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Al via il G7 di Taormina: i temi al centro dell’incontro

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Gli agghiaccianti fatti di Manchester (leggi l’articolo) hanno rapidamente modificato la discussione dei temi che i potenti della Terra affronteranno oggi e domani in occasione del G7 di Taormina. Al centro del dibattito quindi ci sarà il terrorismo e ieri, in una nota, il premier italiano Paolo Gentiloni ha dichiarato: «Contro la strategia del terrore, dobbiamo portare la lotta al terrorismo a un livello più alto, per questo promuoverò a Taormina l’adozione di una dichiarazione contro il terrorismo e l’estremismo violento».

Si intuisce molto bene, dunque, come questo sarà il tema principe dell’incontro. Al contempo, però, si cercherà di non trascurare gli altri argomenti che aspettano di essere affrontati con una certa urgenza, vale a dire i cambiamenti climatici, i flussi migratori e le riflessioni sui rapporti diplomatici con l’Africa, la questione dei minori scomparsi e, più in generale, il tema della sicurezza che si lega indiscutibilmente a quello del terrorismo e della criminalità nelle sue forme più disparate.

La discussione degli argomenti in agenda sarà fittissima e finalmente avremo modo di capire la posizione che assumeranno gli Stati Uniti di Donald Trump in merito alle decisioni prese in occasione della Cop21. Gli U.S.A appoggeranno o meno quanto si era deciso a Parigi in merito alle misure contro il cambiamento climatico? Lo sapremo presto, tuttavia è innegabile che la questione del terrorismo e dei rapporti con il mondo arabo avrà un ruolo principe.

Il G7 partirà senz’altro da un punto di vista comune: servono misure immediate per combattere il dilagare di tale barbarie, tuttavia resta da comprendere in che modo, quali gli strumenti, le posizioni, gli eventuali interessi dei singoli Paesi. L’intento di mettere in campo misure efficaci in termini di sicurezza esiste, tutto il resto sarà materia di discussione tutt’altro che semplice.

Per quanto riguarda invece il discorso relativo alle migrazioni, sarà intanto rilevante la presenza di cinque Paesi africani (Niger, Nigeria, Tunisia, Kenya e Etiopia) accompagnate da organizzazioni di rilievo come ad esempio l’Unione Africana e l’African Development. Con i leader degli Stati succitati si parlerà sì di migrazione ma anche, come era previsto da tempo, di commercio e innovazione, oltre all’importante questione della parità di genere e i relativi passi che serviranno a incoraggiarla.

Un’agenda, nel complesso, ricchissima con temi importanti e spinosi. Da ogni parte ci si auspica che la ponderatezza, le capacità di mediazione, l’assennatezza e la necessità di raggiungere traguardi importanti per tutti, uniscano anziché creare ulteriori attriti.

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