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L’innovazione delle imprese leader per creare valore sociale

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Disponibile da qualche giorno il terzo rapporto sull’innovazione sociale dal titolo L’innovazione delle imprese leader per creare valore sociale. Come per le precedenti edizioni, la ricerca è stata promossa dal CeRIIS – International Center for Research on Social Innovation dell’Università LUISS Guido Carli, con la direzione scientifica di Matteo Giuliano Caroli (Docente ordinario di Gestione delle imprese), pubblicata da Franco Angeli e ha avuto il sostegno della Fondazione ItaliaCamp.

Come si può intuire fin dal titolo, l’attenzione è focalizzata in particolare sulle grandi imprese quali protagoniste di processi di innovazione sociale. La prima parte della ricerca, infatti, espone i risultati dell’indagine compiuta su un campione di grandi aziende; la seconda illustra le caratteristiche fondamentali dell’innovazione sociale in Italia così come si evidenziano dall’analisi di un ampio database costruito a partire dal 2014; la terza parte, infine, è dedicata a testimonianze e riflessioni di manager di grandi aziende innovative. Ma i lettori potranno avere un quadro ampio e motivato del piano dell’opera leggendo l’introduzione del prof. Caroli che riportiamo di seguito per estratto.

Nell’occasione risulta opportuno dedicare due parole all’attività più recente della Fondazione ItaliaCamp, soggetto che ha promosso la costituzione del CeRIIS  e che, fin dalla sua prima edizione, sostiene la pubblicazione del Rapporto. Come ricorda nella Prefazione dell’opera Federico Florà, presidente della Fondazione, ItaliaCamp “oggi rappresenta un autorevole board di cui fanno parte rilevanti realtà istituzionali e aziendali sia nazionali che internazionali (CNR, ENEA, INPS, Agenzia del Demanio, Ferrovie dello Stato Italiane, Poste Italiane, RCS MediaGroup, Sisal, Unipol, Wind, Invitalia, Edenred Italia, Lazio Innova, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Cisco Italia)”. Una piattaforma che da un lato promuove e sostiene ricerca e innovazione ma, soprattutto, un soggetto che favorisce “lo sviluppo dei modelli di business delle imprese, proponendo, con strumenti e modalità interattivi, il match più efficace tra startup, spin-off, progetti e needs aziendali di innovazione”. In questa direzione vanno le collaborazioni recentemente avviate con Cisco (start up e prodotti innovativi), con LazioInnova (openinnovation), con Agenzia del Demanio (rigenerazione urbana) e, da ultimo, con RFI (stazioni impresenziate).

Introduzione di Matteo Giuliano Caroli

Questo terzo rapporto sull’innovazione sociale in Italia prosegue il percorso di ricerca condotto dal CERIIS (Centro di ricerche internazionali sull’innovazione sociale) dopo i precedenti studi pubblicati nel 2015 e nel 2016. Esso è articolato in tre parti. Nella prima, presenta i risultati di un’indagine empirica condotta su un campione di grandi aziende italiane per comprendere il loro coinvolgimento nell’innovazione sociale; nella seconda, illustra le evidenze emergenti dal database di progetti e attività di innovazione sociale, costruito lo scorso anno, e affinato e ampliato nel corso del 2016. La terza parte, infine, ospita alcuni contributi scritti da dirigenti d’impresa che illustrano le politiche e le principali esperienze delle loro aziende di appartenenza tra politiche di sostenibilità e innovazione sociale.

Lo studio sull’impegno delle grandi aziende nell’innovazione sociale è il primo nel suo genere in Italia. Finora, la ricerca sull’innovazione sociale si è concentrata soprattutto sul ruolo di attori pubblici, organismi no profit e aggregati di persone e sulle modalità relazionali attraverso cui sono raggiunti obiettivi sociali e ambientali; per quanto riguarda il sistema delle imprese, sono state generalmente considerate le varie forme di ibridi, per semplicità raggruppabili nella generale fattispecie delle imprese così dette “sociali”.

