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Italia: l’economia per l’1% o per il 99%? (seconda parte)

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Ieri abbiamo avuto modo di esaminare i dati sconcertanti pubblicati dall’Oxfam Briefing Paper di gennaio 2017, dedicato alle diseguaglianze e all’attuale distribuzione della ricchezza (leggi l’approfondimento). Oggi proviamo a soffermarci sull’inserto dedicato alla situazione italiana.

Solo due elementi per introdurre la lettura. Nel 2016, rispetto alla distribuzione della ricchezza nazionale, il 20% più ricco degli italiani detiene oltre il 69% della ricchezza nazionale, il successivo 20% controlla il 17,6%, mentre al 60% più povero rimane appena il 13,3% della ricchezza.

Così per il reddito disponibile pro-capite nazionale.  Quasi la metà dell’incremento (45%) è andato a vantaggio del 20% più ricco. “In particolare, il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani. La sperequazione desta ancor più allarme se ci si sofferma sulla quota di incremento del reddito ricevuta nell’arco degli oltre vent’anni in esame dal 10% più povero dei nostri connazionali: un risicato 1% corrispondente ad appena 4 dollari pro-capite all’anno”.

Questi dati evidenziano che il problema non risiede solo nell’ampliamento della fascia di popolazione sotto la soglia di povertà o a rischio povertà. Il problema consiste anche nella rapida polarizzazione delle ricchezza che tende, quindi, ad allargare la forbice della disparità sociale e a “proletarizzare” settori sempre più larghi di ceto medio.

È solo una mia impressione o il dibattito politico è lontano mille miglia da questi cambiamenti che, in realtà, modificano in modo radicale la struttura sociale del Paese e la condizione di vita di milioni di persone? Eppure la grande questione del superamento delle diseguaglianze dovrebbe rappresentare la ragion d’essere dei movimenti di ispirazione socialista e cattolico-sociale. E queste radici culturali, a loro volta, dovrebbero ispirare un grande partito che da anni ha responsabilità di governo! D’altra parte la stessa tradizione liberale ha sempre ritenuto che disparità così marcate rappresentassero vere e proprie patologie del sistema.

Per decine di anni abbiamo pensato che l’Italia fosse un Paese nel quale gli “squilibri” del capitalismo fossero attenuati da un radicato movimento sindacale, da una sinistra (o centrosinistra) politica molto estesa e dalla forte presenza della cultura cattolica. Oggi rimane solo qualche voce, proveniente soprattutto dalla Chiesa di papa Francesco, a ricordarci il dramma della povertà estrema e dell’immigrazione. Ma la lotta alla diseguaglianza sembra scomparsa dall’agenda politica. Ormai questo tema, nel disinteresse generale, sembra riguardare soltanto qualche soggetto del Terzo settore, le indagini di Oxfam e la ricerca  di Thomas Piketty. Naturalmente nessuno si meravigli se il sistema Paese non funziona, la sfiducia è generalizzata e la coesione sociale è diventata una chimera.

 

DISUGUITALIA  

I dati sulla disuguaglianza economica in Italia. Inserto del rapporto “Un’Economia per il 99%” a cura di Oxfam Italia

LA DISUGUAGLIANZA IN ITALIA: RICCHEZZA NAZIONALE

In occasione del nuovo rapporto di Oxfam, “Un’Economia per il 99%”, pubblichiamo un sintetico aggiornamento sulla dimensione statica della distribuzione della ricchezza netta in Italia nell’anno appena conclusosi. La rielaborazione di Oxfam si basa su dati, modello econometrico e metodologia di stima utilizzati da Credit Suisse nella background research relativa ai più recenti Global Wealth Report e Global Wealth Databook dell’istituto di credito elvetico e permette di fotografare gli squilibri distributivi e gli eccessi nella concentrazione della ricchezza netta in Italia nello scorso anno.

Nel 2016 la distribuzione della ricchezza nazionale netta (il cui ammontare complessivo si è attestato, in valori nominali, a 9.973 miliardi di dollari) vedeva il 20% più ricco degli italiani detenere poco più del 69% della ricchezza nazionale, il successivo 20% (quarto quintile) controllare il 17,6% della ricchezza, lasciando al 60% più povero dei nostri concittadini appena il 13,3% di ricchezza nazionale. Il top-10% della popolazione italiana possiede oggi oltre 7 volte la ricchezza della metà più povera della popolazione. Confrontando il top- 1% della popolazione italiana con i primi decili più poveri, il risultato è ancora più sconfortante. La ricchezza dell’1% più ricco degli italiani (in possesso oggi del 25% di ricchezza nazionale netta) è oltre 30 volte la ricchezza del 30% più povero dei nostri connazionali e 415 volte quella detenuta dal 20% più povero della popolazione italiana. Nel 2016 la ricchezza dei primi sette dei 151 miliardari (in dollari 2016) italiani della lista Forbes equivaleva alla ricchezza netta detenuta dal 30% più povero della popolazione (ovvero 80 miliardi di euro, tenuto anche dell’indebitamento del primo decile della popolazione per un ammontare pari allo 0.07% della ricchezza netta complessiva degli italiani).

