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Pubblicato il 8 ottobre 2016

Primo Rapporto ASviS su l’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile

Ha iniziato la propria attività solo da pochi mesi ma la sua autorevolezza e il suo peso sono costantemente cresciti. Parliamo dell’ASviS , l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, costituita il 3 febbraio dalla Fondazione Unipolis e dall’Università di Roma Tor Vergata; alla data della sua presentazione pubblica l’11 marzo scorso contava già 80 organizzazioni aderenti, oggi ne conta circa 130. Non è tanto, o solo, una questione di numeri”, afferma il presidente Pierluigi Stefanini. “Ma di crescita di sensibilità e di consapevolezza. Infatti, si diffonde e si rafforza la convinzione che è necessario intraprendere, in tempi rapidi e in modo determinato, strade nuove per lo sviluppo, sia a livello globale che nazionale, in grado di tenere insieme, in modo virtuoso, crescita economica, diritti sociali e tutela dell’ambiente naturale”.

Non a caso l’ASviS è nata per far crescere la conoscenza, l’attenzione, la sensibilità e l’impegno verso Agenda 2030, adottata il 25 settembre 2015 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite: 17 obiettivi (Sustainable Development Goals – SDGs) e 169 sotto-obiettivi che dovranno essere raggiunti da tutti i paesi del mondo entro il 2030.

Qualche giorno fa l’ASviS ha presentato il primo Rapporto su l’Italia e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, documento che analizza la situazione dell’Italia rispetto ai 17 Obiettivi e 169 Target dell’Agenda 2030. Si tratta una “prima valutazione approfondita dei punti di forza e di debolezza del Paese rispetto agli impegni assunti di fronte al mondo”.

Secondo il Portavoce dell’Alleanza italiana per lo Sviluppo Sostenibile, Enrico Giovannini, “con oltre 4,5 milioni di poveri assoluti, un tasso di occupazione femminile inferiore al 50%, oltre 2 milioni di giovani che non studiano e non lavorano; con investimenti in ricerca e sviluppo di poco superiori all’1% del PIL, tassi di abbandono scolastico del 27,3% per i figli di genitori meno istruiti a fronte del 2,7% per i figli di genitori in possesso di laurea e un rapporto tra ricchi e poveri tra i più squilibrati dell’area OCSE; con significative disuguaglianze di genere e un’inaccettabile violenza sulle donne (76 femminicidi dall’inizio dell’anno); un degrado ambientale forte soprattutto in certe zone del Paese e tutte le specie ittiche a rischio; con il 36% di persone che vive in zone ad alto rischio sismico e un’alta mortalità a causa dell’inquinamento atmosferico nei centri urbani; con una transizione troppo lenta alle fonti rinnovabili rispetto agli accordi di Parigi, l’Italia dimostra di essere ancora molto lontana dal percorso di sostenibilità delineato dall’Agenda 2030 e dagli impegni sottoscritti all’ONU un anno fa. Eppure sappiamo di non avere alternative per garantire un futuro al Paese”.

Di seguito riportiamo integralmente l’Executive Summary del Rapporto che focalizza l’attenzione prevalentemente sulle proposte formulate dall’Alleanza.

 

 

Executive Summary

Il 25 settembre 2015 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato l’Agenda 2030 per lo Sviluppo So- stenibile, corredata da una lista di 17 obiettivi (Sustainable Development Goals – SDGs nell’acronimo inglese) e 169 sotto-obiettivi che riguardano tutte le dimensioni della vita umana e del Pianeta e che dovranno essere raggiunti da tutti i paesi del mondo entro il 2030. Con l’adozione dell’Agenda 2030, il cui avanzamento viene monitorato dall’High Level Political Forum (HLPF) delle Nazioni Unite, non solo è stato espresso un chiaro giudizio sull’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, ma si è superata l’idea che la sostenibilità sia unicamente una questione ambientale, a favore di una visione integrata delle diverse dimensioni dello svi- luppo. Tutti i paesi, tutti i settori (governi, imprese, società civile) e tutte le persone sono chiamate a contribuire allo sforzo di portare il mondo su un sentiero di sostenibilità: per questo l’Agenda 2030 richiede di disegnare processi decisionali e attuativi aperti e partecipati.

