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In arrivo l’indicazione geografica obbligatoria per il latte

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Anche l’Italia potrà usufruire dell’indicazione geografica obbligatoria per il latte e i prodotti caseari per un periodo sperimentale della durata di due anni. L’Unione europea – in sostanza utilizzando la procedura del silenzio/assenso – ha avallato la richiesta del Governo di poter applicare l’etichetta obbligatoria. Un fatto analogo, ricordiamo, si è verificato anche in Francia che voleva per l’appunto rendere obbligatorio questo passaggio.

Per quanto riguarda il nostro Paese, è stata la Coldiretti – in occasione dell’apertura del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio – a darne l’annuncio, parlando di «evento di portata storica» e presentando contemporaneamente in anteprima le confezioni di latte, mozzarella, burro, recanti le nuove etichette.

Lo scopo di questa richiesta è chiaro: aiutare i consumatori a scegliere, dando indicazioni sull’origine del latte che si sta acquistando, ma anche del latte usato come ingrediente all’interno dei vari prodotti lattiero-caseari. In entrambi i casi i prodotti recheranno l’apposita etichetta.

Coldiretti riferisce le tre possibilità a cui adeguarsi:

  • Paese di mungitura: nome del Paese in cui è stato munto il latte;
  • Paese di condizionamento: nome della nazione in cui il latte è stato condizionato;
  • Paese di trasformazione: nome del Paese in cui il latto è stato trasformato.

Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti, si dice estremamente soddisfatto e a questo proposito ha dichiarato: «Con l’etichettatura di origine finisce l’inganno del falso Made in Italy con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, ma nessuno lo sa perché non è obbligatorio riportarlo in etichetta».

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