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Silvana Santo: “Sono una mamma green e lo racconto sul mio blog”

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Silvana Santo ha 35 anni, è una giornalista web, una blogger ed è mamma di Davide e Flavia, rispettivamente di 4 e 2 anni e mezzo. Laureata in Scienze Ambientali e specializzata in Giornalismo Ambientale e Comunicazione Web, Silvana Santo ha dieci anni di esperienza nel settore della comunicazione online e ha lavorato finora come redattrice, addetto stampa e social media manager. Si occupa prevalentemente di maternità, sostenibilità ambientale e viaggi, ma scrive anche di cultura, arte e tecnologia.

Ed è proprio dall’unione tra il suo essere madre, ma anche giornalista ed esperta ambientale che è nato “Una mamma green“,  un blog seguitissimo dalle madri (e non solo) che da qualche mese si è trasformato anche in un libro “Una mamma green. Come crescere un figlio senza inquinare come una petroliera” (Giunti).

Abbiamo rivolto qualche domanda a questa super “mamma green” per capire i segreti del suo successo.

Quando nasce il blog Una mamma green e perché?
Il blog è nato nella primavera del 2013, pochi mesi dopo la nascita del mio primo figlio.

Quali sono i numeri che contano il blog e i relativi social network?
Lo scorso anno il blog ha registrato una media di circa 100.000 visite al mese. Il social più attivo è senz’altro la pagina Facebook, che conta al momento oltre 15.000 fan.

Cosa raccontano i suoi post e da cosa trae ispirazione?
I miei post raccontano la mia esperienza di madre con una sensibilità “green” in senso molto lato. Ma anche le mie quotidiane disavventure, i viaggi che faccio con la mia famiglia, considerazioni ironiche sulla vita e sull’umanità. E poi mi stanno molto a cuore il tema dell’occupazione femminile, dell’uguaglianza di genere e della conciliazione tra genitorialità e lavoro.

Chi sono le sue lettrici? Ci sono anche lettori?
Il mio blog è letto prevalentemente da donne tra i 25 e i 45 anni. Si tratta di madri (ma non solo) che hanno uno stile di vita attento all’ambiente o che, più semplicemente, cercano di vivere la maternità in modo più istintivo e naturale. Gli uomini sono pochi, ma sono lettori molto attivi, e danno sempre un contributo prezioso al dibattito e al confronto.

In cosa si differenzia dagli altri blog dedicati al mondo delle mamme?
I blog sulla maternità sono tutti molto diversi tra loro. Diciamo che il mio non contiene quasi mai vere e proprie “pagine di diario”, per esempio sullo svezzamento o sul bagnetto della sera. Cerco di proporre un prodotto che sia più di tipo “letterario”, diciamo. Al di là del giudizio di merito sul risultato, che ovviamente lascio ai lettori.

Quali sono le principali preoccupazioni delle mamme green secondo la sua esperienza?
Forse continua a preoccupare il pensiero di dover spendere molto per acquistare prodotti più sostenibili (dal cibo biologico all’abbigliamento etico, tanto per fare qualche esempio). Ma spesso si tratta di problematiche aggirabili, perché il mercato offre ormai soluzioni “green” molto competitive in quasi tutti i settori.

Qualcuno ritiene che essere una mamma green è stressante e poco economico. E’ così?
In parte ho già risposto a questa domanda. È vero per certi aspetti – la moda etica e sostenibile, per esempio, non è oggettivamente low cost – ma per il resto c’è sempre maggiore competitività dei prodotti ecologici. Quanto all’impegno richiesto, in qualche caso è innegabile che serva un pizzico di buona volontà in più. Ma la soddisfazione che se ne ricava, se si è davvero motivati, è enorme.

C’è un messaggio ricevuto dai suoi lettori che ricorda con particolare piacere?
Ce ne sono tantissimi. Alcune persone si confidano come se fossi una persona di famiglia, e questo mi commuove tutte le volte. In particolare, ricordo bene il messaggio di una lettrice che mi diceva di non aver mai desiderato dei figli, ma di aver cambiato idea leggendo il mio blog.

Il suo blog è dedicato anche ai viaggi con il bebè al seguito. Secondo la sua esperienza, qual è il Paese più a misura di bambino?
Sinceramente non ci siamo mai trovati in difficoltà, da questo punto di vista. In tutti i posti che abbiamo visitato la gente ha accolto i nostri figli con disponibilità e affetto. Sul piano strettamente pratico – fasciatoi pubblici, alberghi e ristoranti attrezzati, attrazioni dedicate ai bambini – il nord Europa è di certo molto avanti rispetto all’Italia.

Dal suo blog è nato anche un libro, “Una mamma green. Crescere un figlio senza inquinare come una petroliera”. Come è stato accolto?
In queste prime settimane ho ricevuto davvero moltissime dimostrazioni di affetto e di apprezzamento per il mio lavoro. Al di là di quelli che poi saranno i risultati nelle librerie, sono già molto soddisfatta.

Ci rivela il primo consiglio che le viene in mente per “crescere un figlio senza inquinare come una petroliera”?
Quello di puntare a una generale sobrietà nei consumi, cercando sempre di non esagerare (negli acquisti, nello spreco di risorse, nella produzione dei rifiuti eccetera). Il semplice fatto di porsi determinate domande è già un fatto molto importante, a prescindere dalle risposte che ognuno poi arriva a darsi.

Infine, qual è secondo lei il fattore più importante per il raggiungimento della felicità pubblica?
Accettare il fatto di non essere perfetti né infallibili. E naturalmente ricordare che vale lo stesso per gli altri.

 

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