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Chat Yourself, arriva l’app che aiuta i malati di Alzheimer a non perdersi

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Come purtroppo sappiamo, il morbo di Alzheimer è una malattia degenerativa che colpisce, tra le varie funzionalità del corpo, prevalentemente il corretto funzionamento del cervello. In modo particolare, è la memoria a subire i maggiori danni, soprattutto quella a breve termine.

Da poco, a sostegno di chi soffre di questa patologia, è stata creata un’app, Chat Yourself è il suo nome e si tratta di sorta di guida studiata appositamente per questo tipo di patologia, quando si cominciano a perdere memoria e orientamento. Così, se ad esempio non si ricorda il proprio nome o quello di un proprio caro, l’applicazione risponde alle domande che le poniamo; è in grado di indicarci la strada verso casa in caso di smarrimento, la nostra età ed altre informazioni essenziali.

Tutto questo grazie a una chat automatizzata di Messenger il cui titolo – Chat Yourself – è eloquente in tal senso perché in sostanza è con se stessi che si sta parlando, avendo già precedentemente fornito risposte a possibili domande.

Chat Yourself è stata sviluppata da Nextopera insieme a Young & Rubicam, Italia Longeva – il network dedicato all’invecchiamento creato dal ministero della Salute, dalla Regione Marche e dall’Irccs Inrca – e la collaborazione di Facebook.

Ovviamente, per farne uso, è necessario scaricare l’applicazione di Messenger (disponibile sia per iOS che per Android) e poi rispondere alle prime 50 domande necessarie al sistema per elaborare le informazioni primarie che potranno essere successivamente implementate. A prescindere dello stato del malato di Alzheimer, è consigliabile che, quando si forniscono le prime risposte, sia presente almeno un familiare per seguire l’andamento corretto della procedura.

 

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1 Comment
  1. giovanni says

    Assolutamente inutile
    Le persone attualmente anziane nella media non sanno neppure usare uno smartphone, raramente sanno usare un cellulare con le sue possibilità, al massimo sanno usarlo come telefono.
    Parlo per esperienza diretta.
    Ho quasi 80 anni, ma so di essere “fuori norma”, ho cominciato a lavorare con e sugli elaboratori elettronici dopo il mio primo biennio di elettronica industriale nel 1969, anno in cui scrivevo programmi in Fortran in un centro ricerche dove si incominciava a pensare alla digitalizzazione della telefonia e nasceva il primo elaboratore (tutto italiano) che “parlava” con un programma di sintesi vocale studiato dai miei colleghi della sezione che si occupava di quel tema.
    Il presupposto di questa app è che si sappia come si avvia una app, come si usa un smartphone (o un tablet), ed il degrado mnemonico sia tale da permettere il ricordo di queste azioni.
    Ma stando a quanto impresso nella mente (di solito a partire è la memoria a breve termine, poi man mano aumenta la distanza del tempo cancellato) l’uso di quest o strumento sarà una delle prime cose ad essere perduta.
    Ho vissuto questa esperienza quando circa 45 anni or sono, il nonno di una persona cara si perse per le vie del quartiere dove aveva sempre abitato.
    Ripescato al volo (botta de c..o ) la salvaguardia fu qualcosa reminiscenza del “Piastrino Militare”:
    Un braccialetto in morbida maglia di acciaio inox (stile orologio, ma di fili metallici tessuti per essere il meno fastidioso possibile), che portava i dati essenziali: NOME e Cognome – Indirizzo di casa – telefono (all’epoca c’erano solo i telefoni fissi) e dati fondamentali.
    Ripensandolo oggi: Su una piastrina di 1,5cm. lunga 5cm opportunamente curvata per seguire il polso, ci stanno molte informazioni. Nel mondo digitale poi si puo’ anche aumentare il volume di dati contenuti, pur lasciando intatti i dati in chiaro e utilizzando il rovescio.
    Ovviamente questo bracciale non deve essere facilmente apribile e/o sfilabile.
    I tipi di chiusura adeguati esistono.
    L’avventura di allora si sta ripetendo a persone a me vicine e so di cosa sto trattando.
    E prevedo a nel medio termne di dover provvedere. e non sarà una APP a risolvere il problema

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