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Un vero e proprio mercato degli schiavi in Libia, la denuncia dell’Oim

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Appena due giorni fa l’Oim (l’Organizzazione internazionale per le migrazioni) ha denunciato, attraverso un Rapporto molto dettagliato, l’esistenza di un vero e proprio «mercato degli schiavi» in Libia.
È proprio da qui, come ormai sappiamo bene, che parte regolarmente una moltitudine di disperati che tentano ad ogni costo di raggiungere le nostre coste per sottrarsi alla morte. Negli ultimi 3 anni sono 150.000 le persone che dalla Libia sono arrivate in Europa ma, come le organizzazioni di tutto il mondo ripetono con una certa costanza, stiamo parlando di un Paese preda del caos, fuori dal controllo delle istituzioni mentre la criminalità locale detta legge.

L’Oim ci fa sapere come uomini e donne vengano facilmente rapiti per essere destinati ai lavori forzati o alla prostituzione. Ad avvalorare quanto scoperto dall’Oim, le testimonianze di chi è riuscito ad arrivare comunque in Occidente secondo cui molti esseri umani sono stati venduti come oggetti nella città di Sabha a un prezzo compreso tra 190 e 280 euro.

Il direttore dell’Oim per la Libia, Othman Belbeisi, spiega: «I migranti vengono venduti come se fossero una qualsiasi materia prima. La tratta di esseri umani è sempre più frequente nelle reti degli scafisti, che risultano ormai particolarmente potenti in Libia; le vittime, in prevalenza originarie della Nigeria, del Senegal e del Gambia, vengono catturate mentre affrontano il lungo percorso verso le coste settentrionali. Chi li acquista, li utilizza in prevalenza come lavoratori giornalieri nei settori delle costruzioni e dell’agricoltura. Le donne, invece non di rado vengono stuprate e costrette a prostituirsi».

A rendere la situazione ancora più penosa e drammatica è la dichiarazione di  Mohammed Abdiker dirigente dell’Organizzazione: «Sappiamo che i migranti caduti nelle mani dei gruppi armati vengono affamati e in alcuni casi uccisi». In particolare, come si legge nel Rapporto, viene chiesto un riscatto e, chi non può godere dell’aiuto da parte dei familiari, viene torturato o ucciso. E – fa sapere l’Oim – «ci hanno riferito di cimiteri nel deserto».

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