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Davanti ai bambini, il cervello non fa differenza di etnia

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Pregiudizi sì, o forse, ma solo se si parla di adulti. E’ questo il risultato di uno studio dell’Università di Milano-Bicocca pubblicato sulla rivista Neuropsychologia che mette in evidenza come il cervello umano sia programmato per prendersi cura dei bambini, indipendentemente dalla loro etnia.

Ciò significa che alla vista di un bambino, l’istinto parentale vince su ogni genere di pregiudizio razziale. Occhioni dolcissimi, manine e piedini tirabaci, andatura goffa, guance paffutelle innescano nel nostro cervello sempre le stesse reazioni di protezione o di tenerezza, indipendentemente che il piccolo che abbiano di fronte sia italiano, africano, cinese o americano.

I risultati smentiscono dunque che l’effetto other-race, in base al quale percepiamo con più rapidità e facilità i volti del nostro stesso gruppo etnico, sia valido a prescindere dall’età della persona che ci troviamo di fronte.

Per arrivare a tale risultato, i ricercatori dell’Ateneo milanese hanno sottoposto a un semplice test 17 studenti di etnia caucasica. I volontari dovevano stabilire se un bersaglio lateralizzato (un piccolo albero) era in posizione verticale o invertita mentre veniva registrata la loro attività cerebrale. I bersagli erano preceduti da 400 volti di bambini o adulti caucasici e non-caucasici (per esempio asiatici o africani), visualizzati per 500 millisecondi nella stessa (o in un’altra) posizione, agendo così da spunti spaziali.

Tutti i partecipanti sono risultati più veloci nel decidere l’orientamento corretto quando il bersaglio era preceduto da un volto infantile, a prescindere dall’etnia. Lo studio è servito a dimostrare, quindi, che l’attenzione visiva viene catturata dalle caratteristiche morfologiche dei bambini, indipendentemente dall’etnia. L’immagine dei piccoli stimola in modo specifico la regione orbito-frontale del cervello, dove si trova il circuito del piacere ricco di recettori per l’ossitocina, l’ormone dell’attaccamento affettivo.

«Questi dati», commenta la ricercatrice Alice Mado Proverbio, «dimostrano come il cervello umano sia programmato per prendersi cura dei piccoli di qualunque etnia; l’informazione razziale viene totalmente ignorata dal cervello se si tratta di bambini, mentre agisce sulla regolazione del comportamento (pregiudizio) se si tratta di adulti. Il piacere e la tenerezza che proviamo alla vista dei bambini è frutto di un meccanismo cerebrale innato per assicurare protezione e sopravvivenza ai piccoli non-consanguinei e di qualunque gruppo etnico umano».

Sarebbe bello se il nostro cervello continuasse a comportarsi così anche alla presenza di persone adulte di qualsiasi etnia.

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