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Ferie solidali: i colleghi le donano 198 giorni per assistere la figlia disabile

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Trascorrere intere giornate di lavoro, fianco a fianco, offre la possibilità ai lavoratori di entrare in confidenza, condividere storie personali, affrontare i propri problemi e instaurare belle e durature storie di amore o di amicizia.

Un esempio eclatante di ciò che accade quotidianamente in migliaia di luoghi di lavoro italiani arriva dalla provincia di Vincenza dove in questi giorni i quotidiani locali hanno raccontato una bellissima storia di amicizia, empatia e solidarietà.

Tutto accade a Marostica, dove una lavoratrice di 30 anni, madre di una bambina di 6 anni colpita da una grave forma di disabilità, si è vista fare un regalo davvero speciale e senza prezzo dai suoi colleghi di lavoro.

Per consentirle di stare vicino alla sua bambina e di offrirle tempo e assistenza necessaria, senza tuttavia correre il rischio di perdere il prezioso posto di lavoro, i colleghi di lavoro hanno fatto ricorso alle cosiddette ferie solidali, donando alla donna alcuni giorni di ferie. La “colletta” ha permesso alla lavoratrice di ottenere 198 giorni di ferie, quindi ben 10 mesi con regolare stipendio, per assistere la sua bambina senza incorrere nel dramma della disoccupazione.

Una straordinaria boccata d’ossigeno per la madre che aveva già esaurito tutte le ferie, i permessi e il congedo da legge 104, e avrebbe quindi dovuto far ricorso all’aspettativa.

A partecipare alla catena solidale sono stati un centinaio di dipendenti dell’azienda nella quale la donna lavora da nove anni, come operatore a bordo macchina prima e poi come aiuto magazziniere. Ognuno ha rinunciato a uno o più giorni di ferie, qualcuno addirittura a un’intera settimana e la stessa azienda ha donato un’ulteriore settimana di ferie alla donna.

È stata la direzione a farsi portavoce in azienda dell’iniziativa, appendendo in bacheca una comunicazione in cui spiegava ai dipendenti come partecipare alla colletta. Per questa ragione a partecipare alla colletta sono stati anche lavoratori che non conoscono minimamente la donna interessata. Una dimostrazione in più che il donare fa felice prima di tutto il donatore.

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