La nostra analisi muove dalla considerazione che anche le grandi imprese hanno, potenzialmente e in alcuni casi già ora concretamente, un ruolo fondamentale nell’innovazione sociale. Esse, infatti, sono ormai sempre più diffusamente ed intensamente, impegnate a favore dello sviluppo sostenibile; dedicano quindi crescenti risorse ed impegno organizzativo ad iniziative per migliorare l’impatto ambientale e sociale delle loro attività, o proprio per contribuire alla soluzione di problemi di interesse generale. Queste stesse imprese sono, quindi, abbastanza naturalmente predisposte ad orientare la propria innovazione a fini sociali. È anche importante considerare che le dinamiche dell’innovazione tecnologica mostrano chiaramente come questa, pur potendo avere origine anche in organizzazioni di piccole dimensioni, genera cambiamenti consistenti e diffusi quando è gestita dalle grandi imprese (o da piccole aziende in grado di diventare grandi molto rapidamente).

In maniera analoga, le prospettive di maggior consolidamento delle innovazioni sociali e quindi la possibilità che esse rappresentino miglioramenti strutturali (consistenti, diffusi e duraturi) si hanno quando esse vedono il significativo coinvolgimento dei grandi Gruppi. L’importanza del ruolo di questi ultimi deriva, infine, dalla circostanza che innovazione sociale, tecnologica e del modello di business non sono necessariamente separate; al contrario, sono sempre più numerosi e significativi gli esempi di loro integrazione. L’ormai rilevantissimo ambito produttivo della così detta “green economy” è una dimostrazione evidente di innovazioni tecnologiche che creano valore economico attraverso, innanzi tutto, il miglioramento di determinate problematiche ambientali. Del resto, l’innovazione tecnologica è insieme a quella relazionale la determinante dell’innovazione sociale.

Lo studio esplorativo di un campione di grandi imprese ha quindi voluto verificare la tesi, elaborata nel primo capitolo, che esse possono essere protagoniste dell’innovazione sociale attraverso l’innovazione delle loro azioni per la sostenibilità. Questa ipotesi concettuale è sviluppata, spiegando perché l’innovazione nei contenuti e nelle modalità attuative della politica per la sostenibilità delle imprese favorisce il verificarsi delle condizioni fondamentali dell’innovazione sociale. Si riflette, quindi sull’innovazione delle relazioni, con riferimento al processo di stakeholder engagement, in considerazione della circostanza che esso rappresenta il cardine delle politiche di sostenibilità di un’impresa; successivamente, sono approfondite le modalità concrete attraverso cui le innovazioni – tecnologiche e relazionali delle politiche di sostenibilità generano innovazione sociale.

L’analisi empirica verifica tali ipotesi, sulla base dell’assunzione che l’impegno della grande impresa nell’innovazione sociale sia conseguenza di due fattori interdipendenti: l’innovazione tecnologica e/o del proprio modello di business; l’attuazione di modalità progressivamente più avanzate di “stakeholder engagement”. In altri termini, l’attuazione di una strategia di responsabilità sociale e ambientale basata su modalità avanzate di stakeholder engagement conduce l’impresa ad essere protagonista di significative innovazioni sociali. Sulla base di questa assunzione, lo studio verifica, in primo luogo, il livello di innovatività dell’impegno dell’impresa nella sostenibilità. Successivamente, approfondisce in quali ambiti, la grande impresa realizza innovazioni finalizzate primariamente al miglioramento della sua sostenibilità, quindi alla generazione di innovazione sociale. A riguardo, è verificata la rilevanza di cinque possibili ambiti: i) innovazione delle relazioni con gli stakeholders o con altri soggetti; ii) innovazione tecnologica (finalizzata alla creazione di valore collettivo); iii) innovazione del business model (value proposition e revenue stream); iv) innovazione organizzativa; v) innovazione della governance. Infine, l’indagine verifica i fattori e le condizioni che rendono la grande impresa protagonista dell’innovazione sociale; in particolare, la ricerca ha verificato la rilevanza di: i) spinta della proprietà o di determinate categorie di azionisti; ii) leadership manageriale; iii) maturazione e diffusione di un certo sistema di valori e cultura aziendale; iv) disponibilità di competenze specifiche, tra le quali la capacità di coinvolgimento degli stakeholders (capacità di co-creazione; capacità di assorbimento degli stimoli degli stakeholders); v) determinate condizioni di contesto (normativa stringente, spinta del mercato, comportamenti consolidati dei concorrenti, ecc.). (…)

