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Cibo senza glutine: più una moda che una necessità

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I prodotti alimentari senza glutine, destinati a chi soffre di celiachia, sono diventati una moda. Prima il biologico, poi il naturale, poi il vegano, ora il “no glutine”.

Un disinformato passaparola li ha sdoganati come prodotti per avere una pancia piatta e un cuore sano, portando il numero dei consumatori italiani “no glutine” a circa 6 milioni, mentre il numero effettivo dei celiaci è di circa 190.000.

La celiachia è un’ infiammazione dell’intestino tenue, scatenata dall’ingestione di glutine in soggetti geneticamente predisposti, mentre la Dermatite Erpetiforme è una patologia scatenata in soggetti geneticamente predisposti dall’assunzione dietetica di glutine e caratterizzata da lesioni cutanee specifiche e distintive, che regrediscono dopo l’eliminazione del glutine dalla dieta. È considerata una variante della malattia celiaca, anche se molto raramente la Dermatite Erpetiforme si presenta con le caratteristiche lesioni della mucosa duodenale della celiachia.

Il glutine è un complesso proteico presente in alcuni cereali (frumento, segale, orzo, avena, farro, spelta, kamut, triticale). La prolamina è una delle frazioni proteiche che costituiscono il glutine ed è la responsabile dell’effetto tossico per il celiaco. Il consumo di questi cereali provoca una reazione avversa nel celiaco dovuta all’introduzione delle prolamine con il cibo all’interno dell’organismo.

Si evince quindi che il glutine è dannoso per gli intolleranti, ma non ci sono motivi perché una persona che non ha problemi debba evitarlo.

Anzi, l’Istituto Zooprofilattico di Torino ha prodotto il primo  studio su un campione di alimenti senza glutine al fine di valutarne composizione e valori nutrizionali. Spiega il direttore Maria Caramelli: «A parità di prodotto,  quelli senza glutine hanno una concentrazione maggiore di zuccheri, additivi e oli (compreso il famoso olio di palma). Non sono componenti in sé pericolosi, ma bisogna stare molto attenti all’effetto accumulo».

Afferma inoltre il presidente Aic (Associazione italiana celiachia) Giuseppe di Fabio: «Nessuna ricerca ha finora dimostrato un qualsivoglia effetto benefico per i non celiaci nell’alimentarsi senza glutine, anzi. Gli studi scientifici stanno ampiamente dimostrando che in chi non è celiaco l’esclusione del glutine è inutile».

Aggiungiamo invece che, per quanto riguarda il loro prezzo, gli effetti sono decisamente negativi: acquistando prodotti senza glutine e confrontandoli con quelli normali, in media il prezzo dei primi supera di oltre il 50% quello dei secondi.

Secondo i dati diffusi in occasione della Settimana nazionale della celiachia, ogni anno vengono spesi 105 milioni per cibi senza glutine non necessari.

Molte le iniziative previste durante la Settimana dal 13 al 21 maggio, che ha il patrocinio dell’Associazione Nazionale Dietisti (Andid): attraverso il sito sarà possibile informarsi sulle 5 regole per una corretta alimentazione senza glutine e sugli eventi speciali organizzati dalle sezioni regionali di Aic; online sarà anche possibile rivolgere domande a medici e dietiste, a disposizione dei cittadini attraverso mail e chat.

 

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