LA DISUGUAGLIANZA IN ITALIA: REDDITO DISPONIBILE PRO-CAPITE NAZIONALE

Rielaborando i dati dalle indagini sui livello di reddito e dei consumi del World Panel Income Distribution Database di Lakner e Milanovic, Oxfam ha ricostruito e analizzato la distribuzione del surplus di reddito pro capite registrato nel periodo 1988-2011 su scala globale. Quasi il 46% dell’incremento del reddito disponibile pro-capite globale è stato appannaggio del 10% più ricco della popolazione mondiale a fronte di appena il 10% ricevuto dalla metà più povera della popolazione del pianeta. I dati italiani rivelano per il periodo in esame un incremento complessivo del reddito nazionale pari a 220 miliardi di dollari (a parità del valore di acquisto nell’anno di riferimento 2005). Come per la ricchezza, anche per il reddito disponibile pro-capite nazionale quasi la metà dell’incremento (45%) è fluito verso il top-20% della popolazione, di cui il 29% al top-10%. In particolare, il 10% più ricco della popolazione ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani. La sperequazione desta ancor più allarme se ci si sofferma sulla quota di incremento del reddito ricevuta nell’arco degli oltre vent’anni in esame dal 10% più povero dei nostri connazionali: un risicato 1% corrispondente ad appena 4 dollari pro-capite all’anno.

Oxfam mette ancora una volta in luce come dal 1999 al 2013 (ultimo anno in cui il dato è disponibile) la crescita dei redditi da lavoro salariato (su scala globale e in termini reali) fosse in netto ritardo sull’aumento della produttività del lavoro. Un dato che evidenzia come la crescita della produttività e un aumento di output globale non si traducono in un incremento proporzionale delle retribuzioni dei lavoratori, facendo venire meno il legame fra produttività e prosperità. Gli ultimi dati Eurostat confermano inoltre che i livelli retributivi non solo non ricompensano adeguatamente gli sforzi dei lavoratori, ma risultano sempre più spesso insufficienti a supplire alle necessità dei singoli e delle famiglie. Non ne è esente il continente europeo, pur essendo tra le regioni con i redditi più alti al mondo. L’Italia, in particolare, con un tasso di occupati a rischio di povertà pari nel 2015 a 11,5% dell’intera forza lavoro nazionale in età compresa fra i 15 e i 64 anni, è sotto di ben due punti percentuali alla media europea (9,5%) stimata nel 2015.

LA DISUGUAGLIANZA PERCEPITA E L’URGENZA DI AGIRE

Reddito e ricchezza rappresentano le due dimensioni in cui i cittadini italiani percepiscono oggi le disuguaglianze più pronunciate. Accanto dunque alle misure e stime degli squilibri distributivi, emerge una netta percezione di iniquità nella distribuzione delle risorse, più marcata persino delle disparità nell’accesso al mondo del lavoro, ai servizi e alla disuguaglianza di genere. E’ quanto emerge dalla recente indagine demoscopica condotta per Oxfam Italia dall’Istituto Demopolis sulla percezione della disuguaglianza nel nostro paese e sul consenso a misure di giustizia fiscale avanzate da Oxfam. Un’indagine che esorta la classe politica italiana a prendere provvedimenti efficaci, identificando come urgenti e prioritari misure di contrasto delle disuguaglianze.

Indagine Demoscopica dell’Istituto Demopolis per Oxfam Italia (ottobre 2016). Il reddito e la ricchezza (patrimonio) sono stati identificati dai rispondenti come risposte preferenziali alla domanda (con risposta multipla consentita):

A suo avviso in quali ambiti si manifestano oggi le più forti disuguaglianze fra i cittadini oggi in Italia?

REDDITO                                                                                                          76%

PATRIMONIO                                                                                                  63%

OPPORTUNITA’ DI ACCESSO AL MDL                                                     60%

ACCESSO AI SERVIZI SANITARI                                                               54%

RESIDENZA IN AREE A DIFFERENTE TASSO DI SVILUPPO           42%

ISTRUZIONE                                                                                                   31%

GENERE                                                                                                           19%

 

Indagine Demoscopica dell’Istituto Demopolis per Oxfam Italia (ottobre 2016). Risposta del campione alla domanda:

Le politiche per ridurre le disuguaglianze fra cittadini sono …

IMPORTANTI MA NON URGENTI                                                                 14%

NE’ PRIORITARI NE’ URGENTI                                                                       6%

PRIORITARIE E URGENTI                                                                               80%

Calcio responsabile: B Solidale
BES: l’andamento degli indicatori nel 2016

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