italiano magari non ce n’è». C’è poi il discorso dell’accessibilità in termini economici, l’ortofrutta bio per Auchan tende a mantenere i prezzi più bassi di tutto il mercato.

Infine, la promessa: «Continueremo a innovare nel reparto ortofrutta ma lanceremo anche una revisione di tutto il freschissimo nel 2017».

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