Suvignano

Pubblicato il 19 luglio 2016

La nuova vita di Suvignano, dalle mani della mafia a quelle dell’agricoltura sociale

Il bene immobile più importante sottratto alla criminalità organizzata in Toscana, la tenuta agricola di Suvignano, potrà finalmente tornare a disposizione della collettività e diventare un’opportunità in termini di occupazione, oltre a rappresentare un’importante vittoria della legalità. Questo grazie al protocollo d’intesa sottoscritto nei giorni scorsi a Roma dalla Regione Toscana, rappresentata dall’assessore alla sicurezza e cultura della legalità, Vittorio Bugli, dal viceministro per le Politiche agricole Andrea Olivero, con delega in materia di agromafie e dai sindaci dei Comuni di Monteroni d’Arbia, Gabriele Berni, e di Murlo, Fabiola Parenti, sui cui territori ricade la tenuta e che da oggi ne sono gli assegnatari designati.

Il protocollo ha una durata di 5 anni, è rinnovabile e pone il paese della provincia senese al centro di un progetto pilota di agricoltura sociale, un nuovo modello d’impresa dal carattere innovativo per la gestione dei beni confiscati alle mafie che potrà essere riutilizzato in futuro per operazioni di questo genere su tutto il territorio italiano.

Per arrivare a una vittoria di questo tipo sono occorsi 11 anni tra confisca, tempi burocratici e passaggi di proprietà. La tenuta agricola di Suvignano fu sequestrata per la prima volta nel 1983 da Giovanni Falcone che aveva scoperto i legami del proprietario con la mafia; tuttavia in seguito il bene immobile tornò nelle mani del costruttore siciliano Vincenzo Piazza, il quale tra il ’94 e il ’96 fu arrestato per associazione mafiosa, sicché scattò un nuovo sequestro. Nel 2007, anno in cui la condanna di Piazza passò in giudicato, tutti i suoi beni furono confiscati in via definitiva. Tra questi c’era appunto anche Suvignano.

Stiamo parlando di una struttura dalle dimensioni enormi (tra le più grandi nel suo genere nel Centro Italia) che richiede corposi investimenti; si estende per 685 ettari nel Comune di Monteroni e per 18 nel Comune di Murlo, tra zone prevalentemente collinari e coltivabili, e comprende oltre 78 ettari boschivi incolti. Un complesso sterminato di zone agricole con corsi d’acqua, fauna, case coloniche. Sono risorse di cui si intuisce facilmente l’importanza e per questa ragione l’obiettivo è farne un’impresa agricola gestita molto probabilmente da una cooperativa che pratichi l’allevamento di ovini e suini, un caseificio, un laboratorio per lavorare le carni, vari allevamenti di cavalli, asini e capre. Per quanto riguarda l’agricoltura, la produzione sarà mista: vino, olio, orzo e farro. Senza dimenticare l’agroturismo, settore in forte ascesa.

Rispetto a questo traguardo, il governatore della Toscana Enrico Rossi ha espresso la massima soddisfazione ricordando l’importanza del protocollo che consentirà di dare il via a un progetto pilota di riferimento per l’assegnazione e l’utilizzo sociale di tutti i beni sottratti alla criminalità. L’assessore Bugli ha rafforzato il concetto espresso dal governatore facendo il punto sul da farsi: «Adesso si tratta di definire un progetto di gestione con forte impronta sociale e compatibile dal punto di vista della sostenibilità economica».

 

 

 

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