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Essere madre non è un dovere, è un diritto: l’assurda proposta di legge in Texas

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Diceva Oriana Fallaci in “Lettera a un bambino mai nato”, uno dei suoi libri più amati dai lettori di tutto il mondo: «Essere mamma non è un mestiere, non è neanche un dovere. È solo un diritto tra i tanti diritti». Dagli Stati Uniti che la scrittrice italiana tanto amava, giunge una notizia che ha dell’incredibile per quanto siamo ormai abituati a considerare l’America Paese dalle mille contraddizioni: in Texas il Senato ha approvato una proposta di legge che permette ai ginecologi di tacere disabilità e anomalie genetiche del feto per evitare l’aborto.

Questo significa che la signora e il signor Smith di turno – qualora il provvedimento venisse approvato anche dalla seconda Camera del Parlamento – non potranno citare in giudizio il servizio sanitario del Taxas qualora il bambino dovesse nascere con anomalie. Gli stessi signori dovranno, in sostanza, rinunciare al sacrosanto diritto di scelta che invece sarà delegato a un medico che non conosce nulla della vita dei signori Smith e magari ne ignora le difficoltà economiche.

Il firmatario di tale proposta di legge è il senatore repubblicano Brandon Creighton, sostenuto dall’Attorney general, che equivale sostanzialmente alla figura del nostro ministro della Giustizia, nominato dal Presidente Donald Trump. Ciò che sgomenta è la motivazione presentata accanto al provvedimento: tutelare i medici dall’eventualità di cause penali e richieste di risarcimento per danno procurato. Conosciamo, anche solo per sentito dire, gli enormi problemi di una riforma sanitaria che negli Stati Uniti non è mai decollata contemplando le fasce più deboli e svantaggiate della popolazione. Ora arriva un disegno di legge (Bill 25 lo hanno chiamato) che – ripetiamo ancora se verrà approvato dalla seconda Camera – limita gravemente la libertà di scelta individuale, impone a una donna di essere madre e a un uomo di essere padre anche di fronte all’eventualità che costoro non si sentano in grado di essere genitori di un bambino con anomalie genetiche.

Il voto texano ha suscitato profonda indignazione negli Stati Uniti e Heather Busby, direttrice di Naral Texas, organizzazione che si batte per i diritti delle donne, ha dichiarato: «Si tratta di un altro tentativo sottilmente velato di impedire alle donne texane di accedere al diritto costituzionale all’aborto».

Ci permettiamo di aggiungere che questa scellerata proposta made in Texas non offende solo tutte le donne americane ma la donna in quanto donna e, ancora, offende anche gli uomini, costretti a diventare padri se il medico di turno lo decide. Umanamente intollerabile che un diritto personale, un diritto che spetta solo ed esclusivamente a una coppia, venga scavalcato per diventare dovere. Il moralismo di Creighton e di tutti coloro che hanno votato la Bill 25 è quanto meno inopportuno, là dove leggiamo che si tratta di una legge «necessaria per impedire che i medici possano essere penalizzati solo per difendere la sacralità della vita umana». Al repubblicano Brandon Creighton, così come ha dichiarato, si spezza il cuore per i poveri medici puniti dai tribunali «per la nascita di bambini con la sindrome di Down o privi di un arto».

Qualcuno spieghi a Creighton che se la vita è sacra lo sono anche i diritti individuali, che il primo compito di un Paese democratico è garantire e difendere la libertà dei propri cittadini.

 

 

 

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