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Immigrazione: a un anno dall’accordo Ue-Turchia per le ong è fallimento

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Pochi giorni fa è ricorso il primo anniversario dell’accordo tra Ue e Turchia (siglato il 18 marzo 2016). Le più importanti ong che si occupano di fornire assistenza ai migranti hanno espresso i loro pareri sull’andamento degli ultimi 12 mesi.

Medici Senza Frontiere, attraverso un rapporto internazionale, reputa un fallimento le politiche intraprese in Grecia e nei Balcani , sottolineando l’enorme sperpero di vite umane. Si rivolge agli Stati membri dell’Ue affinché «cambino radicalmente il loro approccio alla migrazione e pongano fine con urgenza alle inutili sofferenze di migliaia di persone colpite dall’accordo».

Sabato 25 marzo – quando i leader europei si troveranno tutti a Roma in occasione della celebrazione dei 60 anni dei Trattati di Roma – Medici Senza Frontiere ha già annunciato che organizzerà un’azione di protesta con il nome di “Not my Europe”. L’intento dell’organizzazione è quella di scagliarsi principalmente contro 3 falsi miti, fatti spacciati come veri che l’Ue attribuisce all’accordo. Il primo riguarda l’idea che la politica decisa sia un’occasione per i migranti di non rischiare la vita, il secondo ha a che fare con le condizioni di vita e sicurezza delle isole greche che il Trattato valutava ideali  in attesa delle operazioni riguardanti la procedura di asilo e invece non lo sono affatto, l’ultimo punto è quello relativo al presunto rispetto dei principi fondamentali dei diritti umani.

Niente di più falso secondo Msf che tutti i giorni presidia le aree interessante dall’accordo e infatti descrive una realtà completamente diversa: uomini, donne e bambini si trovano quotidianamente bloccati in zone non sicure al di fuori dell’Europa, con l’impossibilità di fuggire e pertanto costretti a imbarcarsi verso rotte sempre più pericolose pur di raggiungere il Vecchio Continente, oppure fermi negli hotspot della Grecia dove vivono in condizioni precarie. Fa sapere Jayne Grimes, psicologa di Msf a Samo: «L’accordo sta producendo un impatto diretto sulla salute dei più vulnerabili, la percentuale di pazienti con sintomi di ansia e depressione è più che raddoppiata e quella di disturbi da stress post traumatico è triplicata».

Oxfam usa parole ancora più dure: «L’accordo Ue-Turchia ha trasformato la Grecia in un “laboratorio” per le fallimentari politiche di chiusura dell’Unione Europea nei confronti di decine di migliaia di migranti. Si contano oltre 29.000 registrati dall’Unhcr dal 20 marzo 2016, in gran parte di persone provenienti da Paesi come Siria, Iraq e Afghanistan (circa l’86%)». Sono politiche scellerate che costringono i rifugiati ad adattarsi a sopravvivere in condizioni che di umano non hanno niente, basti guardare il sovraffollamento nelle isole greche. I minori rappresentano l’anello debole di tutta quanta la faccenda, perché «oltre al trauma di essersi dovuti lasciare alle spalle un’intera vita per scappare da guerre e persecuzioni, negli ultimi 12 mesi hanno dovuto sopportare anche la disumanità alla quale sono stati sottoposti». Non a caso in molti hanno trascorso l’inverno completamente esposti al freddo, dentro le tende, privati di assistenza medica e psicologica. A questo, si aggiunge, secondo Oxfam, l’assoluta inadeguatezza delle procedure di richiesta di asilo, poco chiare e in concreto rese inattuabili da una serie costante di ostacoli che poi impediscono il diritto di ricevere protezione. La conclusione di Oxfam a un anno dall’accordo Turchia-Ue è quella di «un modello catastrofico da non replicare».

Amnesty International tuona: «È una vergognosa macchia sulla coscienza collettiva dell’Europa», con l’aggravante di ritenere la Turchia un Paese sicuro e ricordando che il Trattato «non ha raggiunto gli obiettivi che si era dato ma ha lasciato migliaia di persone in condizioni squallide e insalubri sulle isole della Grecia». Per Amnesty è un anniversario nero nella storia della protezione dei rifugiati, come dice John Dalhuisen, direttore per l’Europa dell’Organizzazione, un giorno in cui i leader europei hanno sottovalutato il costo di ciò che l’accordo avrebbe comportato in termini di miseria umana.

Non molto diversa la posizione di Unicef, che attraverso la voce di Afshan Khan, direttore regionale e coordinatore speciale dell’Unicef per la Crisi di Rifugiati e Migranti in Europa dichiara: «Pur essendoci stata un’importante diminuzione nel numero totale di bambini in transito in Europa dallo scorso marzo, le minacce e le sofferenze che i bambini rifugiati e migranti devono sopportare sono aumentate; è un circolo vizioso per cui i bambini che scappano dalle sofferenze poi finiscono per fuggirne di nuovo e affrontar quella che di fatto è una detenzione o un totale abbandono».

 

 

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