Legalità nel lavoro di welfare

Pubblicato il 18 settembre 2016

Legalità nel lavoro di welfare

La notizia non è certo da prima pagina ma, sicuramente, merita la nostra attenzione. Mi riferisco all’incontro organizzato il 15 settembre a Firenze da Legacoop Sociali Toscana e da UP Umana Persone, rete di imprese sociali che forniscono interventi socio-assistenziali, sanitari, educativi. Il tema è di grande rilievo: “Lavoro, welfare, legalità”. Ne hanno discusso l’ex-magistrato Giancarlo Caselli, Eleonora Vanni, presidente dell’area welfare di Legacoop Toscana, Luca Terrosi, presidente UP Umana Persone, Vittorio Bugli, assessore alla presidenza della Regione Toscana e il presidente di Res.Int e Kit SchollFao Angelo Righetti.

“Con Umana Persone abbiamo intrapreso questo percorso di approfondimento che giudico essenziale per la nostra attività – afferma Eleonora Vanni, presidente area welfare Legacoop Toscana. Lo scorso anno abbiamo ospitato Luigi Ciotti, quest’anno ci confrontiamo con Caselli e Righetti. L’obiettivo resta quello di esplicitare le difficoltà quotidiane che si possono incontrare nell’attuale mercato del lavoro e in particolare nel settore del sociale, in modo da essere più preparati a scegliere sempre e soltanto la via della legalità”.

In particolare Caselli ha sostenuto che “per parlare di legalità bisogna guardare alla convenienza della legalità, perché più ce n’è e meglio si vive. In Italia l’evasione fiscale ammonta a 120 miliardi di euro annui, secondo le cifre riportate dal Capo dello Stato nel suo discorso di fine anno, la corruzione a 60 miliardi, l’economia mafiosa, per difetto, a 150 miliardi. In totale l’economia illegale ci rapina ogni anno 330 miliardi di euro”. Ed ha aggiunto che questa è “una montagna di risorse e possibilità che ci vengono portate via e tutto questo peggiora la nostra vita e rende più precario il futuro dei giovani”.

Ma, forse, l’elemento di maggior interesse del convegno non risiede tanto nelle dichiarazioni dei relatori quanto nelle motivazioni degli organizzatori, riassunte magistralmente in un breve articolo del 5 settembre di Luca Terrosi, Presidente Up Umana Persone, pubblicato sul sito della rete. Di seguito ne riportiamo il testo perché crediamo possa rappresentare un utile elemento di riflessione per quanti operano in questo mondo.

TUTTI I PERCHÉ DI QUESTO CONVEGNO

di Luca Terrosi – Presidente Up Umana Persone

Sono molti i motivi che ci spingono a parlare di temi importanti come lavoro, welfare e legalità, ma tre sono quelli che ci stanno particolarmente a cuore e che ci hanno mosso a dare vita al convegno del 15 settembre a Firenze, organizzato da Up Umana Persone insieme a Legacoop Sociali Toscana.

Il primo è un motivo molto serio, legato al tema della legalità nel lavoro di welfare. C’è ancora tanto lavoro “al nero”, tanto lavoro illegale che gira intorno a questo settore. Talvolta succede per necessità, altre volte per una questione meramente strumentale, in ogni caso quel che emerge è un dato di fatto molto poco confortante ovvero che ci sono persone che operano nel welfare ma non rispettano i diritti fondamentali dei lavoratori, ignorando le tutele che, da contratto nazionale, spetterebbero a ciascuno di essi. Così facendo creano un mercato del lavoro sbilanciato, che inficia il lavoro di chi rispetta e tutela i diritti dei lavoratori e mette a rischio – direttamente e indirettamente – l’utente finale del servizio, che si accontenta delle prestazioni di un lavoratore sfruttato e spesso non formato adeguatamente.

Il secondo motivo è legato a doppio filo con la capacità delle cooperative di prevenire i comportanti illegali di altre cooperative. Bisognerebbe far sì che le cooperative innalzassero il livello di attenzione e si guardassero l’un l’altra segnalando eventuali comportamenti scorretti, aspetto verso cui Legacoop sta impegnando notevoli energie. Altra sfumatura del problema è quella che riguarda l’eventualità di cadere in delle “zone grigie” dove, anche se non si agisce direttamente, a volte si rischia di cadere in maniera inconsapevole. Anche in questo senso andrebbe aumentata la capacità di prevenzione e autocontrollo interna al mondo della cooperazione in modo da governare il fenomeno e procedere compatti nella direzione del bene comune.

La terza ragione che ci ha portato a voler fare una riflessione su “Lavoro, welfare e legalità” è quella che ruota intorno al concetto di rispetto della comunità cui si appartiene, in questo caso delle cooperative sociali. Il rispetto della comunità è uno dei presupposti fondamentali di ogni cooperativa seria all’interno della quale va a inserirsi la dimensione reputazionale, che spinge a dar conto delle proprie scelte anche al di fuori della cooperativa. L’impegno culturale e sociale nella comunità è un dovere di cittadinanza ma è anche un anche sinonimo di prevenzione verso alcune forme di illegalità. Per fare un esempio concreto, relativo alla realtà a cui appartengo, ogni euro speso in più per un servizio di Umana Persone garantisce il rispetto di regole e diritti imprescindibili per i lavoratori delle cooperative aderenti e così facendo contribuisce alla costruzione di una buona reputazione. La dimensione della legalità si gioca anche su questo, sulla costruzione di una buona reputazione oltre che sulla moralità di ciascuna cooperativa.

 

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Valerio Roberto Cavallucci

Responsabile delle sezioni di approfondimento: Responsabilità sociale; Legalità; Innovazione sociale; Sostenibilità ambientale; Partenariato Pubblico Privato.

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