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“Abel – Il figlio del vento” di Gerardo Olivares e Otmar Penker

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“Abel – Il figlio del vento” rappresenta la simbiosi perfetta tra uomo e natura, è una favola che racconta magicamente i temi di nostro interesse: fratellanza, natura, rapporto genitori-figli, amicizia, amore, speranza, libertà, coraggio.

La pellicola è un lavoro combinato tra lungometraggio e documentario sulla natura, nato dalla collaborazione di due professionisti: l’austriaco Otmar Penker, specializzato in riprese e fotografie in ambienti naturali e soprattutto alpini, e il regista spagnolo Gerardo Olivares.

Ecco così che un’aquila reale diventa protagonista di un film adatto ad ogni età, accanto agli attori Jean Reno, Tobias Moretti e Manuel Camacho.

L’aquilotto più forte è destinato a scacciare dal nido il fratello più debole: questo è solitamente ciò che accade quando due piccoli di aquila si trovano a condividere lo stesso nido. Spesso accade anche tra gli uomini che, a ferirli, siano proprio le persone più vicine. Lukas (Camacho), infatti, soffre a causa della freddezza che il padre (Moretti) mostra nei suoi confronti successivamente alla dolorosa perdita della moglie, morta nel tentativo di salvare il piccolo Lukas da un incendio. Il bambino porta sulle sue giovani spalle il peso della morte della madre. Come natura detta, l’aquilotto primogenito scaccia il fratello più debole dal nido condannandolo a morte certa una volta caduto nel bosco. Ma il destino dà una mano al piccolo rapace: Lukas trova l’aquilotto, lo chiama Abel e decide di prendersene cura in segreto, offrendogli tutto l’amore e la compagnia che gli sono invece negati a casa. Ad aiutarlo a prendersi cura dell’aquilotto c’è il guardabosco Danzer (Reno).

L’adulto gode delle spettacolari immagini e il bambino si immerge nella storia dei due piccoli protagonisti, un racconto semplice ma funzionale che si integra perfettamente alle immagini reali, girate con una sensibilità e un’attenzione al dettaglio davvero sorprendenti.

Fin dalle prime immagini, la sensibilità di Otmar Penker è talmente forte che riesce a umanizzare ogni dettaglio della natura: tutto prende vita e diventa parte integrante della storia. Gli animali sono personaggi, rappresentati nei minimi dettagli, fortemente espressivi con sguardi e versi, tanto che non sembrano riprese reali. Infatti proprio l’aquila Abel viene ripresa in più momenti e in diverse situazioni atmosferiche, grazie non solo a campi lunghi ma anche a riprese più dettagliate che entrano nel cuore del volatile, dai primi momenti di vita alle difficoltà del crescere – nutrirsi, ambientarsi, saper volare.

La pellicola è stata girata tra la Defereggen Valley situata nella zona orientale del Tirolo austriaco e la Ahrntal Valley situata nel Sud Tirolo italiano.

“A livello di regia, il film ha presentato tre grandi sfide”, racconta Olivares. “In primo luogo, lavorare con gli animali è complesso e necessita una quantità di tempo che non è possibile definire in partenza; in secondo luogo, dovevamo affrontare il rigido clima alpino e il repentino cambio climatico e di luce; in ultimo, bisognava unire insieme in modo armonico attraverso una perfetta struttura narrativa alcuni elementi tipici di un film drammatico e altri presenti nei documentari sulla natura”.

Titolo originale: Brothers of the wind
Anno: 2015
Nazione: Austria
Regia: Gerardo Olivares e Otmar Penker
Durata: 98 minuti

 

 

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