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Il nostro Paese ospita 198 nazionalità

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Nel mondo sono più di 243 milioni le persone che vivono lontano dalla propria terra di origine, di cui circa la metà sono donne. Poi vi sono le persone irregolari che rappresentano circa il 10 e il 15%. Nel 2000 erano 173 milioni. Complessivamente i migranti costituiscono il 3,3% dell’intera popolazione mondiale, rispetto al 2,9% del 1990. Stati Uniti e Federazione Russa insieme ne ospitano un quarto, mentre l’Europa il 31,2%. A rilevarlo sono i dati del XXV Rapporto Immigrazione 2015 realizzato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes.

Dal rapporto si legge che gli stranieri che risiedono nel nostro Paese sono 5.014.437, in percentuale significa l’8,2% del totale della popolazione. Tra questi 2.641.641 sono donne, ossia il 52,7%. Rispetto alla stessa data del 2014, la popolazione straniera è cresciuta di 92.352 unità, ossia +1,9%.

Al primo gennaio 2015 risultano in corso di validità 3.929.916 permessi di soggiorno, di cui il 48,9% riguarda le donne. I permessi di soggiorno sono rilasciati soprattutto per motivi di lavoro, oltre la metà, poi di famiglia, più del 30%, e infine per fare richiesta di asilo circa il 7%.

Nelle città italiane dunque convivono ben 198 nazionalità diverse, anche se quelle più presenti sono Romania, Albania e Marocco che insieme costituiscono il 41% dei migranti in Italia.

Il rapporto evidenzia inoltre che gli immigrati non sono distribuiti in modo uguale nelle diverse regioni italiane. È possibile notare, infatti, che vi è una presenza maggiore al Nord dove vive circa il 60% degli stranieri. Prima in classifica risulta la Lombardia con il 23%, a cui segue il Lazio con il 12,7%, l’Emilia Romagna con il 10,7% e il Veneto con il 10,2%. Mentre per quanto concerne il Mezzogiorno, la regione Campania ospita il 28,6% del totale degli stranieri residenti al Sud.

Nelle scuole italiane gli alunni stranieri sono circa 815 mila. Rispetto all’anno scolastico 2013/2014, si è assistito a una crescita di più di 11 mila e 200 ragazzi, ossia +1,4%, ma anche qui l’incidenza è più alta al centro-nord. L’Emilia Romagna infatti risulta la regione con la percentuale più alta con il 15,5%, a cui segue la Lombardia con il 14,3% e l’Umbria con 14,2%.

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