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Ostelli della gioventù in tutte le città italiane: il sogno di ANCI e AIG

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Girare il mondo per conoscere culture e luoghi nuovi, senza dover spendere un patrimonio per dormire. E’ il sogno di tutti, soprattutto dei più giovani che spesso zaino in spalla partono all’avventura facendosi spingere dalla curiosità. E’ proprio pensando a loro che nei giorni scorsi ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e AIG (Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù) hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per il rilancio del turismo giovanile e quindi dell’economia italiana.

Il documento ruota intorno al progetto “Un Ostello per ogni cittàche nasce con l’ambizione di sensibilizzare le amministrazioni comunali affinché incentivino la nascita di ostelli della gioventù in ogni comune italiano. Obiettivo dell’iniziativa è da un lato quello di offrire ai giovani un’opportunità in più per visitare le bellezze del nostro Paese, dall’altro quello di incentivare il turismo, con tutti gli evidenti benefici economici sull’indotto, che purtroppo negli ultimi anni ha segnato una battuta d’arresto.

In tema di attrazione turistica, infatti, il nostro Paese è passato dal 1° al 6° posto nonostante sia rimasto immutato, ovviamente, lo straordinario patrimonio storico, artistico, culturale e ambientale. C’è, dunque, probabilmente un problema che va cercato altrove, e il tema della disponibilità di strutture ricettive a portata di tutti potrebbe rivelarsi strategico.

Sì, quindi, all’apertura di nuovi ostelli della gioventù che, come sappiamo, oggi non rappresentano semplici luoghi in cui dormire dopo una giornata da turista, ma piuttosto moderni centri di aggregazione sociale e luoghi di incontro in cui poter attivare iniziative congiunte, culturali ed educative e momenti di inclusione e integrazione.

Con questo protocollo, in particolare, l’ANCI auspica il riconoscimento delle articolazioni territoriali dell’AIG come interlocutori diretti dei Comuni per la realizzazione delle varie iniziative di promozione turistica, nonché l’inserimento di rappresentanti della stessa associazione nelle Commissioni turistiche comunali e di Promozione del Territorio; quindi il formale riconoscimento di AIG presso le Regioni, quale interlocutore nella programmazione della politica turistica. Si impegna altresì a supportare l’AIG nella riqualificazione e nel riposizionamento del ruolo degli Ostelli della Gioventù attraverso l’azione dei giovani amministratori della consulta Anci Giovani. Tutto questo, dato anche il fatto che l’ANCI promuove fra i Comuni la sperimentazione di progetti innovativi e lo scambio di buone pratiche relativamente alle politiche di promozione e valorizzazione dei beni e delle attività culturali e del turismo.

«E’ per questo nobile, concreto e utile scopo», commenta il presidente nazionale di AIG, Filippo Capellupo, «che le due sigle si sono messe al lavoro, cominciando già dai prossimi giorni con una campagna di sensibilizzazione ed informazione sul tema, con incontri, tavole rotonde e conferenze stampa in ogni capoluogo di regione, dove oltre ad illustrare le fattibilità del progetto, si avanzerà sostanziale richiesta di prendere in gestione dagli Enti comunali in particolare, in qualunque forma utile e cioè con affiliazione, gestione diretta, affidamento, partnership privata o pubblico\privata, cooperativa, etc., strutture comunali in disuso, dimore storiche, edifici inutilizzati o abbandonati, e quant’altro sia idoneo ad essere trasformato in un nuovo e moderno Ostello e in una struttura di ospitalità e di promozione culturale al servizio delle città e del Paese. Ci sono disponibili tantissime strutture in ogni dove. Lo sappiamo, lo sanno tutti, e lo sanno gli amministratori. E sovente si tratta di strutture il cui inutilizzo diventa un costo non più sostenibile. Trasformarle in Ostelli della rete nazionale di AIG, e tramite AIG di quella mondiale dell’IYHF, significherebbe salvarle dal degrado e condurle a nuova vita. E quando, e se, si tratta di strutture in buono stato, vorrebbe dire renderle immediatamente redditizie, oltre che prestate ad una causa sociale, culturale, comune e nazionale».

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