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“L’omofobia, la bifobia e la transfobia non sono un’opinione”

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Esattamente dieci anni fa – era il 2007 – l’Unione europea maturò una scelta molto importante, prendendo posizione contro ogni discriminazione ai danni di persone con un orientamento sessuale o diverso dal proprio. Nacque così la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia, la transfobia.

Oggi l’argomento è ancora di grande attualità perché, se è vero che una parte della società civile si mostra inclusiva, democratica e aperta nei confronti della comunità LGBT, dall’altra restano numerosi gli episodi di discriminazione che coinvolgono le persone con un orientamento sessuale diverso dalla maggioranza. Si tratta di un discorso che riguarda l’intera Europa, compresi i Paesi in cui si sono compiuti numerosi passi in avanti quanto a diritti civili, dove gli omosessuali sono liberi di contrarre matrimonio, costruire una famiglia e sono riconosciuti giuridicamente dallo Stato al quale appartengono. Il percorso della conquista dei diritti, insomma, ha relativamente a che fare con la lotta contro la discriminazione che spesso sfocia in azioni violente, istigazioni al suicidio – specie quando si parla di adolescenti – emarginazione sociale e altre forme di violenza verbale e non verbale.

Se è vero che la Giornata attuale si tiene per ricordare una data storica – il 17 maggio 1990, quando l’Organizzazione mondiale della sanità depennò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali – è tristemente noto dover constatare che di omofobia si muore ancora.

In Italia lo ha messo in evidenza l’Arcigay, attraverso il suo rapporto – accompagnato dallo slogan “L’omofobia, la bifobia e la transfobia non sono un’opinione” – che denuncia come siano ancora troppo diffusi atteggiamenti di violenza, stupro, bullismo a scuola, mobbing sul lavoro, espressioni intollerabili per un Paese che si dice democratico, lo stesso Paese che in effetti presenta un vuoto normativo importante per quanto riguarda una legge contro l’omofobia.

È sempre l’Arcigay a ricordare che tali discriminazioni possono essere affrontante soltanto attraverso misure di welfare e, in ogni caso, azioni culturali destinate ad accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica. L’associazione ricorda inoltre come non esista un identikit del “discriminatore” tipo, che può appartenere a qualsiasi classe sociale, essere italiano o straniero, avere titoli di studio oppure no, svolgere un tipo di lavoro o un altro.

In una Giornata come questa, l’associazione ha organizzato delle iniziative nelle 53 città italiane in cui è presente, ricordando ai nostri legislatori l’importanza di una legge contro la discriminazione sull’orientamento sessuale e le differenze che in tal senso l’Italia mostra rispetto ad altri Paesi europei. Eventi che non si rivolgono solo al mondo politico ma chiedono soprattutto la partecipazione, fisica o morale, di ogni cittadino.

 

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