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Rapporto Istat: la diseguaglianza condiziona così la partecipazione sociale

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Arriva puntale l’annuale rapporto Istat sulla situazione economica del nostro Paese e la fotografia del 2016 ritrae un’Italia in cui gli effetti della crisi economica sono ancora un’evidenza con una forte diseguaglianza in merito alla distribuzione dei redditi, un fatto che incide profondamente sui vari stili di vita e sulla partecipazione sociale.

Sono state prese in esame 25 milioni di famiglie che l’Istat ha classificato in base a criteri quali reddito, appunto, titolo di studio e cittadinanza. Appare immediatamente chiaro come l’impegno sociale per strati e strati della popolazione sia divenuto un lusso; il mondo dell’associazionismo, rispetto al passato, presenta una forte componente numerica che si riferisce agli strati più benestanti della popolazione. Un Paese di impiegati (4,6 milioni di nuclei), di pensionati (5,8 milioni di nuclei che corrispondono a 10,5 milioni di persone) e, tasto dolente, un’Italia in cui circa 7 giovani sotto i 35 anni sono ancora costretti a vivere nella propria famiglia d’origine.

Si comprende dunque piuttosto facilmente come la partecipazione sociale dei cittadini abbia subito una netta tipizzazione, in base alla quale i gruppi sociali più ricchi sono anche quelli più attivi.

È la cosiddetta “classe dirigente”, che comprende il 9,3% del totale delle famiglie (4,6 milioni di persone) a svolgere un ruolo dominante nell’associazionismo: un terzo di questi (31,8%) vi partecipa in modo concreto oppure finanzia le attività delle varie associazioni facendo salire la percentuale dell’impegno sociale (più del 40%). Emerge inoltre un altro gruppo sociale importante, quello degli anziani, che conta 2,4 milioni di famiglie, per un equivalente di 5 milioni di persone, che per il 35,4% svolge un ruolo attivo in attività sociali o le finanzia. L’ultimo anello forte di partecipazione è quello relativo alle famiglie di impiegati che rappresentano 12,2 milioni di persone di cui il 32% riesce a trovare spazio da dedicare agli altri o fondi da destinare.

Il resto della popolazione, stando allo studio Istat, mostra limiti evidenti e qui si entra nel mondo delle famiglie a basso reddito. Sono composte da almeno un membro straniero e rappresentano 4,7 milioni di persone. Di queste, solo il 7,6%, a partire dai 14 anni, sono coinvolte direttamente (5,8%) o indirettamente attraverso finanziamenti (2,9%) nel mondo dell’associazionismo.

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