aree protette

Pubblicato il 10 dicembre 2016

Quale futuro per le aree protette?

Il WWF ci ricorda che in questi giorni la Legge Quadro sulle Aree protette compie 25 anni. Secondo tutte le Associazioni ambientaliste la Legge 394/91 è stata utile ed efficace. “Un successo che si può leggere attraverso i numeri: 24 parchi nazionali, considerando anche quello del Golfo di Orosei e del Gennargentu (in realtà mai reso operativo), 134 parchi regionali, 27 aree marine protette, 2 parchi sommersi, il Santuario internazionale per la protezione dei mammiferi marini (frutto di un accordo internazionale tra Francia, Italia e Principato di Monaco) e 683 riserve tra statali e regionali e di altre tipologie (come ad esempio le oltre 100 Oasi WWF). La legge sui Parchi non solo ha segnato una crescita culturale in un’Italia che fino a quel momento non si era posta il problema di come tutelare e preservare i propri tesori di natura che diventavano, finalmente, un tesoro di tutti gli italiani, un bene così importante da meritare la tutela dello Stato”.

Certo, non proprio tutto è filato per il verso giusto come ci ricorda il FAI: “lmancata realizzazione di cinque parchi nazionali (Gennargentu, Egadi, Iblei, Eolie e Costa Teatina), la mancata gestione unitaria del Delta del Po, le grandi difficoltà delle Aree Marine Protette e fenomeni sintomatici quali il bracconaggio nell’area del Plemmirio, l’innaturale smembramento del Parco dello Stelvio, la vita difficile di tantissimi parchi regionali, le croniche difficoltà di personale, la rigidità dei bilanci, sono solo alcuni esempi di come sia acuta la crisi delle aree protette italiane e quanto sia necessario coinvolgere tutte le migliori energie e competenze per realizzare un sistema che permetta di custodire e valorizzare il patrimonio, unico, di biodiversità”.

Quindi, come hanno recentemente sostenuto in un documento congiunto le maggiori  Associazioni ambientaliste del Paese “il rilancio delle aree protette, e del ruolo che queste hanno, può certamente giovarsi di una modifica della legge, purché essa abbia le caratteristiche di una vera riforma che deve tenere conto della missione prioritaria delle aree protette, per ristabilire correttamente gli ambiti di competenza istituzionali in tema di conservazione della natura e garantire la presenza di figure professionali di competenza e qualità (sia sul piano politico d’indirizzo che su quello gestionale).  Una riforma, inoltre, che sappia sostenere Regioni ed Enti locali in una pianificazione coerente agli obiettivi di conservazione dei parchi, che spesso non possono essere perseguiti solo da azioni sviluppate all’interno dei confini dell’area protetta. Tutto ciò, evitando di consegnare gli Enti parco alle logiche di degenerazioni localistiche e partitiche”.

Purtroppo il disegno di legge di riforma approvato lo scorso 6 novembre in Senato non va nella direzione auspicata. Come sostiene la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi “venticinque anni fa la legge sui parchi nasceva grazie al consenso di un Parlamento unito per il bene della natura italiana: nel 2016, invece, una riforma, scritta senza la condivisione del mondo ambientalista e senza tener conto di una sensibilità ormai radicata nell’opinione pubblica, rischia di compromettere il futuro dei parchi italiani, di consentire speculazioni economiche e gestioni localistiche, di affidarne la rappresentanza e la gestione alla politica locale”. “Ma l’aspetto più grave della modifica approvata dal Senato è quello dello Stato centrale che si ritira dai suoi compiti costituzionali, che delega agli enti locali scelte e strategie di interesse nazionale – aggiunge Donatella Bianchi -. Allora dovremmo smettere di chiamarli parchi nazionali o aree marine protette e rassegnarci al modello Stelvio: se la riforma dovesse proseguire il suo cammino com’è stata approvata al Senato allora in questo 25° anniversario della 394 ci sarebbe davvero ben poco da festeggiare. Il WWF sarà in prima linea per far sì che i parchi continuino ad essere un tesoro nazionale”.

