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La scuola italiana è la più inclusiva d’Europa

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Buone notizie dal fronte scuola in Italia. Un’indagine Ocse condotta su circa quaranta Paesi del mondo ha evidenziato come la scuola italiana sia la migliore per gli studenti meno abbienti. Gli alunni che provengono da famiglie in difficoltà, infatti, riescono a raggiungere lo stesso livello e gli stessi voti dei loro coetanei che hanno avuto la fortuna di nascere in famiglie benestanti.

All’origine dell’indagine dell’Ocse, la volontà di comprendere come varia il gap tra studenti svantaggiati e compagni più fortunati nel corso della vita, dopo il diploma, in termini di abilità in Letteratura e Matematica. Ciò che emerge è dunque che durante il percorso di studio, la differenza non c’è.

Purtroppo il gap torna ad accentuarsi, invece, al termine della scuola, ma questo è un dato che accomuna anche gli altri Paesi presi ad esame dall’Ocse. L’Ocse ha infatti sviluppato un incide confrontano le differenze di performance in Lettura e Matematica dei quindicenni di una quarantina di Paesi e economie dei cinque continenti, che ogni tre anni partecipano all’indagine Pisa (Programme for International Student Assessment), con lo stesso gap riscontrato tra i soggetti di 25/27 anni di età che partecipano all’indagine Piaac (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) sulle capacità in Lettura e Matematica degli adulti.

Ciò che emerge è quindi che dopo il diploma la differenza di prestazione tra studenti avvantaggiati (con almeno un genitore laureato e con oltre 100 libri a casa) e svantaggiati (con meno libri e genitori con un livello di istruzione più basso) crescono in tutti e 20 i Paesi oggetto dello studio, tranne che in Canada, Stati Uniti e Korea. Ma torniamo alla buona notizia: in Italia la scuola riesce ad attenuare le differenze tra classi sociali più di quanto riescano a fare gli altri Paesi. L’indice attribuito in questo caso al Belpaese è 0,45, mentre per la Danimarca ad esempio è pari a 0,64 e per la Germania sfiora il valore di 0,49.

La scuola italiana, quindi, è decisamente più inclusiva rispetto alle altre.

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