La seconda parte del Rapporto illustra le fondamentali caratteristiche dell’innovazione sociale in Italia che emergono dall’analisi del database costruito dal CERIIS a partire dal 2014. Tale database contiene 578 osservazioni relative a progetti e attività rientranti nel perimetro dell’innovazione sociale, sulla base dello stesso approccio utilizzato negli anni passati; in particolare, sono state incluse tutte le iniziative finalizzate a far fronte ad una specifica esigenza ambientale e/o sociale in maniera più efficace rispetto alla situazione precedente, attraverso l’innovazione delle relazioni tra i soggetti coinvolti e/o delle tecnologie utilizzate.

Dai dati disponibili si evince una maggioranza di innovazioni di tipo relazionale (52%) le quali si sviluppano grazie a reti di organizzazioni e soggetti che si scambiano informazioni, conoscenze e know-how. Relativamente alla tipologia di attori dell’innovazione sociale, le Organizzazioni no profit emergono come protagoniste sia in qualità di attuatori che come promotori delle iniziative.

Rilevante è anche la forma organizzativa dei progetti individuati: dal campione emerge che la maggior parte delle innovazioni sociali si configura sotto forma di organizzazioni ad hoc, in un’ottica di continuità e durabilità, secondo la quale i progetti non sono limitati nel tempo né vincolati alla realizzazione di una singola attività.

Sul database è stata anche realizzata una “cluster analysis” per verificare l’esistenza di raggruppamenti rilevanti di casi e le loro specificità. Questa indagine ha portato all’individuazione di quattro cluster significativamente distinti, in ciascuno dei quali è stato possibile individuare alcune caratteristiche notevoli.

Circa il 46% delle osservazioni raccolte nel database costituiscono esperienze di innovazione sociale in ambiti diversi, ma tutte caratterizzate dall’utilizzo di meccanismi tipici della così detta “sharing economy”. Questo dato, è di per sé rilevante, poiché evidenzia come gran parte dell’innovazione sociale poggi sulle piattaforme tecnologiche che permettono la condivisione; esso ha suggerito l’opportunità di trattare in modo specifico la parte dell’innovazione sociale basata appunto sulla sharing economy.

A questo proposito, è stato redatto uno specifico capitolo che ha evidenziato come l’innovazione sociale rappresenti un terreno molto fertile per la modalità sharing economy dato che quasi la metà del campione considerato utilizza una qualche forma della stessa (46%). Tuttavia, la maggioranza del campione (54%) resta composto da iniziative nelle quali non viene adottata alcuna modalità di sharing economy. Questo risultato sembrerebbe dovuto alla natura stessa degli ambiti sociali e dal fatto che alcuni di questi ancora non hanno modalità operative che consentono l’applicazione di modalità sharing economy.

La seconda parte è stata infine arricchita da un aggiornamento dello studio già svolto lo scorso anno sull’entità dei finanziamenti erogati nel 2016 a favore dell’innovazione sociale attraverso bandi emessi da soggetti pubblici ed istituzioni private.

La terza parte del Rapporto è uno spazio che ospita i contributi volontari di manager di grandi Gruppi, con competenze rilevanti nell’ambito delle politiche di sostenibilità e innovazione sociale. Nel loro insieme, tali contributi offrono un’evidenza sugli orientamenti strategici dell’impresa sulle tematiche in oggetto utile alla migliore comprensione dei risultati esposti nella prima parte del Rapporto. Sono, infine, presentati due scritti di taglio empirico sul tema dell’impact investing. Questo rapporto è frutto del lavoro comune svolto nell’ambito del CERIIS, oltre che del suo curatore, di Riccardo Maiolini, Eleonora Fracassi, Lucrezia Speroni e Benedetta Cirilli. I vari capitoli sono poi frutto dell’impegno specifico degli autori menzionati. Anche a loro nome, nella mia qualità di curatore del volume, ringrazio la LUISS Business School e la Fondazione Italia Camp per il supporto materiale che ha reso possibile la realizzazione di questo lavoro.

 

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