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Inquinamento e demenza, esiste un legame

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«Abitare vicino a strade molto trafficate aumenta il tasso di demenza, ma non ci sono collegamenti con il Parkinson e la sclerosi multipla». Questo quanto dichiarato dall’Organizzazione mondiale della sanità e pubblicato sulla rivista scientifica Lancet. La ricerca è stata effettuata su un campione di 6,6 milioni di persone residenti nella provincia canadese di Ontario, nella fascia d’età compresa tra i 20 e gli 85 anni. Successivamente le persone sono state suddivise in due gruppi: uno composto di adulti tra i 20 e i 50 anni e un altro di persone tra i 55 e gli 85 anni. I risultati dello studio – stando alla Public health Ontario (Pho) – hanno messo in luce che i residenti nel raggio di 50 metri da strade trafficate mostrano un rischio di andare incontro alla demenza del 7% in più rispetto a coloro che vivono a una distanza di 200 metri o oltre dalle stesse vie. Il perché di tale divario tra gli uni e gli altri lo ha spiegato la professoressa di biochimica all’ospedale Sum di Bhubaneswar, in India, Viyatprajna Acharya: «Queste persone sono soggette a una duplice esposizione al rumore e all’inquinamento atmosferico; il rumore causa l’eccitabilità neuronale, che può portare a disordini neurologici. Il miscuglio di inquinanti presente nell’aria provoca infezioni croniche del tratto respiratorio e aumenta la produzione di ossidanti nel corpo. Questo, alla lunga, può avere ripercussioni sul cervello e sul sistema nervoso e causare la demenza. Lo studio pubblicato dai ricercatori della Pho non è altro che una conferma».

E, aggiunge l’esperta, «a causa della crescita della popolazione e della rapida urbanizzazione i cittadini si spostano sempre più in prossimità di strade molto trafficate. L’esposizione di queste persone al rumore e la cattiva qualità dell’aria potrebbero rappresentare un grande problema per la sanità pubblica».

I dati Oms del 2015 avevano calcolato un numero di persone affette da demenza pari a 47,5 milioni, ma ci si aspetta che questa sia una quota destinata a salire fino a 75 milioni entro il 2030. Risulta piuttosto intuibile come i Paesi in via di sviluppo come l’India o la Cina siano esposti a un rischio maggiore data la selvaggia crescita industriale. Tali Paesi dovrebbero rendere prioritaria la gestione del traffico, secondo la dottoressa Acharya e privilegiare il modello delle smart city, piuttosto che optare per modelli cittadini metropolitani.

L’allarme è stato lanciato e in definitiva si susseguono studi e ricerche che danno sempre lo stesso evidente risultato: agire sull’inquinamento è una questione non rimandabile. Le implicazioni sulla salute sono troppe e si estendono, come abbiamo visto, fino al rischio di contrarre demenza. Gli urbanisti, è chiaro, dovrebbero tenere conto del traffico e dell’inquinamento atmosferico quando danno il via ai loro piani di sviluppo.

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