bob dylan

Pubblicato il 16 ottobre 2016

“Non voglio essere bloccato come una farfalla trafitta da uno spillo”

Nel 1971, nell’Introduzione di una raccolta di testi di Bob Dylan, Fernanda Pivano racconta i primi dieci anni di attività musicale e poetica del cantautore del Minnesota: gli inizi ispirati a Woody Gurthrie, il viaggio a New York e le battaglie per i diritti civili, l’incontro tra il folk e il rock-and-roll, i primi accenni intimistici e lirici, il grave incidente in motocicletta e il silenzio forzato, il ritorno sul palcoscenico e la difficoltà di rinnovarsi, le dure critiche di chi lo accusava di aver abbandonato l’impegno civile e di essersi arricchito e imborghesito.

“Forse l’aspetto più interessante di questa contestazione fu l’ennesima constatazione del fenomeno, tipico in America, della velocità di consumo degli eroi popolari. Bob Dylan si ritrova a 30 anni, dopo un periodo di celebrità quasi insopportabile, a essere contestato dalle stesse minoranze che anni fa lo avrebbero acclamato; e il suo destino non è diverso a quello toccato ad altri eroi popolari (…)”.

Eppure, quarantacinque anni dopo, possiamo rallegrarci per l’assegnazione del premio Nobel per la letteratura a Robert Zimmerman, l’indisciplinato ragazzo che nel 1962 ha preso il nome di Bob Dylan in onore del poeta Dylan Thomas. La motivazione dell’Accademia di Svezia è a dir poco “riduttiva”, per l’attribuzione di un premio tanto importante: Dylan ha “creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione musicale americana”. In realtà c’è ben altro e, per nostra fortuna, lui stesso ha reso difficile trovare parole adeguate per descrivere compiutamente la sua opera.

Bob Dylan è stato molto più di un “eroe popolare” – come scriveva la Pivano – e la sua creatività ha sempre rifuggito ogni rigida classificazione. Folk, blues, rock, country and western, diritti civili, ecologia, protesta urbana, intimismo, solitudine, disperazione e altro ancora si sono incontrati e intrecciati nel suo percorso.

Abbandoniamo, quindi, ogni riduttiva definizione e per comprendere Dylan affidiamoci ad alcune sue affermazioni del lontano 1964 quando, riaffermando la sua adesione alle battaglie per i diritti civili precisava: “Non faccio parte di nessun Movimento (…) Non posso avere gente intorno che stabilisce per me delle regole. Io faccio un mucchio di cose che nessun movimento mi permetterebbe di fare”. In un’altra intervista sostenne: “Faccio della musica, scrivo delle canzoni. Ho una certa visione delle cose e penso che tutto dovrebbe avere un certo ordine. E basta”. Un irregolare, in definitiva, preoccupato, prima di ogni altra cosa, di non essere bloccato “come una farfalla trafitta da uno spillo”.

Per questo, oggi, ci piace festeggiare il Nobel assegnato a Bob Dylan ripubblicando il testo di una sua indimenticabile canzone del 1965 Like a rolling stone nella traduzione italiana di Stefano Rizzo tratta dal volume Bob Dylan, Blues, ballate e canzoni, Newton Compton Roma 1972.

Come una pietra che rotola

Un tempo vestivi così bene

gettavi una moneta ai pezzenti nella tua primavera

non è vero?

la gente ti gridava attenta ragazza

finirai col cadere

ma tu pensavi che

ti prendevano in giro

ridevi ti divertiva

la gente che cercava di stare a galla

ora non parli più così forte

ora non sembri più così fiera

ora che devi racimolare

il tuo prossimo pranzo

 

come ci si sente

come ci si sente

a essere senza casa

una completa sconosciuta

come una pietra che rotola

 

sei stata nelle migliori scuole

d’accordo miss solitaria

ma sai che ti piaceva

ti ubriacavi soltanto

nessuno ti ha mai insegnato

a vivere per la strada

e ora ti ci dovrai

abituare

dicevi che non avresti mai trattato

con il vagabondo misterioso

ma ora ti rendi conto

che lui non vende alibi

e tu guardi nel vuoto dei suoi occhi

e chiedi vuoi che

ci mettiamo assieme

 

come ci si sente

come ci si sente

a essere per conto proprio

senza sapere dove andare

una completa sconosciuta

come una pietra che rotola

 

non ti sei mai voltata a vedere la fronte aggrottata

dei giocolieri e dei pagliacci

quando tutti facevano trucchi per te

non hai mai capito che non è bello

che non dovresti lasciare che gli altri

ti divertano

andavi a spasso sul cavallo cromato

con il tuo diplomatico

che portava sulla spalla un gatto siamese

non è duro adesso scoprire

che non era come lui ti diceva

adesso che ti ha portato via ogni cosa

che poteva rubare

 

come ci si sente

come ci si sente

a essere per conto proprio

senza sapere dove andare

una completa sconosciuta

come una pietra che rotola

 

la principessa sulla guglia

e tutta la gente graziosa

bevono e pensano

che ce l’hanno fatta

si scambiano doni preziosi

ma tu faresti meglio

a prendere il tuo diamante

faresti meglio a impegnarlo

ti divertiva tanto

napoleone in stracci

e il linguaggio che usava

va da lui adesso ti chiama

non puoi rifiutarti

quando non hai più niente

non hai niente da perdere

sei invisibile adesso

non hai segreti da nascondere

 

come ci si sente

come ci si sente

a essere per conto proprio

senza sapere dove andare

una completa sconosciuta

come una pietra che rotola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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