A un anno di distanza, questo Rapporto fa il punto sulla situazione dell’Italia rispetto alla vasta gamma di obiettivi economici, sociali, ambientali ed istituzionali contenuti nell’Agenda 2030 e avanza numerose pro- poste per mettere tale impegno al centro dell’attenzione dell’intero Paese e per contribuire alla predisposizione della Strategia italiana di sviluppo sostenibile cui sta lavorando il Governo.

Se riorientare la gestione del nostro mondo verso la sostenibilità è una sfida epocale e senza precedenti, la nuova Strategia dovrà rappresentare il quadro di riferimento per costruire l’Italia del futuro, in grado di far sì che gli SDGs divengano un impegno cogente, pluriennale e persistente di tutti i soggetti economici e sociali, verificato nel tempo mediante indicatori statistici appropriati, dettagliati e tempestivi. I tempi sono strettissimi: un anno dei 15 fissati per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 è già passato. Bisogna accelerare il passo e prendere da subito decisioni importanti. Di conseguenza, l’ASviS propone al Governo di: imprimere un’accelerazione ai lavori finalizzati alla definizione della Strategia; comunicare quanto prima al Segretariato delle Nazioni Unite l’intenzione di presentare la Strategia italiana all’High Level Political Forum del 2017; inserire nella prossima Legge di Bilancio interventi in grado di avviare, da subito, cambiamenti positivi per gli aspetti su cui il nostro Paese è più indietro e costituire un “Fondo per lo Sviluppo Sostenibile”, con il quale finanziare azioni specifiche che verranno inserite nella Strategia.

Ovviamente, la Strategia deve affrontare due sfide difficili: la definizione di un appropriato quadro giuridico e un efficace modello di governance delle politiche per lo sviluppo sostenibile; la scelta delle politiche più appropriate per conseguirlo. Discorso analogo vale per l’Unione europea, nella quale l’Italia può e deve giocare un ruolo importante, anche in vista della Presidenza del G7 nel corso del 2017. Se lo sviluppo sostenibile deve divenire il paradigma di riferimento per l’Italia, riteniamo opportuno l’inserimento di tale principio nella Costituzione, operando sugli articoli 2, 3 e 9. Inoltre, ferma restando la responsabilità attribuita dalla legge 221/2015 al Ministro dell’Ambiente di predisporre la Strategia di sviluppo sostenibile (che suggeriamo venga formalmente approvata dal Consiglio dei Ministri), la complessità e le implicazioni pluriennali delle scelte politiche necessarie per raggiungere gli SDGs pongono in capo all’organo politico cui è affidato l’indirizzo e il coordinamento dell’azione di Governo la responsabilità primaria dell’attuazione dell’Agenda 2030.

In considerazione del ruolo strategico che gli investimenti pubblici e privati assumono nella costruzione di un futuro sostenibile, e del nuovo modo di declinare il concetto stesso di politica economica, proponiamo di trasformare il Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) in “Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile”, presieduto dal Presidente del Consiglio, e di rivederne la composizione alla luce delle responsabilità dei singoli ministeri nell’attuazione dell’Agenda 2030. D’altra parte, poiché quest’ultima non chiama in causa unicamente le istituzioni politiche, ma richiede il coinvolgimento degli stakeholder nei processi decisionali e li spinge ad assumere direttamente iniziative utili per raggiungere gli SDGs, proponiamo la creazione di un Comitato consultivo sull’Agenda 2030 e le politiche per lo sviluppo sostenibile, cui partecipino esperti nelle varie materie rilevanti per gli SDGs e rappresentanti delle partisociali e della società civile. Inoltre, il Governo dovrebbe predisporre annualmente un “Rapporto sullo sviluppo sostenibile in Italia” che valuti il percorso del nostro Paese verso gli SDGs.

Raccomandiamo anche di condurre un’analisi dettagliata dell’attuale distribuzione delle responsabilità attribuite ai comitati interministeriali esistenti rispetto alle materie dell’Agenda 2030. Analoga analisi riferita ai diversi livelli di governo dovrebbe essere svolta dalla Conferenza Unificata, per poi definire le azioni più opportune al fine di assicurare l’allineamento tra politiche nazionali e territoriali.

