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Contrasto alla povertà: non fermiamo la riforma

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Ieri mattina ho avuto modo di ascoltare le parole del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, a Pescara, in occasione della presentazione del nuovo Piano Sociale della Regione Abruzzo. Qualche ora più tardi ho avuto tra le mani il Rapporto 2016 della Caritas sulle politiche contro la povertà in Italia. Ho ragione di credere che Poletti avesse ben presente questo documento e, nella sostanza, ne condividesse contenuti, attese e anche preoccupazioni.

Questa volta il Rapporto ha un taglio “politico”, se mi è concessa l’espressione, a partire dal suo titolo: Non fermiamo la riforma. “Stiamo vivendo una stagione densa di opportunità per il presente e di prospettive per il futuro. E proprio per questo stimolante ma al contempo impegnativa per i soggetti sociali impegnati sul terreno del contrasto alla povertà. Capire a che punto siamo di questo percorso ci aiuta a gettare le basi per costruire bene oggi il welfare di domani”, sostiene don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, nella sua Introduzione al Rapporto.

Il tono è quello delle occasioni importanti, delle opportunità che non si possono perdere. D’altra parte stiamo attraversando il delicatissimo percorso che conduce dall’avvio del Sostegno all’Inclusione Attiva all’istituzione del Reddito di Inclusione

Il SIA costituisce l’infrastruttura sociale sui territori per consentire “la presa in carico dei bisogni”. E qui le preoccupazioni si riferiscono alle grandi differenze esistenti tra regioni e territori nel mettere in campo strutture organizzative e competenze professionali in grado di offrire servizi all’altezza della sfida. Il Reddito d’Inclusione rappresenta, invece, “la misura universale di sostegno economico”, la cui affermazione normativa è ancora in itinere. Grandi passi in avanti sono stati compiuti ma il risultato non è ancora acquisito e il rischio di rallentare o, addirittura, fermare il processo di riforma non è scongiurato.

Contro questi rischi saranno decisivi l’impegno e la capacità di dialogo dei soggetti sociali che quotidianamente lavorano nel contrasto alla povertà, a partire da “Alleanza contro la povertà”, la grande coalizione di organizzazioni fondata da Acli, Action Aid, Anci, Azione Cattolica Italiana, Caritas Italiana, Cgil-Cisl-Uil, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Confcooperative, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Forum Nazionale del Terzo Settore ed altri ancora. “La lotta alla povertà non la vincono i singoli, ma la si vince insieme, sostenendo la realizzazione delle misure in campo e dei processi riformatori in corso, svolgendo azioni di monitoraggio degli interventi di contrasto alla povertà in atto, stimolando i soggetti pubblici locali e nazionali a realizzare processi di cambiamento effettivi, che vuol dire tradurre i disegni riformatori in dimensioni attuative”. Parole di fiducia e di determinazione di chi non intende lasciare nulla di intentato, soprattutto ora che si inizia a intravvedere una concreta possibilità.

Di seguito il testo dell’Introduzione di don Francesco Soddu. Per consultare il testo integrale del Rapporto andare al link.

 

UNA STAGIONE PROMETTENTE

Per il terzo anno consecutivo, Caritas Italiana realizza un rapporto sulle politiche contro la povertà nel nostro Paese. Quest’anno però, a differenza del passato, l’uscita a ottobre è un’anticipazione del rapporto che nella sua versione completa verrà pubblicato nei primi mesi del prossimo anno.

Questa scelta è motivata dalla particolarità della fase che stiamo vivendo. Una stagione densa di opportunità per il presente e di prospettive per il futuro. E proprio per questo stimolante ma al contempo impegnativa per i soggetti sociali impegnati sul terreno del contrasto alla povertà.