Di seguito il testo del comunicato sottoscritto da Ambiente e Lavoro, AIIG – Associazione Insegnanti di Geografia, Club Alpino Italiano, Centro Turistico Studentesco, Ente Nazionale Protezione Animali, FAI – Fondo Ambiente Italiano, Greenpeace Italia, Gruppo di Intervento Giuridico, Italia Nostra, LAV – Lega Antivivisezione, Legambiente, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, Pro Natura, SIGEA, WWF Italia

Senato approva gravi modifiche a legge quadro su aree protette

 

Né il Senato, né il Governo hanno accolto le osservazioni e le proposte di 17 associazioni ambientaliste e di centinaia di esperti e uomini di cultura, che hanno criticato in modo fermo e elaborato proposte migliorative. Risultato, una riforma sbagliata che chiediamo con forza venga modificata alla Camera. Non volendo cogliere il senso costituzionale che vede la tutela della natura in capo allo Stato, la riforma non valorizza il ruolo delle aree protette come strumento efficace per la difesa della biodiversità e non chiarisce il ruolo che devono svolgere la Comunità del Parco. Un testo che doveva rafforzare il ruolo e le competenze dello Stato centrale nella gestione delle aree marine protette, ma che in realtà continua a lasciare questo settore nell’incertezza e senza risorse adeguate. Perché non possiamo non sottolineare che questa riforma viene fatta senza risorse, che la legge approvata non riesce a delineare un orizzonte nuovo per il sistema delle aree protette e senza migliorare una normativa che, dopo 25 anni di onorato servizio, non individua una prospettiva moderna per la conservazione della natura nel nostro Paese. Numerosi e tutti molto preoccupanti sono i punti più critici del disegno di legge approvato al Senato:

  1. Una modifica della governance delle aree protette che peggiora la qualità delle nomine e non razionalizza sufficientemente la composizione del Consiglio direttivo, in cui viene prevista la presenza di portatori di interessi specifici e non generali come deve essere. Non vengono definiti strumenti di partecipazione dei cittadini né la previsione di comitati scientifici;
  2. Una governance delle Aree marine Protette che non prevede alcuna partecipazione delle competenze statali e individua Consorzi di gestione gli uni diversi dagli altri;
  3. L’assenza di competenze specifiche in tema di conservazione della natura di Presidente e Direttore degli Enti Parco;
  4. Un sistema di royaltiesche, pur legato ad infrastrutture ad alto impatto già esistenti, deve essere modificato per evitare di condizionare e mettere sotto ricatto i futuri pareri che gli enti parco su queste dovranno rilasciare;
  5. Una norma che attraverso la “gestione faunistica”, con la governance prevista, acuirà le pressioni del mondo venatorio;
  6. L’istituzione di un fantomatico Parco del Delta del Po senza che venga definito se si tratti o meno di un parco nazionale, quando peraltro la costituzione di questo, come Parco Nazionale, è già oggi obbligatoria ai sensi dalla legge vigente;
  7. Non si vietano le esercitazioni militari nei parchi e nei siti natura 2000;
  8. Non si garantisce il passaggio delle Riserve naturali dello Stato, del personale e delle risorse impegnato, ai parchi.

Sono alcuni dei motivi che fanno di questa riforma una riforma sbagliata, incapace di dare soluzioni ai problemi delle Aree Protette, ma addirittura tale da avvicinare troppo sino a sovrapporre pericolosamente i portatori d’interesse con i soggetti preposti alla tutela, svilendo la missione primaria delle aree protette e mettendole in ulteriore sofferenza. Alla luce di ciò, gli elementi utili introdotti dalla riforma, soprattutto in termini di pianificazione, di classificazione e gestione dei siti della rete Natura 2000, di considerazione dei servizi ecosistemici, appaiono

sostanzialmente depotenziati.

Abbiamo dato la massima disponibilità al confronto, elaborando argomenti seri e proposte dettagliate. Con infinito rammarico siamo costretti a dover prendere atto di mancate risposte del relatore, della maggioranza e del Governo, con il risultato doppiamente negativo di perdere l’opportunità di miglioramenti costituzionalmente coerenti e di determinare un grave scollamento tra la politica italiana ed un approccio alla conservazione della natura coerente alle indicazioni ed agli obblighi internazionali. A venticinque anni dalla sua approvazione, il Senato, snaturandone i presupposti, approva modiche inadeguate alla legge sulle aree protette che ha garantito la conservazione della natura e la salvezza di una parte cospicua del territorio italiano. La questione ora si sposta alla Camera dei Deputati dove le associazioni ambientaliste faranno di tutto per far sentire la loro voce, che va ben oltre loro e coinvolge tutto il mondo della cultura e della scienza del nostro Paese.

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