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Con Trump U.S.A si preparano a passi indietro in materia ambientale

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Che l’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, non fosse affine alle politiche lanciate dal suo predecessore, Barack Obama, è un fatto apparso chiaro a tutti già dall’inizio della campagna elettorale. Non a caso, proprio ieri – 28 marzo – il presidente ha firmato un decreto attraverso cui viene chiesto un riesame sulle misure di contrasto ai cambiamenti climatici che Obama aveva introdotto allo scopo di ridurre le emissioni di CO2 degli U.S.A, il famoso Clean power plan che, tra le altre cose, puntava in maniera piuttosto decisa a regolamentare il funzionamento delle centrali elettriche del Paese.

Secondo quanto dichiarato da Trump, nel corso di un discorso nella sede dell’Agenzia americana per la protezione per l’ambiente, quanto responsabilmente deciso da Barack Obama rischia di naufragare perché il presidente repubblicano ha in effetti detto: «Bisogna porre fine alla guerra contro il carbone, attraverso il decreto promulgato oggi introduco un provvedimento storico con il quale possiamo eliminare le restrizioni imposte all’energia americana, farla finita con le intromissioni del Governo e abrogare le regolamentazioni che distruggono posti di lavoro».

Non staremo a commentare queste dichiarazioni, l’utilizzo del carbone è evidentemente un suicidio per la nostra e le generazioni successive, ma piuttosto spiegheremo come il Clean power plan (Piano per un’energia pulita) è stato al centro della politica ambientale dell’ex presidente democratico per molto tempo. Un programma che si impegnava a ridurre del 32%, entro il 2020, le emissioni di gas a effetto serra causate da un modo vecchio di produrre energia. Cosa ancora più importante, lo stesso programma prevedeva importanti sovvenzioni per le energie rinnovabili proprio per condurre in porto la fase di transizione energetica in cui molti Paesi, tra cui gli Stati Uniti, sono sospesi.

Il Clean power plan di Barack Obama rischia di naufragare sotto la presidenza di Trump, a maggior ragione quando ricordiamo che durante il febbraio 2016 il programma era stato fermato per via di un ricorso – da parte soprattutto dei repubblicani – depositato da ben 27 Stati americani.

 

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