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Diritto alla salute: è un’Italia a tre velocità

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Un Paese a tre velocità per quanto riguarda la tutela della salute. Il motivo principale sarebbe la diversa disponibilità economica delle Regioni, per cui logicamente si scopre che chi ha meno risorse è anche quello che sta peggio. Questo quanto emerge dalle anticipazioni dell’ultimo rapporto Crea, (Consorzio per la Ricerca Economica applicata in Sanità) redatto dall’Università Tor Vergata di Roma e che presto verrà presentato.

Una colpa, quella di un’evidente diseguaglianza, da ripartire tra scelte sbagliate delle singole amministrazioni ma anche e soprattutto di un sistema dove a stabilire le regole sono le regioni più ricche e influenti a livello politico. Così la classifica che va dalle eccellenze alle maglie nere è in senso storico facilmente deducibile e lo studio indica tre fasce di valutazione.

Nella prima, che è la migliore, troviamo dunque Veneto, Trentino, Toscana e Piemonte. Nella “zona di mezzo”, che equivale a una fascia dove sono state riscontrate delle criticità, ci sono Liguria, Valle d’Aosta, Abruzzo, Puglia, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna.

Le altre, seppur sospese nel limbo della terra di mezzo, recano insufficienze sulla base di una classifica che va da 0 a 1 ed entro la quale hanno espresso i loro giudizi i manager delle Asl, i professionisti sanitari, le istituzioni e l’industria medicale e, naturalmente, gli utenti.

Gli indicatori utilizzati per arrivare a una valutazione finale sono stati 12, tra cui l’aspettativa di vita, le morti evitabili, la considerazione dei nuclei familiari con reddito basso, la spesa media per assistito. Quest’ultimo punto parrebbe aver influenzato tutti gli altri, stando al rapporto, poiché – seppur non considerando i costi maggiori e inevitabili per la popolazione anziana – la Campania, per esempio, risulta comunque ultima in classifica per qualità di assistenza e per quota di spesa pubblica pro-capite (1.795 euro). Se ci spostiamo a Bolzano si apre un divario enorme: la provincia trentina ne spende 2.313 e Trento 2.281. Questi sono numeri, che, per quanto indicativi di una situazione tutt’altro che rosea, restano numeri. Passando invece a parlare di argomenti veri e propri, la diseguaglianza è intollerabile se come prima cosa ci riferiamo all’aspettativa di vita (libera da condizioni di disabilità). Nel Trentino Alto-Adige, in Lombardia e in Emilia Romagna gli anziani hanno a disposizione 9 anni di vita in più, in Sicilia 6 anni e due mesi e in Campania 7 anni e 4 mesi.

Ancora più grave le diseguaglianza che prende in esame la quota di gente che rinuncia alle cure a causa di ticket sanitari dai costi troppo elevati: il 15,3% dei campani, il 13,9% dei pugliesi, l’11,6% dei calabresi fa a meno delle cure contro meno dell’1% dei trentini e dei piemontesi e contro una percentuale che si aggira intorno al 3% che invece riguarda il Friuli e – a sorpresa – una regione del Sud, la Basilicata.

 

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