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Greenpeace: l’industria della carta sta distruggendo la Taiga

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I produttori di carta e le aziende ad essa correlate stanno mettendo a repentaglio la sopravvivenza di una delle foreste vergini più importanti d’Europa, la Taiga russa. Così Greenpeace lancia l’accusa e, insieme, il campanello d’allarme attraverso il suo report “Eve on the Taiga”.

Con un’estensione di ben 16 milioni di chilometri quadrati, la Taiga russa fa parte dell’ecosistema della Grande Foresta del Nord ed è attualmente quel poco di incontaminato che resta sul nostro Pianeta.

Greenpeace non usa mezzi termini nel suo rapporto e, a proposito della regione russa di Arcangelo, parla esplicitamente di “miniera di legname”, volendo sottolineare come l’industria del legno e della carta stiano facendo man bassa di risorse naturali. Effettivamente, esistono dati e numeri a sostegno della denuncia di Greenpeace: tra il 2000 e il 2015 la Foresta Dvinsky è andata incontro a una perdita di più di 300 ettari di Paesaggi Forestali Intatti. Una situazione, questa, che, tra le tante ricadute negative, ha gravemente minacciato l’habitat delle renne selvatiche, specie già in via di estinzione.

La nota organizzazione ambientalista si scaglia in maniera particolare contro Arkhangelsk Pulp & Paper Mill (APPM), impegnata nel commercio della carta e della cellulosa che, stando a Greenpeace, starebbe condizionando in maniera negativa la protezione della Foresta Dvinsky. E, si legge di seguito, «tra i clienti di APPM risultano anche brand italiani come la Fornaroli Carta SpA, e Kiev Cardboard and Paper Mill che vende i propri prodotti a famosi marchi come McDonald, PepsiCo, Nestlé, Unilever, Mondelez e Auchan».

Com’è facile intuire, si tratta di una situazione che coinvolge un gran numero di aziende e multinazionali in un circolo vizioso che però sta portando verso la distruzione.

Conclude Martina Borghi, di Greenpeace Italia: «La distruzione della Foresta Dvinsky e degli altri Paesaggi Forestali Intatti della regione di Arcangelo si fermerebbe se venisse interrotto il flusso di prodotti derivati da questa deforestazione verso i mercati internazionali, compresa l’Unione europea e l’Italia. È dovere di queste aziende fermare la distruzione di una delle ultime foreste vergini d’Europa»

 

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