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Università: boom di iscritti nel mondo

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I giovani di tutto il mondo sognano la laurea. E’ quanto emerge dai dati del report scientifico dell’Unesco, “Towards 2030” che fotografa un mondo pieno di studenti universitari, ben 200 milioni in tutto il pianeta, che potrebbero salire a 260 mila tra 8 anni. Un giovane su tre in età universitaria, quindi, frequenta un ateneo con il sogno della corona d’alloro, contro il 14% del 1996.

L’ultimo report scientifico dell’Unesco, un documento da 800 pagine redatto da 46 collaboratori in cinque continenti e concluso nel dicembre 2016, racconta inoltre di 54 Stati in cui la metà dei giovani sono impegnati sui libri universitari, contro i 5 Paesi di circa vent’anni fa.

Andando ad analizzare le varie nazioni del mondo, emerge che al primo posto in quasi tutti i raking scolastici ci sono la Finlandia e la Corea del Sud, quest’ultima che vanta il 70% dei 30-34enni laureati. Ed è proprio l’Oriente a dimostrare il maggiore impegno e investimento sul fronte dell’istruzione e dell’aumento delle competenze professionali. La Malesia, ad esempio, ha pianificato di diventare il sesto approdo assoluto per studenti internazionali a partire dal 2020, mentre per quello stesso anno il governo vietnamita punta ad avere 20.000 dottorati universitari in più. In Cina, invece, sono circa 9,5 milioni i giovani che ogni anno provano ad accedere all’università scontrandosi con l’esame di ammissione necessario che dura nove ore divise in due giorni. Primato anche per Taiwan dove ha sede l’università più internazionalizzata al mondo, la China Medical University: qui il 93,9% dei suoi lavori è pubblicato in collaborazione con altri atenei.

Ma quali sono le università migliori al mondo? Sono diversi gli studi, le classifiche e i parametri utilizzati per giudicarle. Tra questi, c’è l’Higher Times Education, ranking più noto, secondo cui le prime dieci università, di cui 6 americane, 3 inglesi e una svizzera, sono: Oxford, California Technology, Stanford, Cambridge, Massachusetts Technology , Harvard University, Princeton, Imperial College London, Eth Technology di Zurigo, Berkeley.

Negli Usa, inoltre, viene ospitato il maggior numero di studenti di dottorati internazionali e 19 delle 20 università che producono le ricerche più citate sono nordamericane. Nota dolente sono però i costi dei college per gli studenti americani: il loro debito è salito alla cifra di 1.200 miliardi di dollari.

Da questa parte dell’oceano, invece, non se la passano certo male le università europee. Se nel mondo, oggi, ci sono 7,8 milioni di ricercatori universitari, nel nostro continente c’è la quota più consistente: il 22 %. L’Unione europea, inoltre, guida la classifica delle pubblicazioni universitarie, mentre è la Germania il Paese con il maggiore tasso di innovazione.

A fare la propria parte a livello di eccellenze è anche l’Italia, anche se restano problemi di investimenti non adeguati e difficoltà a fare sistema. Spicca la buona prassi di Trieste, decima università al mondo per internazionalizzazione, ma il Paese attrae pochi stranieri: solo l’11% dei dottorandi viene dall’estero quando in Francia sono il quadruplo. Infine i nostri laureati restano il 25,3% della popolazione tra i 30 e i 34 anni, ben lontano dal 40% entro il 2020 scritto nell’agenda di Lisbona.

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