Parco Nazionale di Doñana

Pubblicato il 16 settembre 2016

In Europa sono a rischio 12 siti Unesco, di cui 3 in Italia

In Europa almeno 12 siti naturali Unesco sono costantemente minacciati da attività economiche dannose, motivo per cui rischiano di perdere lo status di Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Tra questi vi sono anche tre aree nel nostro Paese: le isole Eolie, il Delta del Po e la Laguna di Venezia. Tutte protetti anche dalle direttive Uccelli e Habitat dell’Unione Europea e tutte facenti parte della rete europea Natura 2000 delle aree protette, ma nonostante ciò esse sono oggetto di continui pericoli e dalla mancanza di una corretta attuazione della legislazione esistente.

A denunciare tale preoccupante situazione è il WWF nel nuovo studio “Salvemos Doñana: dal peligro  a la prosperidad”, realizzato da Dalberg Global Development Advisors in cui uno dei più importanti parchi nazionali europei situato alle foci del Guadalquivir nel sud della Spagna, il Parco Nazionale di Doñana, è stato preso come caso simbolo di quello che sta accadendo ai siti naturali Unesco in quanto rischia di prosciugarsi per via di una cattiva gestione e del sovrasfruttamento delle sue risorse idriche.

L’indagine mette in luce che fino ad oggi le attività economiche nocive, inclusa l’agricoltura intensiva e le modificazioni dell’alveo del fiume, hanno ridotto dell’80% l’acqua che raggiunge l’area umida: circa 1.000 pozzi e 3.000 ettari di allevamenti illegali sarebbero colpevoli di un utilizzo insostenibile della risorsa idrica. E questo nonostante Doñana sia protetto da numerosi accordi internazionali, compresa le Direttive Ue e la Convenzione sui Patrimoni Mondiali.

Questo sito, dunque, che costituisce un sostegno per l’economia regionale e un habitat importante poiché ogni anno ospita circa sei milioni di uccelli migratori e conserva una delle specie feline più rare del pianeta, la lince iberica, è tra quelli più a rischio nel patrimonio mondiale. Oltre la biodiversità ad essere minacciati sono anche i posti di lavoro dei residenti locali concentrati soprattutto nella produzione delle fragole, un’industria che genera 400 milioni di euro l’anno.

Il governo spagnolo quindi dovrebbe intensificare la sua missione di tutela del Parco Nazionale di Doñana dalle attività economiche dannose che hanno minato il suo singolare valore naturale. E proprio per la cattiva gestione delle acque sotterranee di Doñana e il possibile ulteriore dragaggio del fiume Guadalquivir, la Commissione europea ha intrapreso alcune procedure di infrazione contro il governo spagnolo.

 

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