7-minuti

Pubblicato il 10 novembre 2016

“7 minuti” di Michele Placido

“Se ti chiedessi se preferisci ricevere una martellata su una mano o una su un piede cosa sceglieresti?”

Una domanda che resta senza risposta quella lanciata da una delle protagoniste del film “7 minuti” a una sua collega nel bel mezzo di una vertenza sindacale che potrebbe cambiare per sempre la loro vita. Ruota tutto intorno a una decisione, infatti, il nuovo film di Michele Placido, uscito nelle sale lo scorso 3 novembre e che si avvale di un cast tutto al femminile in cui spiccano attrici di lunga esperienza, come Ottavia Piccolo, Ambra Angiolini, Violante Placido, Cristiana Capotondi ma anche delle incredibili new entry, come la cantautrice Fiorella Mannoia al suo fortunato debutto come attrice.

Una decisione, dicevamo, che se in un primo momento può sembrare la più ovvia e scontata possibile, grazie a una lunga discussione – animata da momenti di forte tensione – si trasformerà in un dubbio amletico difficile da dissipare. La vicenda, ispirata a una storia realmente accaduta nel paese francese di Yssingeaux, si svolge all’interno di una fabbrica che, per colpa della crisi, rischia di chiudere per sempre i battenti. Tutta la narrazione si sviluppa nell’arco di un’unica giornata, la più importante della vertenza, in cui un’acquirente francese arriva nello stabilimento per avviare una trattativa con i proprietari (tra cui Michele Placido). Se da un lato, quindi, c’è una riunione fiume in corso, alla quale è invitata anche la rappresentante del consiglio di fabbrica Bianca (Ottavia Piccolo), durante la quale arrivano solo parole di rassicurazione, dall’altro c’è la lunga ed estenuante attesa delle operaie che fuori e dentro lo stabilimento attendono il verdetto più importante della loro vita professionale: la fabbrica chiuderà oppure no?

Protagoniste della vicenda sono in particolare le altre 10 componenti del consiglio, ognuna con il suo carattere, ognuna con la sua storia, ognuna con i suoi problemi da risolvere, ma tutte accomunate da un’unica paura, quella di perdere il proprio posto di lavoro. Tra loro c’è una giovane ragazza incinta, un’extracomunitaria, due donne dell’Est, un’operaia disabile vittima di un incidente sul lavoro, una “terrona”, una diciottenne appena entrata nel mondo del lavoro e un’operaia di vecchia data dalle mani rovinate dall’artrosi, solo per citarne alcune. Archetipi che rappresentano uno spaccato della società attuale e che si fanno quindi portavoce dell’intera categoria che rappresentano. Ebbene queste donne trascorrono ore che sembrano non finire mai in attesa del verdetto di Bianca, che “ai piani alti” appare come un pesce fuor d’acqua e che vive con lo stesso dramma e la stessa angoscia delle colleghe, l’ansia del futuro.

Poi finalmente accade qualcosa: l’imprenditrice francese annuncia la volontà di acquistare lo stabilimento e garantisce che non solo la fabbrica non chiuderà ma che l’intero organico manterrà il suo posto di lavoro. Una buona notizia, dunque? Non proprio dal momento che le componenti del consiglio vengono messe davanti a una scelta: tutto rimarrà come prima a un’unica condizione, dovranno rinunciare a 7 minuti della loro pausa pranzo.

“Cosa sono 7 minuti davanti all’ipotesi di rimanere senza un lavoro?”, esclamano soddisfatte le colleghe. Ma Bianca è perplessa e le invita a riflettere e a non prendere decisioni affrettate. Da qui si sviluppa la seconda parte del film dove tra litigi, frasi al veleno, accuse reciproche e una lunga discussione, il gruppo si spacca.

Ne emerge un film corale dove ogni donna assume il ruolo di protagonista e cerca di far valere il proprio punto di vista, che sia a favore del “No” oppure del “Sì”. Così come accade alle 11 operaie, anche lo spettatore viene messo davanti a un dubbio: “Al posto loro io cosa avrei fatto?”. Ed è proprio questo il primo spunto di riflessione che Placido lancia con il suo film, seguito poi da una serie di valutazioni sull’attuale crisi economica, sui flussi migratori, sul “sogno italiano” che il nostro Paese rappresenta per molti stranieri, ma soprattutto sui tanti passi indietro compiuti negli ultimi anni in materia di diritti dei lavoratori.

Difficile, seduti in sala, non pensare alle lotte sindacali che hanno portato in passato la classe operaia ad acquisire una lunga serie di diritti prima impensabili, così come viene automatico riflettere su come gran parte di queste conquiste si stiano perdendo nuovamente solo per il rischio di rimanere disoccupati. Ed è proprio su questo che ruota la riflessione di Bianca che invita le colleghe a una riflessione: una richiesta che può sembrare innocua e indolore rappresenta in realtà un ricatto dal momento che i “capi” sanno con certezza che le operaie non potranno dire di no.

Quanto all’aspetto meramente cinematografico della pellicola, il film diventa interessante e commovente solo se riesce davvero a entrare in empatia con le operaie, altrimenti rischia di apparire lento e ripetitivo anche a causa dell’ambientazione per alcuni troppo teatrale (il film in realtà è l’adattamento cinematografico di uno spettacolo teatrale di Stefano Massini), dal momento che praticamente tutta la storia si svolge in un unico luogo. Ai cultori del cinema non sarà sfuggito, a tale proposito,  la similitudine con il film “La parola ai giurati” di Sidney Lumet.

Resta infine da fare un ultimo accenno al cast, rappresentato da attrici straordinarie come Ottavia Piccolo, solo per citarne una, ma anche da un’inattesa Fiorella Mannoia che, al suo debutto come attrice, dimostra una capacità espressiva davvero convincente.

 

Titolo originale: 7 minuti
Anno: 2016
Nazione: Italia
Regia: Michele Placido
Durata: 88 minuti

Aumenta la povertà sanitaria in Italia
Gravidanza: le nuove linee guida dell'OMS

Tags: , , , , , , , , ,

Antonella Luccitti

Giornalista e direttore responsabile del portale "Felicità Pubblica". Amo la scrittura, il cinema e i viaggi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading Facebook Comments ...