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In Sud Sudan si muore di fame, servono aiuti subito

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«Le nostre peggiori paure si sono concretizzate. Molte famiglie hanno esaurito qualsiasi mezzo per sopravvivere», ha detto Serge Tissot, rappresentante della FAO in Sud Sudan. Le agenzie delle Nazioni Unite ci informano di una realtà terribile: 100.000 persone corrono il rischio concreto di morire di fame mentre un altro milione e mezzo sta andando incontro a una catastrofica carestia. Così si arriva a una stima successiva che confina circa 5,5 milioni di persone – vale a dire metà dell’intera popolazione del Sud Sudan – entro una situazione di povertà estrema, proprio a cominciare dal cibo.

Sempre che, dicono le Nazioni Uniti, giungano ulteriori aiuti – perché quelli della Fao, dell’Unicef e delle altre organizzazioni non sono bastati – e in maniera piuttosto rapida.

Ricordiamo che in Sud Sudan è in atto una guerra civile che dall’inverno del 2013 sta insanguinando il Paese, un conflitto cruento su basi etniche innescato dal gruppo dei Dinka nei confronti dei membri del Neur, il gruppo etnico di Machar. Lo scontro ha generato migliaia di morti e una fuga di massa pari a 1,5 milioni di persone.

L’economia del Sud Sudan è prevalentemente agricola, pertanto si comprenderà bene come la guerra abbia gettato la popolazione nella disperazione più totale, tanto che la vita dei sudsudanesi dipende da «qualsiasi pianta o pesce riescano a trovare», come ha dichiarato Tissot. La zona più critica riguarda il Nord del Paese e, come un virus, è in grado di contagiare presto tutto il Sud Sudan. Il rapporto delle Nazioni Unite dice con una certa urgenza: «Se verranno forniti aiuti in modo duraturo e adeguato con urgenza, nei prossimi mesi la situazione potrà migliorare e potranno essere alleviate ulteriori sofferenze».

Ma al momento è la stessa Onu a definire la crisi alimentare come la peggiore dall’inizio della guerra, tant’è che molti dei convogli umanitari sono stati bloccati o respinti tanto dalle forze governative sudsudanesi quanto da quelle d’opposizione, incidendo in maniera profonda sul destino di circa 250.000 bambini afflitti da gravi problemi di malnutrizione per i quali se non si fa qualcosa immediatamente la morte sarà molto più che prossima.

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