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La lingua ascoltata nel ventre della madre non si dimentica, lo studio olandese

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Il neonato viene al mondo senza connotati cognitivi oppure i precedenti mesi trascorsi nel liquido amniotico materno sono in realtà già la prima fase di apprendimento? Per anni il mondo scientifico si è interrogato su questo punto, mostrando pareri discordi e tesi varie, fino a giungere a una conclusione più o meno unanime, dopo centinaia e centinaia di esperimenti: il feto non è una tabula rasa, ha le sue competenze.

Un recentissimo studio condotto dai ricercatori dell’Istituto olandese Max Planck si è concentrato sul linguaggio, giungendo a una conclusione: la lingua ascoltata prima di nascere e nei primissimi mesi di vita si imprime in maniera indelebile nel cervello. Praticamente, secondo lo studio, non viene più dimenticata, persino se in futuro il soggetto non avrà occasione di parlarla.

L’esperimento effettuato dal gruppo dei ricercatori è veramente interessante: gli studiosi hanno preso in esame un gruppo di adulti cresciuti in famiglie olandesi ma tutti originari della Corea, adottati quando erano piccoli. Ognuno di loro parlava il fiammingo (una delle lingue presenti in Olanda) ma non il coreano. Tuttavia è stato rilevato che quando, attraverso un corso, è stato chiesto loro di imparare la lingua d’origine si sono dimostrati molto più bravi e capaci rispetto ai coetanei nati e cresciuti da famiglie olandesi.

Un caso? Pare di no, perché i madrelingua coreani – chiamati a ruolo di giudici – hanno ascoltato le registrazioni e riscontrato come le persone adottate siano state capaci di pronunciare con una certa disinvoltura suoni particolarissimi che non esistono né in fiammingo né in inglese.

I ricercatori hanno pertanto avanzato un’ipotesi per niente surreale, vale a dire che il linguaggio ascoltato prima di nascere e poi nei primi mesi di vita sia in grado di influenzare la capacità di percepire i suoni come anche quella di produrli. Il che starebbe a significare che il cervello del feto e del neonato sia già naturalmente predisposto per il linguaggio che utilizzerà in futuro.

Un esperimento, questo, da prendere in considerazione perché è già stato ampiamente appurato da più ambienti scientifici come in effetti il neonato preferisca ascoltare le voci note quando era un feto – prima di tutte quella della madre – mentre non ami in maniera particolare quella degli estranei. Come anche è stato riscontrato da diversi studi che subito dopo la nascita, il bambino riconosca e preferisca le lingue con un ritmo simile a quello al quale è già stato abituato.

Dunque, l’ultimo esperimento condotto dal team olandese confermerebbe non solo le abilità linguistiche del neonato ma addirittura qualcosa di simile a una conoscenza della lingua d’origine, seppure poi interrotta subito dopo essere venuto al mondo. Come dire, tutto lascia traccia e niente si consuma nel nulla.

 

 

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