Suggeriamo che il Parlamento, al quale spetta un ruolo centrale nel processo che deve condurre l’Italia sul sentiero della sostenibilità, dedichi attenzione all’Agenda 2030 in modo sistematico, tenendo conto anche della funzione di valutazione delle politiche pubbliche attribuite al Senato dalla legge costituzionale che sarà sottoposta a referendum popolare in autunno.

Riteniamo indispensabile il disegno e la realizzazione di una campagna informativa estesa e persistente nel tempo sui temi dello sviluppo sostenibile, che diffonda in modo capillare e in forma facilmente comprensibile i contenuti del Rapporto annuale di cui sopra. Fondamentale è anche l’avvio di un programma nazionale di educazione allo sviluppo sostenibile, finalizzato a formare le nuove generazioni.

Infine, poiché a un anno dalla firma dell’Agenda 2030 il Paese non dispone ancora di una base dati “ufficiale” con gli indicatori esistenti per l’Italia tra gli oltre 230 selezionati dalle Nazioni Unite rilevanti per l’Italia, reiteriamo la richiesta all’Istituto nazionale di statistica di realizzare quanto prima tale strumento, con dati riferiti non solo alle medie nazionali, con disaggregazioni territoriali (in particolare per le città), per gruppi socio-economici rilevanti e per genere. Invitiamo il Governo ad assicurare che il Sistema statistico nazionale disponga delle risorse umane e strumentali per elaborare tutti gli indicatori definiti dalle Nazioni Unite, assicurarne la tempestività e il dettaglio, così da massimizzarne l’utilità per tutte le componenti della società.

Sul piano delle politiche, il Rapporto avanza numerose proposte utili per il disegno della Strategia in una logica “sistemica”, articolate intorno a sette temi: cambiamento climatico e energia; povertà e disuguaglianze; economia circolare, innovazione e lavoro; capitale umano, salute ed educazione; capitale naturale e qualità dell’ambiente; città, infrastrutture e capitale sociale; cooperazione internazionale. Molte raccomandazioni riguardano la ratifica urgente di importanti convenzioni ed accordi internazionali, come l’Accordo di Parigi sulla lotta ai cambiamenti climatici, e soprattutto l’attuazione di normative già esistenti, il che renderebbe possibile il conseguimento di numerosi SDGs. Nuove strategie a medio termine andrebbero elaborate in specifici settori o su aspetti di natura trasversale: ad esempio, si propone l’elaborazione di una Strategia per le aree urbane, in analogia a quanto già fatto per le aree interne, sostenuta da investimenti pluriennali orientati alla mitigazione dei rischi derivanti dal cambiamento climatico, dal dissesto idrogeologico e dai rischi naturali, come quello sismico. Una tale impostazione, unita a politiche orientate allo sviluppo della cosiddetta “economia circolare”, estesa anche agli aspetti sociali, riuscirebbe non solo a ridurre l’impatto delle attività umane sull’ambiente, e quindi a migliorare le condizioni di vita delle persone, ma anche ad offrire nuove opportunità di sviluppo economico e occupazionali. Il tema delle disuguaglianze economiche, sociali, di genere, generazionali e territoriali va posto al centro di tutte le politiche, pena l’insostenibilità dello sviluppo e degli assetti istituzionali: su questo tema si avanzano alcune proposte specifiche, da leggere insieme a quelle riguardanti l’educazione e lo sviluppo della cultura, elementi fondamentali per sostenere e potenziare il capitale sociale. Infine, ma non per questo meno importante, in tema di cooperazione internazionale si sottolinea la necessità di dare piena attuazione alle azioni avviate negli ultimi anni, utilizzando il quadro concettuale dello sviluppo sostenibile come orientamento degli interventi da realizzare nei paesi terzi.

Questo Rapporto costituisce una opportunità di riflessione che l’ASviS propone a tutto il Paese, per il cui sviluppo sostenibile continuerà a lavorare, con spirito di servizio e piena disponibilità al confronto su tutti i temi da cui dipende il futuro, non solo in Italia, della generazione presente e di quelle future.

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Valerio Roberto Cavallucci

Responsabile delle sezioni di approfondimento: Responsabilità sociale; Legalità; Innovazione sociale; Sostenibilità ambientale; Partenariato Pubblico Privato.

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