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BES 2016. Le misure del benessere equo e sostenibile

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Torniamo a parlare del quarto rapporto Istat sul Benessere Equo e Sostenibile (leggi l’articolo), per conoscere meglio i diversi ambiti tematici presi in considerazione. A tal fine proponiamo ai lettori un paragrafo della presentazione del Rapporto 2016 che consente di approfondire, per l’appunto, le misure del benessere equo e sostenibile.

Nell’occasione, inoltre, sembra opportuno segnalare due importanti novità di cui tiene conto l’indagine 2016.  “La prima – sostiene Giorgio Alleva presidente dell’Istat – è l’inclusione degli indicatori di benessere equo e sostenibile tra gli strumenti di programmazione e valutazione della politica economica nazionale, come previsto dalla riforma della Legge di Bilancio, entrata in vigore nel settembre scorso. L’articolo 14 della riforma prevede che un Comitato, appositamente nominato, selezioni gli indicatori utili alla valutazione del benessere sulla base dell’esperienza maturata a livello nazionale e internazionale. La normativa prevede poi la redazione da parte del Ministero dell’economia e delle finanze di due documenti, redatti sulla base dei dati forniti dall’Istat: il primo, allegato al Documento di Economia e Finanza, in cui si descrive l’andamento nell’ultimo triennio degli indicatori di benessere nonché le previsioni sulla loro evoluzione; il secondo, da presentare al Parlamento entro il 15 febbraio di ogni anno, in cui viene esaminata l’evoluzione dell’andamento degli indicatori di benessere sulla base degli effetti determinati dalla legge di bilancio per il triennio in corso.

La seconda novità è rappresentata dall’approvazione da parte delle Nazioni Unite dell’Agenda globale 2030 per lo sviluppo sostenibile e dei suoi 17 obiettivi articolati in 169 target e oltre 200 indicatori, con i quali vengono delineate a livello mondiale le direttrici dello sviluppo sostenibile dei prossimi anni. “Le analogie tra i gli indicatori del Bes e gli SDGs sono molteplici – sottolinea Alleva. La finalità comune è quella di offrire un quadro integrato di informazioni quantitative e, nel caso degli SDGs, comparabile a livello internazionale, per la misurazione del benessere e dello sviluppo sostenibile”.

 

Le misure del benessere equo e sostenibile

In questo scenario si inserisce lo sviluppo del progetto BES, realizzato dall’Istat – inizialmente in collaborazione con il CNEL – attraverso un Comitato di indirizzo sulla misurazione del progresso della società italiana composto da rappresentanze delle parti sociali e della società civile. L’Istat ha inoltre costituito una Commissione scientifica di esperti dei diversi domini riconducibili al benessere, con lo scopo di individuare gli indicatori statistici più adeguati al fine di misurare le dimensioni individuate dal Comitato di indirizzo.

Complessivamente sono stati individuati 12 domini e 130 indicatori, che tengono conto sia di aspetti che hanno un diretto impatto sul benessere umano e ambientale sia di quelli che misurano gli elementi funzionali al miglioramento del benessere della collettività e dell’ambiente che la circonda.

I diversi domini sono stati definiti dal Comitato di indirizzo come segue:

