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In attesa del Natale – Don Lorenzo Milani

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Natale è festa pagana ma da tempo, per molti, è diventata festa cristiana. Negli ultimi anni, però, al Natale del solstizio d’inverno e al Natale della nascita di Gesù si è sovrapposto il Natale consumistico, una festa “importante” ma priva di senso.

In redazione avevamo due possibili scelte: continuare anche in questi giorni a trattare i nostri temi consueti, limitandoci al più a inserire qualche piccolo riferimento grafico alle festività, oppure “prendere sul serio” il Natale e dedicare attenzione a questa ricorrenza, cercando di andare oltre la ritualità.

Abbiamo optato per questa seconda scelta. Siamo andati alla ricerca di qualche riflessione “fuori dal coro”  e senza riferimento all’attualità, che ci aiutasse a capire il senso più profondo del Natale. Come vedrete, da laici, abbiamo chiesto aiuto a “uomini e donne di fede”. Con loro faremo un breve cammino che ci porterà al 25 dicembre. Buona lettura. 

 

Don Lorenzo Milani, Natale 1950 
Articolo comparso su Adesso, la rivista di Primo Mazzolari

“Per loro non c’era posto”

C’era una volta un ricco che aveva tre grandi ville.
Viveva in una nazione povera.
Una nazione dove 8 figlioli su 10 conoscono fin da piccini tutta la vita coniugale, perché la loro casa è d’una stanza sola, e di letti ne tocca uno ogni due o tre persone.
Dove molte sorelle conoscono da vicino i fratelli, qualche figliola il suo babbo. Dove i fidanzati rimandano il matrimonio per anni e anni. Finché un giorno son costretti a sposarsi in fretta perché son già in tre e così s’adattano anche loro a non aver più nessun intimo segreto col resto della famiglia.     Dove chi tossisce da anni dorme con i bambini ancora sani, ma sani per poco. Dove si letica e s’odia e non si riesce a convivere senza odiarsi perché è troppo grossa non aver neanche un buco dove poter dire: “siam soli”.
Anche Gesù avrà pietà di quest’odio. La sua mamma, la notte di Natale non volle andare all’albergo: “ Meglio una stalla che coabitare”. L’ha detto la Madonna !
Ci credo Signore: Non aver casa  è peggio che non aver  pane.

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