Le persone con sindrome di Down? Cattiva alimentazione, ma molto sport

Pubblicato il 29 novembre 2016

Le persone con sindrome di Down? Cattiva alimentazione, ma molto sport

Mangiano poco sano, non amano verdure, legumi, pesci né cibi integrali, ma praticano molta attività sportiva. Questa è l’istantanea sulle abitudini alimentari e stili di vita delle persone con sindrome di Down scattata dall’indagine realizzata dall’Associazione Italiana Persone Down (AIPD) su un campione di 149 persone con sindrome di Down tra i 15 ed i 40 anni provenienti da 22 sezioni AIPD dal nord al sud dell’Italia.

Lo studio rappresenta il primo passo del progetto dell’AIPD “Sani e Belli”, avviato nel giugno del 2016 e finanziato nell’ambito della legge 383/2000 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che avrà una durata di 14 mesi e che è stato realizzato in collaborazione con l’unità operativa Malattie rare e quella di Medicina dello sport del Policlinico Gemelli di Roma.

Nel dettaglio dell’indagine possiamo osservare che il 98% degli intervistati afferma di mangiare pesce solo qualche volta contro il 33% che lo mangia spesso e il 14% che non lo mangia mai; i legumi e la verdura hanno lo stesso trend: per i legumi il 22% dichiara di non mangiarne mai, il 92% raramente, il 26% spesso. Le verdure, invece, non vengono mangiate mai dal 18,2% e qualche volta dal 29,5%, tutti i giorni dal 33% per quanto concerne quelle crude; le verdure cotte invece sono più ‘sfortunate’: il 46,9% degli intervistati le mangia qualche volta, il 24, 2% spesso ma il 18,7% mai. Per quanto riguarda gli alimenti preferiti, invece, la pizza risulta essere al primo posto, opzionata dal 91,9% % delle persone con sindrome Down coinvolte nello studio, seguita dalle patatine fritte (87,2%) e gelati e torte (84,5%).

Scopo di Sani e Belli, infatti, è quello di migliorare la qualità della vita delle persone con sindrome Down adolescenti e adulte, prestando particolare attenzione alla forma fisica. Proprio in virtù di ciò si costruirà un percorso educativo che sarà supportato anche dall’utilizzo di un app per monitorare i propri pasti in maniera tale da favorire una maggiore consapevolezza delle persone con sindrome Down.

Come ha spiegato la coordinatrice nazionale AIPD e responsabile del progetto Anna Contardi: «Le persone con sindrome di Down hanno un rischio maggiore di sovrappeso e obesità rispetto alla popolazione generale. Ciò è dovuto a fattori biologici quali, ad esempio, un basso metabolismo basale e una concentrazione di leptina non normale nel sangue. Tuttavia, le scelte alimentari non corrette e una scarsa attività fisica contribuiscono in maniera significativa all’aumento del rischio di sovrappeso e obesità, con conseguenze più gravi sulla loro salute e sulla qualità della vita rispetto alla popolazione generale».

Prossimo step dell’indagine sarà quello di allargare il campione considerato a tutte le persone con sindrome Down tra i 18 ed i 40 anni delle sezioni dell’AIPD, con l’obiettivo di raccogliere dei risultati maggiormente rappresentativi e confrontare il primo gruppo esaminato con i nuovi aderenti provenienti da territori diversi.

 

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