Ha da qualche settimana preso avvio il Sostegno all’Inclusione Attiva, la misura “ponte” di contrasto alla povertà indirizzata alle famiglie in difficoltà che dovrebbe preludere alla introduzione nel nostro sistema di welfare di una misura universale e strutturale contro la povertà assoluta, il Reddito di Inclusione, come prevede il disegno di legge delega contro la povertà. Quest’ultimo, già emendato alla Camera è ora in discussione al Senato e vedrà concludere il suo iter parlamentare nelle prossime settimane. Esso rappresenta la prospettiva della lotta alla povertà nel nostro Paese e potrebbe finalmente segnare una svolta definitiva in tale ambito.

In questo quadro, fra il SIA e la legge delega, ci pare utile fare il punto della situazione, ovvero riflettere su quello che c’è al fine di accompagnare adeguatamente il processo di definizione delle prospettive di lavoro sulla lotta alla povertà in Italia.

Capire a che punto siamo di questo percorso ci aiuta infatti a gettare le basi per costruire bene oggi il welfare di domani. E possiamo farlo tenendo presente che l’avvio del SIA chiama in causa l’operatività immediata degli attori sociali territoriali (le Caritas diocesane fra questi).

La legge delega, invece, ha richiesto finora e continuerà a richiedere uno sforzo di interlocuzione concertata fra i soggetti sociali (l’Alleanza contro la povertà fra questi) che si occupano di povertà e le forze politiche. Questo al fine di rendere le previsioni del disegno di legge compatibili con la realizzazione di interventi efficaci contro la povertà, ormai radicatasi in Italia da quando si sono fatti sentire i primi segnali della crisi economica.

A CHE PUNTO SIAMO NEL CAMPO DELLA LOTTA ALLA POVERTÀ

Il SIA per poter essere adeguatamente realizzato richiede l’avvio sui territori di un processo virtuoso di presa in carico dei bisogni e la nascita di una infrastrutturazione sociale che crei sistemi sociali territoriali accoglienti. Ma come tutti i processi sociali è fragile, perché la sua applicazione non è un dato scontato: purtroppo non solo i cosiddetti differenziali regionali rappresentano uno scoglio, ma lo è anche la volontà-capacità delle amministrazioni locali di assumersi responsabilmente la sfida del tortuoso cammino applicativo.

Quella del SIA è al momento la realtà con cui abbiamo a che fare, una occasione per addestrare abilità e competenze applicative, come si addice ai soggetti sociali coinvolti in questo processo.

L’attenzione al livello attuativo del SIA, a quello cioè che concretamente accadrà sui territori in questi mesi, deve rappresentare in questa fase una priorità indiscussa per organismi come il nostro. Se possiamo infatti considerare un enorme passo avanti – un unicum nella storia delle politiche sociali nel nostro Paese – il fatto che per la prima volta sia stato stanziato un finanziamento senza precedenti sul tema della lotta alla povertà è pur vero che è ancora da capire se e in che termini tutto il processo si compirà.

Ed è sulla dimensione attuativa che si gioca la credibilità di una riforma, per quanto possa esser stata ben formulata e dettagliatamente delineata.

Sarà fondamentale capire in che modo si realizzeranno le previsioni contenute nel decreto e in che modo verranno concretizzate le indicazioni presenti nelle linee guida. Il coinvolgimento dei soggetti territoriali nella fase di costruzione delle alleanze, l’avvio dei tavoli di lavoro, la costituzione delle équipe multidisciplinari, come anche la cooperazione nella gestione della valutazione dei bisogni, della presa in carico e della realizzazione dei progetti personalizzati sono tutti aspetti che andranno prima di tutto agiti dagli attori territoriali e poi valutati.

Da questo punto di vista il SIA rappresenta, e non solo per il mondo Caritas, uno straordinario terreno di sviluppo di competenze in una modalità strutturalmente sinergica, ed è questa la novità, con tutti gli altri soggetti coinvolti nel processo. Solo una presenza consapevole in questo processo potrà consentire di segnalare criticità e individuare aree di miglioramento in vista dell’istituzione del REI.