  1. La salute. Dimensione essenziale del benessere individuale, la salute incide su tutte le dimensioni della vita delle persone e in tutte le sue diverse fasi, modificando le condizioni di vita e condizionando i comportamenti, le relazioni sociali, le opportunità e le prospettive dei singoli e, spesso, delle loro famiglie.
  2. L’istruzione e la formazione. I percorsi formativi hanno un ruolo fondamentale nel fornire agli individui le conoscenze, le abilità e le competenze di cui hanno bisogno per partecipare attivamente alla vita della società e all’economia del Paese. Inoltre, livelli di competenze più elevati possono avere effetti positivi sul benessere delle persone relativamente alla salute, alla partecipazione sociale e alla soddisfazione personale.
  3. Il lavoro e la conciliazione dei tempi di vita. Il lavoro costituisce l’attività basilare di sostegno materiale e di realizzazione delle aspirazioni individuali. La piena e buona occupazione è uno dei parametri principali della stabilità economica, della coesione sociale e della qualità della vita. Obiettivo di questo dominio è misurare sia la partecipazione al mercato del lavoro sia la qualità del lavoro, qualificando i diversi segmenti dell’occupazione in relazione alla stabilità del lavoro, al reddito, alle competenze, alla conciliazione degli orari tra tempi di lavoro, personali e familiari, alla sicurezza del lavoro e nel lavoro, alla partecipazione dei dipendenti alla vita dell’impresa/ ente/amministrazione, alla soddisfazione soggettiva verso il lavoro.
  4. Il benessere economico. È il mezzo attraverso il quale un individuo riesce ad avere e sostenere un determinato standard di vita. Un’analisi del benessere economico fa riferimento al reddito, alla ricchezza, alla capacità di consumo, ma anche ad alcune dimensioni di benessere materiale che tali strumenti permettono di acquisire (condizioni abitative, possesso di beni durevoli, ecc.).
  5. Le relazioni sociali. I rapporti che si intrattengono con gli altri e la rete sociale nella quale si è inseriti non solo influiscono sul benessere psicofisico dell’individuo, ma rappresentano una forma di “investimento” che può rafforzare gli effetti del capitale umano e sociale.
  6. La politica e le istituzioni. La qualità e la correttezza del processo di decisione politica sono essenziali per la fiducia nelle istituzioni e per il buon funzionamento della democrazia. Apertura e trasparenza migliorano i servizi pubblici e riducono i rischi di frode, corruzione e cattiva gestione dei fondi pubblici. Una società coesa esiste solo se i cittadini hanno fiducia nelle loro istituzioni e nella pubblica amministrazione. L’opportunità di partecipare al processo decisionale è elemento rilevante per la qualità della vita.
  7. La sicurezza. Essere vittima di un crimine può comportare una perdita economica, un danno fisico e/o un danno psicologico dovuto al trauma subito. L’impatto più importante della criminalità sul benessere delle persone è il senso di vulnerabilità che determina. La paura di essere oggetto di atti criminali può influenzare molto le libertà personali, la qualità della vita di un individuo e lo sviluppo dei territori.
  8. Il benessere soggettivo. Con questo dominio si intende misurare il benessere percepito dalle persone rilevando opinioni soggettive sulla propria vita. Queste informazioni soggettive forniscono un’informazione complementare, e allo stesso tempo in qualche modo omnicomprensiva, a quella fornita dai dati oggettivi.
  9. Il paesaggio e il patrimonio culturale. Il paesaggio, la ricchezza e la qualità del patrimonio artistico, archeologico e architettonico hanno una rilevanza particolare nel caso italiano. Il diritto alla bellezza e la tutela del paesaggio non sono un’attività “fra altre” dello Stato, ma una delle sue missioni più proprie, pubblica e inalienabile.

L’articolo 9 della Costituzione recita infatti: “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”.

  1. L’ambiente. Considerato come il capitale naturale che influenza il benessere umano in molteplici domini sia direttamente attraverso le risorse sia indirettamente attraverso i servizi, l’ambiente condiziona fortemente la vita dei cittadini, dalle risorse che alimentano la produzione e l’economia, al piacere che ci dà il contatto con la natura.
  2. La ricerca e l’innovazione. Esse danno un contributo fondamentale allo sviluppo sostenibile, tanto più importante in un’economia, come quella italiana, che mostra un pesante ritardo in un contesto che attende risposte alle sfide del cambiamento economico, demografico e sociale.
  3. La qualità dei servizi. L’analisi del benessere richiede una valutazione della dotazione infrastrutturale e dei servizi riletta alla luce della loro efficacia, del grado di utilizzo, delle misure di accessibilità, della qualità del servizio generato.

Partendo dai 12 domini definiti dal Comitato d’indirizzo, la Commissione scientifica, costituita da esperti dell’Istat e da accademici esperti delle diverse discipline, ha avuto il compito di definire gli indicatori con cui misurare il benessere in ciascuna dimensione. Per fare questo si è organizzata in 12 gruppi tematici che hanno seguito alcune regole generali condivise:

  • Il numero degli indicatori di base, per dominio, doveva essere contenuto e chiaramente finalizzato al benessere. L’obiettivo non era di monitorare in modo esaustivo il tema del dominio, compito che avrebbe richiesto un set molto ampio di informazioni vista la vastità dei temi trattati, ma di misurare gli aspetti che maggiormente contribuiscono, dal punto di vista tematico, a misurare il benessere individuale e sociale e disporre di indicatori direttamente o inversamente correlati al concetto di benessere che si voleva misurare, evitando indicatori che si prestano a letture ambigue.
  • La scelta doveva privilegiare indicatori disponibili con regolarità in modo da consentire analisi delle tendenze dei diversi fenomeni.
  • La scelta degli indicatori non doveva essere limitata a quelli confrontabili con altri paesi ma doveva sfruttare al massimo le fonti di dati ufficiali nazionali. La confrontabilità internazionale non è l’obiettivo principale del Bes, anche se va salvaguardata laddove non comporta perdite informative.
  • Bisognava evitare che lo stesso indicatore fosse adottato in più di un dominio. La scelta doveva essere compiuta in base al criterio di rilevanza.
  • Tutti gli indicatori dovevano garantire la disponibilità di informazione a livello regionale (NUTS2).
  • Gli indicatori avrebbero dovuto essere, per quanto possibile, disaggregabili anche per variabili strutturali come sesso, età, titolo di studio, status sociale, tipologia familiare.

Il presente volume costituisce la quarta annualità del rapporto BES.

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