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Vandali distruggono cimitero ebraico, i musulmani partecipano alla ricostruzione

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Una notizia dello scorso febbraio, forse passata un po’ in sordina, informava di atti vandalici ai danni di un cimitero ebraico costruito nel lontano 1888 nel Missouri, a Saint Louise. Un chiaro atto di antisemitismo che si è risolto in tombe profanate, scritte ingiuriose, lapidi frantumate.

Ciò che a volte i razzisti non immaginano è che le loro azioni disgustose possano diventare un’occasione per rispondere alla barbarie con l’umanità, la solidarietà e l’integrazione. Peggio per loro e buon per noialtri. Infatti è successo che, scandalizzati dallo scempio, i cittadini di Saint Louise appartenenti a religioni diverse, si sono armati di vanghe, cemento, secchi e tutto l’occorrente per rimediare alla situazione. Fatto questo, hanno poi preso parte a una veglia interreligiosa e un gruppo di musulmani, presentatosi in gran numero, ha anche dato il via a una raccolta fondi, Muslim unite, per incoraggiare i restanti lavori di ristrutturazione. Lo scopo iniziale che si erano prefissi i promotori del progetto, Linda Sarsour e Tarek el-Messidi, era quello di riuscire a raccogliere almeno 20.000 dollari per sostenere i lavori attreverso questa campagna di crowdfunding.

Be’, nel giro di poche ore la cifra è stata raggiunta e superata e verrà destinata alla ricostruzione di altri due cimiteri distrutti da vandali e antisemiti: uno in Colorado, l’altro in Pennsylvania. Dal momento che le donazioni sono state così generose, sarà ora possibile anche mettere a disposizione dei camposanti misure di sicurezza appropriate per evitare che situazioni di questo genere si ripetano nel corso del tempo.

Com’è facilmente intuibile, si tratta di una reazione dal grande valore simbolico in seno a una società dove l’odio verso l’altro impera. Ma come ci dimostra questa bellissima esperienza, non è sempre così, l’umanità è in grado di resistere alla barbarie. Dicono gli autori di questo bel progetto: «Ogni persona merita di riposare in pace. Con questa campagna vogliamo inviare al mondo un messaggio di unità, contro ogni discriminazione e violenza». E poi concludono: «Il nostro atto mostrerà alla gente che musulmani ed ebrei possono stare insieme, che il dialogo è possibile se si innesta sulla conoscenza e sul rispetto reciproci».

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