Il REI è lo step successivo rispetto al SIA, ma il traguardo a cui si ambisce è la costruzione di un Piano di contrasto alla povertà che preveda una misura universale di sostegno economico e strategie di inclusione per i poveri sostenute da una infrastruttura locale adeguata. Facciamo attenzione a questo ultimo punto.

Senza una adeguata infrastruttura locale, e questo l’Alleanza contro la povertà lo dice da tempo, nessuna misura potrà risultare efficace in un Paese come il nostro, caratterizzato da profondi divari territoriali nello sviluppo dei servizi. Ed è da qui che occorre partire per rendere credibile qualunque riforma sul tema del contrasto della povertà.

Il secondo piano su cui Caritas è impegnata in questo tempo è quello dunque della definizione della cornice futura delle politiche di contrasto alla povertà nel nostro Paese, che significa favorire l’inserimento nella legge delega di elementi che vadano in alcune direzioni precise.

Già il passaggio alla Camera ha dimostrato che è possibile un confronto positivo e proficuo tra società civile e forze politiche sul tema del contrasto alla povertà. E infatti il testo in discussione al Senato ha recepito alcune proposte di modifica che anche l’Alleanza aveva presentato. Questo a dimostrazione del mutato scenario in cui ci si muove adesso, godendo la povertà di una maggiore attenzione mediatica e politica rispetto a qualche anno fa, e questo grazie all’azione di informazione e sensibilizzazione che alcuni soggetti sociali portano avanti da tempo sul tema con costanza e la giusta dose di competenza e concretezza.

Ma resta ancora molto da fare.

NON FERMIAMO LA RIFORMA: COSTRUIRE OGGI IL WELFARE DI DOMANI

I soggetti sociali vivono oggi la doppia sfida del lavoro da fare da una parte, come si è visto, per rendere effettivo il SIA sui territori, dall’altra per mettere a punto un disegno di legge delega adeguato a intervenire efficacemente sulla povertà e capire come infrastrutturare in maniera adeguata la lotta alla povertà nel nostro Paese.

Per questo il lavoro di Caritas Italiana si inserisce a tutti gli effetti all’interno del più ampio processo che l’Alleanza contro la povertà sta realizzando da tempo. In questa cornice, il capitolo conclusivo di questo rapporto, elaborato dal professor Gori, responsabile scientifico del Rapporto Caritas sulle politiche contro la povertà quest’anno come nei due anni precedenti, non è altro che il documento di posizionamento dell’Alleanza redatto da Gori stesso e reso pubblico qualche giorno fa, in vista della legge di bilancio 2017.

Scegliere una visione unitaria per noi non è una questione ideologica o tattica, ma piuttosto vuol dire immaginare la povertà come una questione nazionale di cui tutti sono chiamati ad occuparsi e che richiede di sviluppare il massimo di sinergie e di lavoro comune.

La lotta alla povertà non la vincono i singoli, ma la si vince insieme, sostenendo la realizzazione delle misure in campo e dei processi riformatori in corso, svolgendo azioni di monitoraggio degli interventi di contrasto alla povertà in atto, stimolando i soggetti pubblici locali e nazionali a realizzare processi di cambiamento effettivi, che vuol dire tradurre i disegni riformatori in dimensioni attuative.

Ecco perché non possiamo permetterci assolutamente in questo momento di fermare la riforma, ma dobbiamo piuttosto lavorare al meglio perché essa si realizzi in maniera compiuta, affinché cioè sia possibile, nel giro di alcuni anni, raggiungere tutta la platea di poveri assoluti, consentendo loro di uscire dalla condizione di disagio indipendentemente dall’area geografica in cui vivono.

Dobbiamo, dunque, fare bene e farlo con gli altri e stimolare su questo un confronto costante con gli amministratori pubblici e con gli altri soggetti sociali perché questo tentativo e questo sforzo che stiamo compiendo ora diventino patrimonio comune del Paese.

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