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La Svezia saluta i contanti, l’innovazione al primo posto

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Le innovazioni importanti parlano sempre di più svedese per poi diffondersi in altri Paesi europei o, almeno, in quelli che investono in tal senso. L’ultima frontiera è la “guerra” al denaro contante. È ormai piuttosto chiaro come gli svedesi preferiscano le carte di credito alla moneta se persino nelle chiese e nelle parrocchie le donazioni vengono effettuate per mezzo telematico o, più specificamente, attraverso delle app. Il classico cesto delle offerte che nella cultura italiana assume anche il valore di un simbolo, in Svezia è un modo di fare incomprensibile.

Non è un caso che, stando alle statistiche, il pagamento in contanti nel Paese scandinavo abbia subito un calo per una media di 5,8 miliardi di euro solo nel primo trimestre del 2017 e che, contemporaneamente, le app risultino sempre più gettonate, prima fra tutte Swish di cui oggi si servono ben 5,5 milioni di utenti.

La banca centrale svedese attribuisce i motivi di questa preferenza alla grande innovazione tecnologica che negli ultimi decenni ha coinvolto la Svezia, ragione che ha spinto l’istituto di credito nazionale a pensare al lancio di una propria moneta digitale. Secondo gli esperti qui il denaro contante è destinato a sparire e anche con una certa celerità.

I vantaggi dei pagamenti effettuati attraverso carte di credito o applicazioni sono immediatamente comprensibili: in primo luogo i flussi di denaro diventano tracciabili, il che sarebbe una risposta concreta a piaghe tipicamente più caratteristiche dell’Europa meridionale, vale a dire corruzione ed evasione fiscale prima di tutto. In secondo luogo, per una popolazione dotata di una sufficiente conoscenza tecnologica, è più semplice gestire le proprie risorse finanziarie in termini di entrata ed uscita.

Ma, è ovvio, esistono allo stesso tempo dei risvolti negativi o comunque delle criticità. Se ciascuno è infatti figlio della propria epoca sarà più complesso che la popolazione anziana accetti questa novità, non tanto per diffidenza quanto per reali problemi di approccio rispetto a una materia sconosciuta. Da non sottovalutare neanche le ripercussioni sulla privacy: se da un lato è un bene che le somme spese possano essere “controllate” dallo Stato, dall’altra si mostrano senza possibilità di fuga il proprio stile di vita, le preferenze e le scelte personali.

Tuttavia, per quanto gli aspetti negativi esistano, in Svezia si crede che i risvolti positivi siano maggiori e pertanto la maggioranza, in sostanza, detta legge e determina il futuro. Le banche, di conseguenza, non possono non tenerne conto e lo Stato si adegua per garantire misure sicure. Al di là del dibattito sui pro e i contro di questa innovazione, sarebbe auspicabile che in un Paese come il nostro si ragionasse sull’argomento per provare a rispondere in concreto alle numerose problematiche che da decenni ci affliggono.

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