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Vdossier: è nato il Terzo settore

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Un numero monografico interamente dedicato alla riforma del Terzo settore, quello di giugno di “Vdossier”, la rivista periodica dei Centri di servizio per il volontariato di Bologna, Brescia, Cremona, L’Aquila, Lazio, Marche, Messina, Milano, Palermo, Rovigo, Torino e CSVnet Lombardia. Il titolo – “è nato il Terzo settore” – per un verso sembra sottolineare l’importanza dell’evento, per l’altro ironizzare sull’enfasi che ha accompagnato l’approvazione della legge delega.

Apre il volume un’analisi circostanziata del mondo del non profit elaborata da Paolo Morelli sulla base dei dati Istat (Terzo censimento del non profit e Nono censimento generale dell’industria, dei servizi e delle istituzioni). Giovanni Moro, presidente Fondaca, Fondazione europea per la cittadinanza attiva, sottolinea con favore che la legge, per la prima volta, sofferma la propria attenzione sulle attività concretamente svolte dalle organizzazioni del Terzo settore ai fini della determinazione della loro utilità sociale. Elisabetta Bianchetti intervista Paolo Venturi, direttore di Aiccon (Associazione Italiana per la Promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit – il Centro di studi promosso dall’Università di Bologna e dalle organizzazioni appartenenti all’Alleanza delle Cooperative Italiane). Un contributo di carattere squisitamente giuridico viene fornito da Alceste Santuari, docente di Diritto dell’Economia degli Enti Non Profit dell’Università di Bologna che approfondisce in particolare la definizione di “enti del Terzo settore” e l’impatto della riforma sull’organizzazione e l’amministrazione degli enti non profit. Egualmente di tenore giuridico il contributo di Monica De Paoli, notaio, vice presidente dell’Accademia del Notariato, intervistata da Lorena Moretti. Paolo Marelli fornisce un ulteriore contributo sulla concreta attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà (articolo 118 della Costituzione) grazie alla riforma del Terzo settore. Adriano Propersi, dottore commercialista e professore di Economia aziendale presso il Politecnico di Milano, si sofferma sulla necessità di un tempestivo aggiornamento del Codice civile e sull’istituzione del registro unico del Terzo settore. Una forte sottolineature delle incertezze del testo legislativo e un rinvio alle molte risposte che dovranno venire dai decreti delegati giunge dall’articolo di Carlo Mazzini (autore del sito www.quinonprofit.it) non a caso titolato “Odv in un limbo fiscale. La lunga lista dei quesiti ancora senza risposta”. Un approfondimento sul nuovo ruolo del servizio civile universale nella legge di riforma è proposto da Licio Palazzini, presidente CNESC (Conferenza Nazionale Enti di Servizio Civile). Al tema della trasparenza e dell’accountability nel Terzo settore è dedicato il terzo contributo di Paolo Marelli. Infine Elisabetta Bianchetti prende spunto dalla riflessione in corso negli Stati Uniti per analizzare la caratteristica “plurale” del Terzo settore ossia la sua ricca articolazione interna per forme giuridiche e modelli di governance e la sua natura di soggetto né pubblico né privato.

Completano il volume una serie di interventi affidati ai protagonisti del mondo del Terzo settore: Paolo Springhetti, di Gianluca Cantisani presidente del MoVI (Movimento di Volontariato Italiano), Attilio Rossato presidente regionale delle Acli Lombardia, Massimo Mezzabotta presidente Anpas (Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze) Comitato Regionale Marche, Marco Canta portavoce del Forum del Terzo Settore del Piemonte, Christian Gretter della Cooperativa Sociale Labirinto, Dario Odifreddi  presidente della Fondazione Piazza dei Mestieri, Gaetano Giunta segretario della Fondazione di Comunità di Messina, Massimo Achini presidente nazionale del Csi (Centro sportivo italiano).

Per introdurre la lettura del “Vdossier” dal titolo “è nato il Terzo settore” proponiamo ai nostri lettori l’editoriale “Una riforma che riorganizza la giungla del Terzo settore in attesa dei decreti delegati”, rinviando per la consultazione del testo integrale alla pagina web.

 

L’editoriale. Una riforma che riorganizza la giungla del Terzo settore in attesa dei decreti delegati.

Questo numero di “Vdossier” esce dopo la pubblicazione della legge 106 sulla Gazzetta ufficiale del 18 giugno 2016 “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale”.

