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Sconfiggere la mafia è possibile: l’insegnamento del piccolo paese di San Luca

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Dopo il recentissimo intervento del presidente della Repubblica Sergio Mattarella a Locri, dove ha voluto esprimere la sua vicinanza nei confronti di coloro che hanno dedicato la propria vita alla lotta contro le mafie, è giusto parlare delle iniziative in corso nel nostro Paese che sono una reazione contro la criminalità organizzata. In particolare, vogliamo raccontarvi l’esperienza di un piccolo borgo in provincia di Reggio Calabria, San Luca, da sempre sotto il controllo dalla ‘ndrangheta. Forse vi ricorderete di questo paesino per essere balzato alle cronache durante il 2007 per via della strage di Duisburg che procurò 6 morti.

È risaputo, purtroppo, che quando il dominio della malavita è assoluto in un determinato territorio, allo Stato è lasciato ben poco margine d’intervento, con una partecipazione della gente alla vita politica che è pari allo zero. Si pensi che nel 2016, durante le ultime elezioni, non si è neanche raggiunto il quorum minimo alle urne, segno di una rassegnazione profonda, di una disillusione radicata, risultato di figuri politici collusi con la ‘ndrangheta che hanno portato gli abitanti di San Luca a diffidare di tutto e di tutti.

Finché, con uno Stato inerme e una popolazione alla deriva, non ci ha pensato Save The Children, accendendo un altro “Punto Luce” proprio nella difficile realtà di San Luca. Una sfida per titani, praticamente, il non profit che sfida il profit, cominciando da dove è necessario partire: dai bambini. Pertanto, si è innescata una sinergia di progetti e percorsi educativi che, a partire dai quartieri più malfamati del borgo, chiamano in causa le scuole, le strutture di aggregazione sociale da rimettere in sesto, i luoghi d’incontro, con la richiesta di una partecipazione attiva da parte degli insegnanti, degli educatori, dei genitori dei ragazzi.

Con la convinzione che l’eradicazione delle mafie sia possibile solo praticando e diffondendo la cultura della legalità a cominciare dai più giovani, dichiara – a proposito dell’iniziativa di Save The Children – l’assessore alle Politiche Sociali della Regione Calabria Federica Roccisano: «Lo scopo non è ottenere pubblicità ma lavorare sul lungo periodo per poter far sì che siano le nuove leve a innescare un cambio culturale e di prospettiva che veda i giovani divenire protagonisti di una rinnovata società civile, qui serve speranza e coraggio. E la bellezza di chi fa le cose davvero è la miglior forma di antimafia».

Save The Children già scalpita per presentare ad aprile il piano del nuovo Punto Luce attraverso la campagna “Illuminiamo il futuro”. Una sfida importante, volutamente innovativa per mettere in crisi la malavita organizzata e cercare di conquistare quanta più gente possibile, colpendo proprio la n’drangheta dritta al cuore. Al fianco di questo esercito della legalità ci si sono messe anche alcune organizzazioni locali che nel tempo hanno messo in piedi un progetto esemplare, Goel.

Si tratta di un consorzio di cooperative sociali che ha creato un marchio di moda sociale generando lavoro, opportunità per i più giovani, con un codice etico improntato sull’assoluta legalità. La sede è una sfida, un simbolo di riscatto, perché si trova nell’ostello della gioventù, quello che una volta era un albergo sequestrato proprio alla ‘ndrangheta. Una sfida vinta due volte perché capace di resistere alle intimidazioni mafiose dello scorso 13 febbraio quando vennero registrati atti di vandalismo che causarono danni per oltre 20.000 euro. Una mossa, quella della malavita, che non ha fatto altro che dare maggiore impulso al fondatore della cooperativa sociale, Vincenzo Linarello, ora più determinato che mai a vincere la sua battaglia. Lo si deduce dalle sue parole: «Questo atto criminale all’indomani dell’azione intimidatoria, ci motiva a impegnarci ancor di più per ottenere le autorizzazioni necessarie per avviare il prima possibile l’ostello, ribattezzato “Locride”. La ‘ndrangheta fa alla Locride ciò che gli autori di questo atto criminale hanno fatto a questa struttura: ostacolare la possibilità di riscatto e di lavoro per la gente e per il territorio. Goel, invece, crea ogni giorno, dal nulla, speranza e lavoro».

Non solo parole, perché i risultati si sono visti praticamente nell’immediato e poi ci si sono messi anche i Salesiani a dar man forte alla Cooperativa, impegnandosi in progetti che riempissero il tempo libero dei ragazzi in maniera intelligente. Hanno persino ottenuto un bus che da un anno accompagna i bambini in oratorio, girando in lungo e in largo per tutte le frazioni di Locri. Perché l’errore sarebbe escludere chiunque dal progetto, ogni atto di indifferenza è un favore alle mafie.

C’è indubbiamente da essere ottimisti probabilmente perché si è finalmente capito che le organizzazioni criminali si combattono con la cultura della legalità offerta ai più giovani che poi saranno gli adulti di domani che non pagheranno il pizzo, che impareranno a sostituire il flagello della paura con quello della denuncia. La mafia, tutte le mafie, senza la partecipazione dei cittadini significa niente. Questo si sta cercando di insegnare. Prevenzione per un futuro libero, non interventi sporadici spesso fini a se stessi. Certo, siamo in una realtà di alto degrado dove dominano la disoccupazione, il degrado, la povertà estrema e l’emarginazione. Niente di più sensato che ripartire proprio da qui. Fa ben sperare anche la rinnovata amministrazione con a capo Mario Oliveiro che durante gli ultimi anni ha lavorato per dar vita a reti virtuose con l’ausilio delle parti sociali, intuendo, peraltro, che uno dei maggiori problemi della Calabria risiede nelle infrastrutture che quindi sono state coinvolte nel progetto.

Ed ora, a combattere questa battaglia, si potrà contare anche su Save The Children. Una ventata di ottimismo, uno schiaffo al malaffare, un’ottima possibilità di riscatto e, infine, il sogno del ritorno della legalità.

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