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Pubblicato il 11 novembre 2016

Svimez: in crescita il Pil al Sud ma attenzione alle criticità

Secondo le stime del nuovo rapporto Svimez (l’associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) il 2016 dovrebbe palesare una crescita del Pil nel nostro Paese pari allo 0,8%, percentuale prodotta dall’andamento positivo dei consumi. Seguendo questo filone, per il 2017 ci si attende un +1%. La notizia è che il Sud – dopo 7 anni di recessione profonda – risale la china in maniera quasi fisiologica grazie ad alcune specifiche condizioni quali un’annata agraria molto positiva e una crescita del valore aggiunto nei servizi, soprattutto per quanto riguarda il settore turistico.

In riferimento invece al 2015 la crescita in termine di prodotto pro capite è stata dell’1,1% nel Mezzogiorno e dello 0,6% nel resto d’Italia. In modo particolare sono cresciute la Basilicata (+5,9%), il Molise (+3,4%), l’Abruzzo (+2,7%). Le regioni più povere sono risultate la Calabria, la Puglia e la Campania, mentre quella con il reddito pro capite più alto il Trentino Alto-Adige.

A far salire il Pil nel Sud durante il 2015 è certamente stata determinante la crescita dei consumi – in particolare nei settori del vestiario e delle calzature e non in ambito alimentare – con un incremento di beni e servizi tra cui salute e cultura. Sempre nel 2015, bene anche gli investimenti cresciuti dello 0,8% per la prima volta dopo i fatidici 7 anni di buio; secondo il rapporto Svimez avrebbero agito come fattori trainanti la fiducia degli imprenditori e una flessibilità maggiore da parte delle banche.

L’agricoltura avrebbe fatto la differenza nel processo di crescita, facendo un salto del + 7,3% contro i risultati del Centro-Nord dell’+1,6%. Un’altra sorpresa è quella che riguarda i servizi: il Mezzogiorno risulta aver superato il Nord registrando un +0,8% contro lo 0,3%. Per quanto riguarda l’industria il Nord è chiaramente la porzione di Paese trainante (+1,1% versus -0,3%). Di contro, però, il 2015 ha registrato l’aumento dell’occupazione a Sud e precisamente dell’1,6%, dato che nel 2016 si è evoluto in termini ancora più positivi perché risulta essere cresciuta l’occupazione giovanile con un +3,9% rispetto alla media nazionale del 2,4%.

Ma, mette in guardia il rapporto Svimez, si tratta di dati che non devono «far perdere di vista le criticità in quanto i livelli occupazionali al Sud sono ancora troppo distanti da quelli precedenti alla crisi». Infatti, l’unica regione meridionale vicina ai valori del 2008 (pre-crisi) è la Basilicata. A questo si aggiunga che aldilà dell’agricoltura e del settore terziario (in particolare il turismo), l’occupazione nell’industria è sì cresciuta nel 2016 ma le occupazioni più qualificate sono poche. Infatti sono cresciuti i contratti part-time proprio nei settori meno qualificati.

Il rapporto Svimez fa inoltre notare come continui la tendenza, soprattutto da parte dei giovani, a trasferirsi altrove. Il saldo migratorio netto del Mezzogiorno è di 653.000 unità: 478.000 sono giovani e di questi 133.000 laureati, mentre complessivamente le donne che si spostano sono più degli uomini.

Durante il 2015 la popolazione meridionale è diminuita di 62.000 unità e le nascite sono state 170.000, il livello più basso dall’Unità d’Italia.

Altro dato allarmante è quello che fa riferimento alle condizioni economiche di ciascuno perché l’anno scorso 10 meridionali su 100 hanno vissuto in una situazione di povertà assoluta, rispetto al Centro-Nord che ne ha registrati poco più di 6. Il rischio di cadere in stato di povertà e di relativa diseguaglianza sociale al Sud è triplo rispetto al resto del Paese, con due regioni – la Sicilia e la Campania – che sfiorano il 40% del rischio.

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