Il numero è quindi interamente dedicato a questo, nella speranza di fornire materiali di approfondimento e di discussione, anche in vista dei decreti delegati che dovranno sciogliere alcuni nodi della riforma e sui quali è necessaria un’ampia discussione. L’annuncio di una legge sul “cosiddetto” Terzo settore aveva destato interesse, perché si rilevavano necessità di semplificazione ed armonizzazione delle numerosissime leggi di settore, promulgate quasi tutte nei primi anni ‘90. Gli intenti dichiarati dal Governo sono sempre stati molto espliciti e si potrebbero riassumere in due macro obiettivi: valorizzazione del principio di sussidiarietà e centralità delle capacità produttive ed occupazionali di tutti gli enti del Terzo settore. Nel processo di costruzione del disegno di legge, si è proceduto nel compito di far convivere gli obiettivi dichiarati dal Governo e le aspettative delle organizzazioni del Terzo settore, non sempre con esiti positivi. Il risultato finale appare come una legge centrata sulla regolazione delle potenzialità e sulla necessità di controllo di un mondo produttivo, più che sulla promozione e sullo sviluppo di nuove forme di cittadinanza e partecipazione. Le organizzazioni di volontariato e i volontariati, nelle forme che si stanno moltiplicando, non possono essere guardate, sostenute e sorvegliate nello stesso modo delle organizzazioni produttive di beni e servizi, per quanto di interesse generale.

Non si può dire che la Legge Delega metta al centro il volontariato. Anche l’art. 5, che è espressamente dedicato ad “Attività di volontariato, di promozione sociale e di mutuo soccorso”, affronta prevalentemente il tema della revisione del sistema dei Centri di Servizio, che non esaurisce le aspettative di attenzione e supporto del volontariato. Tuttavia, ripercussioni per le organizzazioni di volontariato e di promozione sociale si possono rintracciare anche in altre parti del testo. Per l’art. 5, la legge quadro sul volontariato (266/91) e la legge sulla promozione sociale (383/2000), dovranno essere sottoposte ad una “revisione organica”, per ora individuata solo attraverso alcuni criteri generali. Il più significativo è quello che impegna il Governo ad armonizzare e coordinare le leggi suddette, valorizzando i principi di gratuità, democraticità e partecipazione, le tutele dello status di volontario e segnalano la specificità delle organizzazioni di volontariato di cui alla legge 266/91 e di quelle operanti nella protezione civile. Il sostegno alle attività degli enti del Terzo settore viene, per lo più, affrontato attraverso agevolazioni e sostegno economico, anche attraverso il riordino e l’armonizzazione della relativa disciplina tributaria e delle diverse forme di fiscalità di vantaggio. Per le associazioni di volontariato e di promozione sociale, viene istituito un fondo destinato a sostenere lo svolgimento di attività di interesse generale, che a regime dovrà essere di 17,3 milioni nel 2016 e di 20 milioni dal 2017. Sarebbe però utile comprenderne le modalità di utilizzo: bisognerebbe infatti evitare la riproposizione di modalità di assegnazione attraverso uno o più bandi nazionali, metodo che in passato ha evidenziato insufficienze e provocato frammentarietà degli interventi. Sarebbe invece opportuna un’articolazione regionale ed una modalità di destinazione rinnovata e moderna dei fondi finalizzati davvero al sostegno delle attività delle associazioni e non progetti ex novo. La legge sottolinea inoltre la necessità di promuovere l’assegnazione degli immobili pubblici inutilizzati, nonché dei beni immobili e mobili confiscati alla criminalità organizzata e di prevedere agevolazioni volte a favorire il trasferimento di beni patrimoniali agli enti di cui alla presente legge.

La riforma del 5 per mille (“strutturale”, dice il testo) prevede la razionalizzazione e revisione dei criteri di accreditamento dei soggetti beneficiari e dei requisiti per l’accesso. Si auspica che questa riforma affronti i nodi, anche rilevati dalla Corte dei Conti (Delibera 14/2013 e segg.), con particolare attenzione al cosiddetto “tetto di spesa annuo”.

L’ultima segnalazione è dedicata all’iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore, obbligatoria per gli enti del Terzo settore che si «avvalgono prevalentemente o stabilmente di finanziamenti pubblici, di fondi privati raccolti attraverso pubbliche sottoscrizioni o di fondi europei destinati al sostegno dell’economia sociale o che esercitano attività in regime di convenzione o di accreditamento con enti pubblici o che intendono avvalersi delle agevolazioni previste ai sensi dell’articolo 9». In pratica quasi tutte le organizzazioni di volontariato. Ovviamente i Registri esistono già e sono regionali, ma devono assumere requisiti uniformi all’interno del Registro unico nazionale. Anche questo punto suscita alcuni interrogativi: le associazioni di volontariato e di promozione sociale si dovranno iscrivere al nuovo Registro Unico sia se già iscritte ai Registri regionali sia se non lo sono? Quali sono le procedure possibili per evitare che il Registro Unico diventi solo una sorta di anagrafe priva di effettiva utilità? Lasciamo gli approfondimenti di questi e degli altri punti della riforma agli interventi raccolti in queste pagine. Ma, in sintesi possiamo dire che sarà utile procedere ad un processo di “ripulitura” salvaguardando, precisando, e valorizzando le caratteristiche della cittadinanza attiva organizzata, che presta attività gratuite e volontarie, e distinguendo queste dalle innumerevoli e utili attività di impresa sociale/cooperativa. Perché l’impresa sociale non è la centralità del Terzo settore, ma uno dei suoi soggetti.

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